Pallone in Soffitta – Stábile e Fontaine, gol e destino killer

Due grandi cannonieri del Novecento hanno condiviso lo stesso destino agrodolce, che in breve ha tolto loro ciò che di buono avevano raggiunto. Le vicende simili, seppur lontane nel tempo, di Guillermo Stábile e Just Fontaine: capocannonieri del Mondiale fermati dalla malasorte.

EL FILTRADOR. Quella di Guillermo Stábile è stata una carriera breve ma intensa, che lo ha visto prendere parte anche alle primissime edizioni del campionato italiano di Serie A a girone unico. Nato a Buenos Aires (Argentina) il 17 gennaio 1905 in una famiglia di chiare origini italiane, è quarto di dieci fratelli. Inizia come ala destra, diventando in seguito centravanti. Compatto – 1 metro e 69 per 69 chilogrammi – e prolifico, si mette in mostra nella seconda metà degli anni Venti con la casacca dell’Huracán. Nel 1930 ha luogo la prima edizione dei campionati del mondo, organizzata dall’Uruguay e l’Argentina è tra le federazioni che accettano l’invito a partecipare. Senza aver mai giocato prima con la propria rappresentativa, Stábile viene convocato dalla coppia Olazar-Tramutola per la rassegna iridata. E l’attaccante non delude le aspettative, anzi! Insacca tre palloni al debutto contro il Messico, ne rifila altri due al Cile e altrettanti agli Stati Uniti in semifinale. Niente male… Il 30 luglio si disputa nel nuovissimo Centenario la prima finale dei Mondiali. Di fronte l’Argentina e i padroni di casa uruguaiani, trascinati dal fantastico Leandro Andrade, soprannominato “La Maravilla Negra“. Anche gli ospiti possono contare su quel inaspettato goleador, Guillermo Stábile detto “El Filtrador” per le sue capacità di infilarsi nelle difese avversarie. Il nostro non ce la fa a regalare il titolo all’Argentina, pur segnando una rete nel definitivo 4-2 per Andrade & co. Con 8 centri in 4 incontri, l’argentino si laurea primo capocannoniere della Coppa del Mondo e la sua popolarità viaggia in breve tempo oltreoceano. Viene acquistato dal Genoa, che allora si chiamava Genova 1893. Una tripletta all’esordio – ottava giornata, 16 novembre 1930 – contro il Bologna, tanto per gradire: la stella sudamericana brilla immediatamente. Poi purtroppo una serie di gravi infortuni alla gamba destra – frattura del perone nel 1931, ricaduta dello stesso infortunio nel 1933 e rottura dei legamenti meno di sei mesi più tardi – ne frenano drammaticamente la carriera. Ma senza chiuderla, visto che avrebbe militato nel Napoli: poi un rapidissimo ritorno a Genova e infine una puntata in Francia. Sfortunato, Guillermo. Però avrebbe riconquistato quella gioia perduta sul campo grazie alla nuova parabola in panchina: tre vittorie nel campionato argentino con il Racing e addirittura sei nella Copa América alla guida dell’Argentina, un record imbattibile. Guillermo Stábile è morto a Baires il 26 dicembre 1966, da autentica leggenda nel suo Paese.

IL MAROCCHINO. Quello di laurearsi capocannoniere dei Mondiali e venire poi colpito dalla malasorte è stato lo stesso destino di un altro grande bomber: Just Fontaine. Nato a Marrakech (Marocco) – alcune fonti citano invece Casablanca come luogo natale – il 18 agosto 1933, nei territori che all’epoca rappresentano ancora protettorato francese. Comincia a giocare a livello giovanile nello Sport Atlétique de Marrakech, diventando professionista nel 1950 con il passaggio all’USM di Casablanca. Nel 1952 vince il campionato e lascia dopo tre stagioni condite da 62 reti (in appena 48 partite): le prime avvisaglie di un centravanti con i fiocchi. L’anno seguente si trasferisce in Francia, dove viene chiamato alle armi per 30 mesi. La massima serie transalpina gli apre le porte, grazie all’ingaggio da parte del Nizza. Le reti cominciano ad arrivare copiose, tanto che il 17 dicembre 1953 “bolla” il debutto in Nazionale con una tripletta al Lussemburgo. Veste i colori del sodalizio nizzardo fino al 1956, per poi passare allo Stade Reims. Fontaine esplode: 30 gol in 31 partite il primo anno, altre 34 marcature il secondo (in appena 26 incontri) che lo incoronano capocannoniere. A fine stagione la Francia si gioca il Mondiale in Svezia, Fontaine viene ovviamente convocato. Però non come titolare designato: tuttavia, l’infortunio del compagno d’attacco del Reims René Bliard lo catapulta nella mischia da prima scelta. Una circostanza curiosa, sapendo cosa sarebbe poi accaduto in Svezia… Supportato da talenti del calibro di Kopa, Piantoni, Vincent e Wisnieski, il franco-marocchino si esalta in zona gol con esiti clamorosi. Tre gol al Paraguay, due alla Jugoslavia, uno alla Scozia, due all’Irlanda del Nord… la Francia vola. Purtroppo, in semifinale deve arrendersi al Brasile (5-2): Just segna il nono gol del suo Mondiale e, pur nella delusione della finalissima mancata, ha ancora un valido motivo per non staccare la spina. Ovvero, il record assoluto di segnature in una singola edizione della Coppa, detenuto dal magiaro Kocsis (11 reti nell’edizione precedente). Fontaine straccia il primato segnando quattro volte nella gara per il terzo posto contro la Germania Ovest, vinta dai transalpini con un pirotecnico 6-3. Just Fontaine chiude a quota 13 gol da indiscusso re del gol: una performance che lo fa diventare l’attaccante più famoso del mondo insieme al giovane Pelè, ancora agli albori della carriera. La considerazione del giocatore, soprattutto in patria, è alle stelle. Lui continua a disseminare di reti il suo cammino tra Reims e Nazionale, fino al maledetto 20 marzo 1960. Nel match contro il Sochaux, in un contrasto con l’avversario Touré, riporta la frattura di tibia e perone della gamba sinistra. Il cammino dorato del bomber comincia, in maniera brusca, il suo declino. Ritorna in campo. Ma il 1° gennaio 1961 si procura il medesimo infortunio nella gara con il Limoges: riesce nuovamente a rientrare, la magia è però svanita. Gioca l’ultima partita nel luglio 1962. “Justo” – nomignolo coniato dalla madre spagnola – è costretto ad appendere le scarpe al chiodo, con numeri però degni di nota. 164 reti in 200 partite di massima serie, 30 in appena 21 presenze con la Francia (a una sensazionale media di 1,43 reti a partita). La malasorte non sarà ammorbidita da una soddisfacente carriera in panchina. Inizia da ct della Nazionale nel 1967, dopo due sconfitte in amichevole viene sollevato dall’incarico. Dal 1973 al 1976 guida il Paris Saint-Germain, conquistando una promozione in Ligue 1, poi il Tolosa e per un biennio la Nazionale marocchina. Si chiude così il cerchio, dove tutto era cominciato oltre trent’anni prima. Oggi Just Fontaine ha 86 anni e non ha ancora cambiato idea: “Il mio record di 13 gol non verrà mai battuto!“.

 

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Cagliaritano, classe '81. Pazzo per Brera, Guerin Sportivo e Panini. Da anni membro di MP: principalmente ed inevitabilmente, per scrivere sulla storia del calcio. Italiano ed internazionale.