Pallone in Soffitta – Cafè, denaro e fuga: la storia di Raymond Braine

Un campionissimo di un secolo fa, apripista del professionismo nel calcio in Belgio, si scocciò letteralmente del trattamento riservato agli atleti nel suo Paese. Decidendo così di scappare all’estero: storia di Raymond Braine, delle sue prodezze e della sua fuga dorata verso la Cecoslovacchia.

EPOPEA. Un ragazzo dal fisico tutto sommato normale, però autentico incubo dei portieri avversari. Raymond Braine, nato ad Anversa il 28 aprile 1907, debuttò giovanissimo nell’attacco del Beerschot. Ha appena 15 anni, quando esordisce contro il Daring Bruxelles. Nella stessa squadra giocava già il fratello maggiore Pierre, centrocampista classe 1900, che sarebbe rimasto sempre fedele alla medesima casacca. Il ragazzino impiega pochissimo per farsi notare: a suon di gol. Nel 1924 conquista il primo titolo nazionale, l’anno seguente arriva la maglia della rappresentativa belga. Un’ascesa inarrestabile, all’interno di un movimento che non conosce ancora il professionismo. All’epoca, era diffusissima usanza tra i calciatori – per tirare su un po’ di denaro – aprire un cafè. Talmente diffusa che la federazione impose delle regole ferree per arginare il fenomeno. Il calciatore, per poter aprire l’attività, non doveva far parte della prima squadra. Oppure i propri genitori avrebbero dovuto esserne proprietari da almeno 5 anni. Raymond Braine, che aveva appena inaugurato la sua (il Café Matador in Brederodestraat ad Anversa) sul finire del 1929, si stufò letteralmente di tutto questo. Cadde nel vuoto un primo approccio con il calcio inglese. Accettò allora la vantaggiosa proposta dello Sparta Praga – già nel 1930 – e lasciò il Belgio per la Cecoslovacchia. All’epoca aveva già conquistato quattro titoli nazionali, due titoli di capocannoniere del campionato, qualcosa come 142 partite e 141 gol. Un cannoniere magnifico.

PARENTESI FELICE. Lo sgarbo costò momentaneamente a Raymond il posto in Nazionale, che proprio nel 1930 partecipava al primo Mondiale della storia. Militando nello Sparta tra il 1930 e il 1936, mise insieme un bottino imponente: 120 gol in 106 incontri, due campionati, una Mitropa Cup e altri due scettri di re dei bomber. Avendo saltato la Coppa Rimet 1930 per i motivi citati, ricevette un’offerta ghiotta da parte della federazione cecoslovacca – 100.000 corone – affinché prendesse la cittadinanza e potesse diventare eleggibile per la Rimet 1934 in Italia. Braine rifiutò. Col senno di poi, la Cecoslovacchia sarebbe arrivata in finale contro i padroni di casa. Chissà se… Pazienza. Decide di tornare in patria nel 1937, al suo antico amore: il Beerschot. Che onora con altri 69 gol fino al 1943, prima di chiudere con il pallone giocato ne La Forestoise. Grazie anche alle 26 segnature con il Belgio (in 54 partite internazionali, con in mezzo l’ostracismo per la fuga all’estero e la partecipazione al Mondiale 1938), sfonda il muro delle 300 reti in carriera. Nel 1940 aveva anche partecipato al film Wit is Troef, nel ruolo (neanche a dirlo) di un calciatore. Negli anni da calciatore era conosciuto come personaggio particolarmente coriaceo nella negoziazione di contratti e perché fece il commerciante, importando il caffè dal Congo. Raymond Braine si è spento la vigilia di Natale del 1978, nella “sua” Anversa.

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Cagliaritano, classe '81. Pazzo per Brera, Guerin Sportivo e Panini. Da anni membro di MP: principalmente ed inevitabilmente, per scrivere sulla storia del calcio. Italiano ed internazionale.