Pallone in Soffitta – Marcel Peeper, 18 minuti che cambiano ogni cosa

La Nazionale olandese, campione d’Europa in carica, si avvicina al Mondiale di Italia ’90. Il gruppo è praticamente lo stesso di due anni prima, ma la gestione tecnica vive delle difficoltà. Nell’amichevole di fine marzo contro l’Unione Sovietica debutta un mancino del Twente Enschede: un appuntamento con il destino per Marcel Peeper, che a Kiev vede la sua vita cambiare completamente in appena 18 minuti.

PROLOGO. L’Olanda ha ancora sulla testa la corona d’alloro guadagnata all’Europeo 1988, vinto sull’Unione Sovietica grazie alle reti di Gullit e van Basten. La fase di qualificazione al Mondiale successivo vede un testa a testa con la Germania Ovest, risolto in favore dei tulipani grazie a una vittoria in più per 10 punti a 9. La campagna ha assistito alla nuova gestione tecnica di Thijs Libregts, il quale si affida al blocco PSV Eindhoven più qualche elemento dell’Ajax e il trio olandese Gullit-Rijkaard-van Basten di stanza in Italia. Rare eccezioni a questo gruppo. Poi avviene l’impensabile: le beghe di spogliatoio, composto da personalità forti, porta la federazione alla rimozione del commissario tecnico. Nella fase di avvicinamento a Italia ’90 viene affidata la panchina al traghettatore Nol de Ruiter, il quale guida l’Olanda a Rotterdam contro gli azzurri di Vicini (0-0) a febbraio e resta per l’ultima comparsata a Kiev per il test con l’URSS. Il suo posto verrà preso da Leo Beenhakker: nel frattempo de Ruiter chiama i giocatori per l’amichevole sovietica. Tra questi la 24enne ala sinistra del Twente Enschede, Marcel Peeper, messosi in evidenza in Eredivisie con le sue scorribande sulla corsia mancina. De Ruiter sa di essere al capolinea, sperimentare non costa nulla. Quindi, affida la maglia numero 11 a quell’esordiente dai lunghi capelli neri: Marcel sta per coronare il sogno, debuttando nel gruppo campione d’Europa tra tanti protagonisti del calcio olandese.

18. Fa piuttosto freddo a Kiev quel giorno. Tutti i protagonisti in campo indossano la maglia a maniche lunghe. L’arbitro ungherese Puhl fischia l’avvio nell’Olimpiyskiy di Kiev, davanti a ben 85.000 spettatori. Puhl fischia pure un calcio di rigore per i padroni di casa già al 10° minuto, per fallo di van Breukelen – al 50° gettone con gli oranje – su Borodyuk: il bomber Protasov trasforma. Il debuttante Peeper si muove bene, a suo agio quando chiamato in causa nei pressi della linea laterale di sinistra. Chissà se è emozionato. Oppure si è sciolto, pur nel freddo ucraino. Magari pensa: “Non posso sbagliare quest’occasione, potrebbe essere l’unica. E poi, stanno arrivando i Mondiali! Chissà…“. Il cronometro dice che la partita vive il 18° minuto di gioco. Richard Witschge riceve palla a centrocampo, alza la testa e vede l’inserimento in profondità di Peeper. Lancio lungo verso la trequarti sovietica. Marcel Peeper corre, i capelli neri accarezzano l’11 sulle spalle, ancora non immagina. Non lo sa, che sta andando incontro a grandi falcate contro il suo destino.

LO SCHIANTO. Il terzino destro dell’Urss è Sergei Gorlukovich, un mastino di stanza in Germania al Borussia Dortmund. Un marcatore tutto d’un pezzo, poco incline ai preziosismi tecnici. Segue la corsa di Peeper, lo affianca. Il pallone rimbalza l’ultima volta. Marcel decide di colpire al volo con il sinistro, probabilmente nei suoi pensieri vuole rimettere la sfera a centro area, dove Bosman o Kieft potrebbero sfruttare la chance. Il mancino olandese non ci riuscirà, nemmeno a colpire il pallone. Gorlukovich entra a gamba tesa, non in modo cattivo ma con grande irruenza. Come si diceva una volta, palla o gamba. A Peeper va male, malissimo. La forza con cui ha liberato la gamba sinistra incrocia quella del numero 2 sovietico: è l’attimo che cambia tutto. L’appuntamento col destino. Marcel Peeper resta a terra, si tocca immediatamente l’arto ferito nello scontro. L’infortunio ferma il gioco per diversi minuti, il giocatore viene poggiato su una barella e poi trasportato con l’ambulanza fuori dallo stadio. La diagnosi è tremenda, frattura di tibia e perone. Quello che era iniziato come un sogno, diventa il giorno dell’incubo per la vita di un calciatore di 24 anni. Esiste una fotografia che lo ritrae assicurato a una barella, forse dormiente, all’aeroporto Schiphol di Amsterdam quando ritorna in Olanda nel modo peggiore che avrebbe immaginato. Lo slancio della carriera di Peeper finisce lì. Ritornerà in campo e giocherà da professionista per diversi anni, nonostante non fosse più il brillante tornante di un tempo. Il Twente Enschede, per la cronaca, tenta – inutilmente – di dichiararlo incapace all’agonismo. Un altro pugno nello stomaco. Come gli incidenti stradali che, sempre nel 1990, gli portano via la fidanzata e l’amico Tom Krommendijk, compagno di squadra nel Twente. Il ritorno in campo avviene dopo ben due anni e mezzo. Vive alcune discrete stagioni in Belgio nel Lokeren, poi ritorna in patria nel Groningen e chiude infine nel 2000 con l’ultima avventura in Germania con il Wuppertaler. Marcel Peeper avrebbe solamente voluto difendere i colori dell’Olanda ai Mondiali di Italia ’90, diventare un calciatore importante. Non ci è riuscito. Magari ricevere almeno le scuse da parte di Gorlukovich, mai arrivate. Per la cronaca conserva ancora quell’unica maglia arancione che, nonostante il dolore dei ricordi, gli è tanto cara: “Poi penso: ho fatto un buon lavoro, giocando per la squadra nazionale olandese. Non è quello che vuole ogni ragazzo che inizia a giocare a calcio?“.

 

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Cagliaritano, classe '81. Pazzo per Brera, Guerin Sportivo e Panini. Da anni membro di MP: principalmente ed inevitabilmente, per scrivere sulla storia del calcio. Italiano ed internazionale.