La stagione disastrosa dell’Espanyol. La Liga perde “el derby de Catalunya”

Da ieri sera, dopo ventisette anni di partecipazione ininterrotta alla Liga, l’Espanyol è ufficialmente sceso in Segunda División. Un addio mesto, che si è consumato nella partita più sentita, el derby de Catalunya. È bastato il gol di Suarez a decretare la retrocessione matematica, anche se chiaramente il destino dei Periquitos era segnato da tempo. La stagione disgraziata dei catalani era cominciata malissimo, con la sconfitta interna contro il Siviglia alla prima giornata. Ed è proseguita peggio, soprattutto tra le mura amiche del R.C.D.E Stadium, nel quale hanno raccolto un bottino misero di due vittorie, cinque pareggi e dieci sconfitte.

Sulla panchina dell’Espanyol si sono succeduti ben quattro allenatori, ma ciò non è servito a far cambiare rotta alla squadra. Dopo l’esonero di Davíd Gallego, avvenuto all’indomani della sconfitta contro il Maiorca, la squadra viene affidata a Pablo Machín. Ma nemmeno con lui le cose vanno meglio. L’ex tecnico del Siviglia, come si dice qui da noi, non riesce a mangiare il panettone. La società lo liquida il 23 dicembre, dopo lo 0-2 nello scontro diretto con il Leganés. Gli succede Abelardo, ex colonna difensiva del Barça anni ’90 ed ex allenatore di Sporting Gijon e Alavés. Con lui i biancoazzurri hanno un moto d’orgoglio, che li porta a conquistare dieci punti in nove partite e a fermare sul pari Barcellona e Atlético Madrid.

Poi, come ben sappiamo, il campionato si ferma a causa del coronavirus. Tre lunghi mesi in attesa di riprendere la stagione. Nonostante la sosta forzata, alla ripresa l’Espanyol sembra in forma. Batte l’Alavés e pareggia con il Getafe. La rincorsa è disperata ma una piccola speranza c’è. Solo che gli uomini di Abelardo incappano in due sconfitte – contro Levante e Betis – e la società opta per un nuovo cambio in panchina. Si propende per una soluzione interna: il posto di Abelardo lo prende Francisco Rufete, direttore sportivo dell’Espanyol, che assume la carica prima del big-match contro il Real Madrid. Ma la decisione si rivela disastrosa. Da quel momento i catalani non fanno più un punto. Perdono anche con Real Sociedad e Leganés, prima del  Barcellona che sentenzia la retrocessione.

Volano gli stracci. L’ex presidente Collet, in carica fino al 2016 prima dell’arrivo del magnate cinese Chen Yanseng, si scaglia contro Óscar Perarnau (direttore generale fino a dicembre) e Rufete. “Le responsabilità principali sono di Perarnau e Rufete. Hanno additato l’ex tecnico Rubi di essere un mercenario, ma la realtà è che non ha creduto nel progetto”. Gli fanno eco numerosi tifosi, che hanno tappezzato di striscioni il centro sportivo dell’Espanyol manifestando tutto il loro disappunto per come sono andate le cose. La sensazione è che per ricucire lo strappo la società dovrà fare molto di più che scusarsi e basta, come ha tempestivamente fatto il presidente Chen Yanseng. Per l’Espanyol inizia il tempo della ricostruzione, ma non sarà per niente facile.

 

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Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.