Pallone in Soffitta – Rocambolesco e doloroso viaggio di Nii Lamptey

Storicamente, i ragazzi protagonisti delle rassegne mondiali giovanili non riescono a fare il salto, senza confermare le buone premesse con la maturità. Al Mondiale Under 17 1991 emerse il talentuoso ghanese Nii Odartey Lamptey, destinato a una bella parabola. Che tale fu, purtroppo, soltanto all’inizio.

FUGA. Il nome di Nii Odartey Lamptey suscita un tuffo al cuore per molti appassionati di calcio degli anni Novanta. Un talento straordinario, dall’inizio di carriera fulmineo per una parabola che avrebbe iniziato prestissimo la fase discendente. Nato a Tema (Ghana) il 16 dicembre 1974, non ha vissuto una giovinezza serena. Componente di una famiglia molto povera, ha dovuto subire le angherie del padre alcolizzato. Un genitore violento, che addirittura gli spegneva addosso le sigarette. La situazione in casa è pessima, i suoi divorziano quando lui ha 8 anni. Nii se può dorme altrove, trascurando la scuola ma trovando sollievo nel gioco del calcio. Un talento naturale, notato dall’uomo d’affari Salifu Abubakari. Questi, nonostante il parere contrario di madre e padre, porta Lamptey nel Kaalin Stars e poi nel Cornerstone United. Nii ha appena 14 anni, però ruba l’occhio e approda nella squadra B. Un giocatore come lui non può restare fuori dalle varie Nazionali giovanili. E così viene convocato per il Mondiale Under 16 in Scozia. Il ragazzino viene notato da tanti osservatori: tra questi Jean Dockx, ex leggenda e allora nello staff tecnico dell’Anderlecht. Lamptey, seguito dall’agente italiano Antonio Caliendo, approda in Belgio… tra mille peripezie. Il Ghana non intende infatti lasciarlo espatriare. Alla sua vicenda si interessa il difensore nigeriano dei biancomalva, Stephen Keshi. Il quale lo aiuta a procurarsi un passaporto nigeriano per poterlo far partire da Lagos. Un modus operandi censurabile porta infine all’obiettivo di far arrivare a Bruxelles Lamptey, appena quindicenne. Keshi lo terrà sempre sotto la sua ala protettrice, finché ne avrà la possibilità, anche a livello ufficiale per le autorità belghe. Per sanare lo “sgarro” al Ghana, l’Anderlecht si adopera per fornire maglie, palloni e… moneta sonante.

FIAMMATA. La federazione acconsente a una deroga dei regolamenti, consentendo il tesseramento prima del compimento dei 16 anni. Si unisce alla società belga alternandosi tra gli allenamenti delle riserve e della prima squadra, finché il tecnico Aad de Mos gli concede il debutto: è il 16 dicembre 1990. Lamptey entra negli ultimi venti minuti e… segna! Un predestinato? Con 7 gol in 14 partite, contribuisce alla vittoria del campionato. Alla fine della stagione viene scoperto a livello planetario grazie alle prestazioni nel Mondiale Under 17 in Italia, concluso dal Ghana con la medaglia di bronzo. Nii viene eletto miglior giocatore del torneo. La seconda stagione a Bruxelles viene segnata da un infortunio, però si riprende bene soprattutto nelle trasferte con la Nazionale: nel frattempo è entrato anche in quella maggiore con cui gioca la Coppa d’Africa e vince il bronzo olimpico a Barcellona, sempre nell’estate ’92. Nonostante il pieno recupero e il buon finale di stagione, club e procuratore si accordano per la cessione al PSV Eindhoven. In Olanda le cose girano nel verso giusto. 10 reti in 25 match ne fanno subito un beniamino del pubblico biancorosso, tutto fa ben sperare per il futuro del ragazzo. Siamo nel 1994. Si concretizza l’evento che probabilmente ne segna la carriera: Caliendo, accresciuto ulteriormente il valore del giocatore, intende monetizzare. Altro trasferimento, altro Paese. Si va in Inghilterra, all’Aston Villa. Debutta con un gol ma si fa male subito, non c’è pace per il ghanese. L’agente ne fa un nomade del calcio internazionale, contribuendo a bruciarne la carriera. Coventry, Venezia, Unión Santa Fé, un totale di 13 partite giocate tra il 1995 e il 1997.

SIPARIO. Caliendo alla fine si separerà da Lamptey, mentre la storia agonistica del calciatore continua a girare come un mappamondo dalla Turchia al Portogallo, dalla Germania alla Cina, fino all’Arabia Saudita e al Sudafrica. Nel 2008 termina un’avventura iniziata ben 18 anni prima: insoddisfacente, come un’arancia spremuta che ha fruttato solo qualche goccia di succo. All’etichetta di potenziale campione bruciato – che agli esordi fu definito come potenziale erede di Pelè – si unirono dolorose vicissitudini private, come la morte di due figli in giovanissima età. In un’intervista, ha dichiarato tra le lacrime: “Oggi gestisco un’accademia che mi permette di allenare centinaia di giovani. Cerco di trasmettere la mia esperienza e soprattutto non togliere loro ciò che fu levato a me: l’istruzione“. Che tempra… Il suo compagno di squadra nell’Anderlecht, l’ex Cagliari e Fiorentina Luís Oliveira, ha così ricordato Lamptey in esclusiva per MondoSportivo: “Un ragazzo straordinario. Si esprimeva solo in inglese. Aveva velocità di base e tecnica individuale di primo livello, palla al piede diventava imprendibile. Per la sua giovanissima età veniva considerato il cucciolo del gruppo, coccolato e sostenuto soprattutto da Stephen Keshi e dall’allenatore de Mos. Io, lui e lo svedese Zetterberg portammo un’aria nuova nell’attacco dell’Anderlecht, grazie alla fiducia del tecnico: il presidente Constant vanden Stock stravedeva per noi. Ricordo ancora le capriole acrobatiche di Nii. Con il mio passaggio al Cagliari, nel 1992, purtroppo ci siamo persi di vista e non ho più avuto sue notizie“.

 

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Cagliaritano, classe '81. Pazzo per Brera, Guerin Sportivo e Panini. Da anni membro di MP: principalmente ed inevitabilmente, per scrivere sulla storia del calcio. Italiano ed internazionale.