I Pionieri del Calcio – Eugène Maës, il virtuoso del colpo di testa

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L’esplosione di Maës in Nazionale

Eugène Maës era un enfant prodige. Già a diciassettenne anni faceva parte stabilmente della formazione del Patronage Olier, uno dei club più importanti del panorama calcistico francese degli anni ’10. Era un centravanti completo, ben dotato dal punto di vista fisico, atletico e tecnico. Abile nel dribbling e in possesso di un tiro preciso e potente, era particolarmente brillante nel gioco aereo. Non a caso veniva definito “le virtuose du heading”, il “virtuoso del colpo di testa”. La sua carriera ebbe una svolta nel 1910, quando venne ingaggiato dal Red Star, la squadra parigina fondata da Jules Rimet.

Il trasferimento gli permise di mettersi ulteriormente in luce e, di conseguenza, gli spalancò le porte della Nazionale francese. Fece il suo debutto il 1 gennaio 1911 contro l’Ungheria. Non fu un esordio felice, visto che i magiari si imposero per 3-0, ma Maës mostrò già qualche scampolo del suo repertorio. Ad aprile una sua doppietta regalò il pareggio contro l’Italia, poi andò a segno nelle nette sconfitte contro Svizzera (2-5) e Belgio (1-7). Il 17 marzo 1912 salì alla ribalta realizzando due reti nella prima storica vittoria dei Blues nei confronti della Nazionale italiana, allo stadio Filadelfia di Torino. E, infine, il 20 aprile 1913 fu il primo calciatore a segnare cinque gol in una sola partita, nel roboante 8-0 al Lussemburgo.

Il soldato Eugène 

A 24 anni Eugène Maës era l’indiscusso asso del calcio francese. Ma a tarpare le ali di una carriera in ascesa ci pensò la guerra. Allo scoppio del primo conflitto mondiale, come altri giovani francesi anche Maës fu chiamato alle armi. Venne ferito in battaglia, colpito da un proiettile in pieno petto, ma sopravvisse. Aveva visto la morte in faccia, tuttavia una volta ristabilitosi decise di tornare al fronte. Eugène era un “duro”, uno che non si arrendeva mai. E gli anni bellici li trascorse prevalentemente combattendo in trincea, pensando al pallone solamente nei momenti di pausa.

Al termine della guerra, non era più lo stesso di prima. Aveva appena 28 anni, ma il calcio non era più al centro delle sue priorità. Si trasferì a Caen, dove aveva conosciuto sua moglie durante la convalescenza. Maës si unì allo Stade Malherbe, la squadra del posto, ma si concentrò principalmente su altri affari. Divenne direttore della scuola di nuoto di proprietà del suocero, dove cominciò a impartire anche lezioni. Diventato una figura di spicco del nuoto in Normandia, aggiunse al suo locale anche una sorta di caffè-ballo. Negli anni tra le due guerre mondiali il “Chez Maës” fu un luogo molto popolare e frequentato. Come detto il calcio divenne un ripiego, anche se formalmente il suo addio avvenne nel 1930, quando aveva quarant’anni.

La deportazione e la morte

1940. Dieci anni dopo lo scenario era mutato completamente. Il territorio francese era caduto in mano tedesca e non era infrequente vedere al “Chez Maës” soldati nazisti che vi si recavano per bere sulle terrazze, giocare a carte e fare il bagno. Eugène sapeva che non poteva inimicarsi i nuovi frequentatori, perciò cercava di essere gentile e accondiscendente. Ma era anche una persona genuina e la sua genuinità lo portò alla rovina. In un’occasione fece una battuta riferita ai tedeschi (“S’ils nagent comme ça, ils ne sont pas encore arrivés en Angleterre”, “Se nuotano così, non sono ancora arrivati in Inghilterra!”) che non piacque affatto ai presenti.

In particolare a una certa Marie-Clotilde de Combiens – amante di Harald Heyns detto “Barnard”, uno dei capi della polizia di sicurezza (SD) nazista – che lo denunciò alla Gestapo. Maës finì in manette il 21 giugno 1943 per “osservazioni antitedesche e golliste”. Incarcerato inizialmente nella prigione di Caen, fu trasferito a Compiègne il 15 agosto, prima di essere deportato nel campo di concentramento di Buchenwald il 17 settembre dello stesso anno. Verrà giustiziato il 30 marzo 1945.

Il necrologio di Ce Soir

Il necrologio di Ce Soir riporta: “Eugène Maës, l’uomo che era considerato il miglior centravanti del periodo pre e postbellico, undici volte internazionale, il “bambino prediletto”, insieme a Chayriguès, del pubblico di Saint-Ouen, è morto a Buchenwald. È una grande figura del calcio francese che non c’è più. Eugene non ha avuto eguali quando ha colpito di testa un pallone fuori dalla portata dei migliori portieri. Chi non ricorda quella sorta di ondeggiamento del centrale della Stella Rossa che si prendeva la libertà di prendere, a cinquanta centimetri da terra, un pallone che mandava in alto nell’angolo della rete. Aveva anche uno di quei tiri “fatti in casa” che usava solo in rare occasioni, poiché la sua abilità e precisione gli permettevano di battere la porta. Ha combattuto una grande guerra nel 14-18 ed è stato un esempio per i giovani con la sua grinta e lealtà”

Fonti:
Eugène Maës, de l’Equipe de France au camp de concentration (footuniversal.com)
L’Ouest-Éclair | 1938-08-10 | Gallica (bnf.fr)
Eugène Maës, vie et mort d’un sportif accompli (1890-1945) – pinte de foot (pinte2foot.com)
Retour sur le parcours d’Eugène Maës, promoteur de sports aquatiques à Caen | Cairn.info

Simone Galli
Simone Galli
Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.

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