C’era un Mondiale: Sud Africa 2010, la prima volta della Spagna

Nel 2010 per la prima volta i mondiali raggiunsero il “Continente Nero”. Fu il Sud Africa ad aggiudicarsi l’assegnazione della competizione, battendo la concorrenza di Marocco ed Egitto. Non fu facile per il Paese ospitante portare a termine i lavori organizzativi, tanto che si paventò una possibile candidatura d’emergenza della Germania, qualora gli ostacoli fossero stati insormontabili. Ma così non fu e finalmente l’Africa ebbe il suo Mondiale, onorato soprattutto dal Ghana che soltanto ai rigori perse l’accesso alle semifinali, per opera dell’Uruguay di Forlan e Cavani.

A livello regolamentare, fu introdotta la variante dell’azzeramento delle ammonizioni cumulate dopo i quarti di finale. In tal modo solo un’espulsione avrebbe potuto privare un calciatore della finale (per l’Italia, celebre il caso di Costacurta, costretto per somma di ammonizioni a saltare la finale di Usa ’94).

L’immagine di quei mondiali, a pochi giorni dall’inaugurazione dell’edizione brasiliana, è ancora ben vivida nella memoria degli appassionati. Ricercando dati e statistiche, ancora oggi è facile imbattersi in siti non più aggiornati da allora, mentre uno delle attenzioni dell’organizzazione attuale è stata rivolta ad impedire l’accesso alle famigerate Vuvuzelas, una sorta di trombetta che accompagnò massicciamente le partite giocate (forse proprio perché se ne può sentire ancora l’eco stordente nei padiglioni auricolari, in Brasile è stata vietata la “Caxirola”, strumento che proprio per i mondiali era stato inventato dal musicista brasiliano Carlinhos Brown, consistente in una sorta di maracas). Furono anche i mondiali del tormentone canoro di Shakira, il “Waka Waka” e dei pronostici del compianto Polpo Paul. Si giocò con il pallone “Jabulani” dell’Adidas, composto da solo 8 pannelli termosaldati e precedentemente modellati in forma sferica. Non piacque molto ai giocatori né ai portieri (il brasiliano Julio Cesar lo definì un pallone da supermercato). Fu anche il primo mondiale ad incontrare la generazione degli smartphone.

Ma soprattutto furono i mondiali voluti da uno dei più grandi uomini politici dei nostri tempi: Nelson Mandela, paladino della lotta contro l’Apartheid, mentore dei diritti umani in Africa e nel mondo. L’anziano Mandela fu costretto a disertare la cerimonia inaugurale a causa di un lutto familiare. ma si presentò a quella di chiusura e fece un giro di campo su un’automobile scoperta, tra gli applausi della folla.

L’Italia di Lippi non riuscì a difendere adeguatamente il titolo detenuto e uscì mestamente al primo turno, superata nel proprio girone da Slovacchia, Paraguay e Nuova Zelanda.

Fu soprattutto il mondiale della Spagna. La squadra allenata da Del Bosque e già campione d’Europa due anni prima, mostrò la vera novità tattica della competizione: il “tiki taka”, ovvero un sistema di gioco basato sul fraseggio corto, stretto e spesso orizzontale e sul possesso palla, oltre che su pressing e zona. Si trattava di un’evoluzione del concetto di zona caro agli olandesi, nato con Michels e Cruyff negli anni ’70 e proprio da loro esportato in seguito in terra catalana. Proprio nel Barcellona di Guardiola, il sistema di gioco assunse quelle caratteristiche adottate poi, con piccoli correttivi, anche dalla nazionale delle furie rosse (formata per lo più dai giocatori di Barcellona e Real Madrid).

L’ascesa della Spagna ebbe come ultimo rivale proprio l’Olanda. Gli allievi avrebbero dovuto superare gli antichi maestri, che nel frattempo avevano evoluto il proprio gioco verso schemi più orientati a valorizzare le ripartenze e le transazioni offensive veloci, sfruttando le doti di Arjen Robben. Sarebbe stato lui il principale avversario per il formidabile centrocampo di palleggiatori spagnoli, formato da Iniesta, Xavi e Xabi Alonso.

Diversamente dalla finale di quattro anni prima, a Johannesburg si sarebbe incoronata l’ottava regina della Coppa del Mondo, dopo le vittorie di Uruguay, Italia, Germania, Brasile, Inghilterra, Argentina e, per ultima, Francia.

Ancora una volta, si resero necessari i tempi supplementari, come nel 2006. Fu una partita molto fallosa, l’arbitro inglese Webb spese molti cartellini gialli e anche un rosso , ad Heitinga, al 108’. Malgrado il controllo costante della Spagna e un buon numero di occasioni costruite, fu l’Olanda ad avere la più clamorosa delle palle gol, quando Robben in fuga al 62’ si vide sbarrare la porta da una grandiosa uscita di Casillas. Di nuovo al’ 82’, Robben ebbe una nuova grande occasione per segnare, di nuovo Casillas si oppose in uscita.

Così, a decidere l’incontro quattro minuti prima dei rigori, fu una giocata del migliore dei giocatori spagnoli: Andrés Iniesta. La Spagna entrava ufficialmente nel pantheon delle grandi del calcio. Per l’Olanda, dopo le sconfitte contro la Germania nel ’74 e contro l’Argentina nel ’78, ancora una volta rimase solo il ruolo della sparring partner. Ma per lo meno stavolta, almeno nella matrice del gioco, qualcosa di olandese tra i vincitori era sicuramente presente.

Di seguito il tabellino dell’incontro:

 

OLANDA: Stekelenburg; Van der Wiel, Heitinga, Mathijsen, Van Bronckhorst (104′ Braafheid); Kuyt (71′ Elia), Van Bommel, Sneijder, De Jong (99′ Van der Vaart), Robben; Van Persie. All.: Van Marwijk. SPAGNA: Casillas; Sergio Ramos, Piqué, Puyol, Capdevila; Xabi Alonso (87′ Fabregas), Xavi, Iniesta, Busquets; Pedro (59′ Jesus Navas), Villa (106′ Torres). All.: Del Bosque. ARBITRO: Howard Webb (Inghilterra). AMMONITI: Van Persie, Van Bommel, De Jong, Van Bronckhorst, Heitinga, Robben, Van der Wiel, Mathijsen (O), Puyol, Sergio Ramos, Capdevila, Iniesta, Xavi (S) ESPULSO: 109′ Heitinga (O).

Qui, il video della gara

Leggi anche le precedenti puntate di “C’era un Mondiale”:

1 Camerun – Colombia e i colori di Italia 90;
2 Uruguay 1930 e il primo gol della Coppa del Mondo;
3 Corea e Giappone 2002, un mondiale di… cose turche;
4 Germania 1974, “E tu dov’eri, quando segnò Sparwasser?”;
5 Italia 1934, il “Wunderteam” austriaco si arrende agli azzurri;
6 Cile 1962, il torneo di Garrincha. E di Masopust;
7 Francia 1938, la semifinale di Marsiglia e il bis dell’Italia;
8 Messico ’70, Italia-Germania 4-3 – “El partido del siglo”;
9 Argentina 1978, Olanda-Argentina e il palo che fece tremare i generali;
10 Brasile 1950, il Miracolo di Belo Horizonte. Gloria e tragedia di “Joe” Gaetjens;
11 Messico ’86, la breve favola della Danimarca;
12 Svizzera 1954, la battaglia di Berna e la Grande Ungheria, prima della disfatta;
13 Spagna 1982, la notte di Siviglia e l’uscita di Schumacher su Battiston;
14 Francia ’98, la sfida tra Zidane e Ronaldo e Usa-Iran, “la madre di tutte le partite”;
15 Svezia 1958, Pelé alla conquista del mondo;
16 Germania 2006, il ritorno di Zidane e la marcia della Francia:
17 Inghilterra 1966, la parabola della Corea e la stella di Eusebio nella Swinging London;
18 USA 1994, Argentina-Grecia e il destino di Maradona, triste, solitario y final.

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Nasce nel 1972 a Roma, dove vive, lavora e tifa Fiorentina. Come Eduardo Galeano, ritiene che per spiegare a un bambino cosa sia la felicità, il miglior modo sia dargli un pallone per farlo giocare.