Una Champions tutta da giocare

La Roma ha finalmente un'identità europea e verrà messa a dura prova al Liverpool di Jürgen Klopp col suo devastante attacco.

katatonia82 / Shutterstock.com

Per la prima volta dopo tanti anni, le semifinali di Champions League vedono in corsa 4 club provenienti da 4 differenti nazioni. Ognuna espressione di un campionato di livello simile ma caratteristiche differenti, Roma, Liverpool, Real Madrid e Bayern hanno vissuto e stanno vincendo stagioni una diversa dall’altra. La Champions, obiettivo n. 1 di madridisti e bavaresi a inizio anno e sogno proibito di giallorossi e Reds, rappresenterà d’ora in avanti lo stimolo più importante per tutte e 4, che bene o male i loro obiettivi in patria li hanno già conquistati/dimenticati.

Prima di parlare del sorteggio, che ha accoppiato Liverpool e Roma in un’affascinante remake della finale dell’allora Coppa Campioni del 1984, è bene riservare un plauso immenso alla formazione capitolina, che ha scritto pagine di storia del football tre sere fa all’Olimpico.
Quasi emulata dalla gagliarda e sfortunata Juventus ammirata al Bernabeu, la squadra di Di Francesco ha ribaltato una situazione di punteggio estremamente sfavorevole nell’arco dei 180′, spinta da un pubblico immenso e finalmente unito, dopo anni di contestazioni spesso gratuite nei confronti della presidenza italo-americana. Come ribadito più volte su questo spazio virtuale, l’attuale AS Roma è una società che sta diventando moderna ed “europea”, come modello, e le immagini del 3-0 al Barcellona di Iniesta e Messi resteranno per sempre scolpite nella sua storia. E in quella del calcio italiano.

Adesso occorre dimostrare che quanto visto al ritorno dei quarti non è un fuoco di paglia. Fermo restando che quanto è stato fatto mai verrà cancellato ed è già oro colato, a 2 partite da Kiev sognare non costa nulla. Il sorteggio, in qualche modo, è stato amico: il Liverpool di Jürgen Klopp è stato devastante in Europa ma troppo altalenante in campionato, pur con la top 4 messa in ghiaccio.

Ververidis Vasilis / Shutterstock.com

Ma c’è anche da dire che proprio l’intero andamento dei quarti di finale rende sterile qualsiasi commento sulle urne fortunate o meno: il Siviglia, che aveva eliminato il blasonato e ricco Manchester United di Mourinho, ha fatto il suo contro il Bayern; i 17 punti di distacco in Premier League tra Manchester City e Liverpool sono spariti nella doppia sfida continentale tra Anfield ed Etihad Stadium; la Juventus, nonostante la beffa finale, s’è tolta lo sfizio di gelare lo stadio più iconico d’Europa; dell’impresa della Roma sul Barça non si parlerà mai abbastanza.

Non resta quindi che giocarle, le partite. Aver buttato giù il totem Messi può infiammare gli animi del popolo giallorosso ma soprattutto dare all’XI capitolino la definitiva e giusta fiducia nei propri mezzi. Idem dicasi per il Liverpool, altalenante in Inghilterra ma impeccabile negli scontri diretti con le big, in crescita grazie a un allenatore che è un vero maestro, ricco di talento soprattutto dalla cinta in su.
Il tutto mentre Bayern e Real, coi bavaresi favoriti per chi scrive – Jupp Heynckes è un tecnico di cui si parla sempre troppo poco –, si “scanneranno” nel vero big match, nella sfida tra giganti.
Più che giovare a Roma o Liverpool, l’urna di Nyon ha giocato agli appassionati di calcio. Regalando loro una certezza: una underdog andrà in finale e questo basta. Il resto lo diranno i verdetti di Anfield, Olimpico, Allianz Arena e Santiago Bernabéu.

Condividi
Sardo classe 1987, ama il rugby, il calcio e i supplementari punto a punto. Già redattore di Isolabasket.it e della rivista cagliaritana Vulcano, si è laureato in Lettere con una tesi su Woody Allen.