Vlahović e Yıldız: la Juve si gode i suoi regali di Natale

-

Un pausa Natalizia così “allegra” era difficile da sognare in casa Juventus. I bianconeri, invece, sbancano 2-1 lo Stirpe di Frosinone regalandosi qualche giorno di meritata euforia prima dell’incrocio con la Roma previsto per il prossimo 30 dicembre. In casa Frosinone, invece, tanti complimenti e pacche sulle spalle; rimangono orgoglio e consapevolezza di una grande prestazione, ma come ammesso nel post-gara da Di Francesco i ciociari avrebbero barattato volentieri i complimenti per almeno un punticino di cui avrebbero goduto classifica e (soprattutto) morale.

Allo Stirpe la Juventus parte forte e dopo un paio di occasioni passa con una magia del 18enne Yıldız, che gettato nella mischia in luogo dell’indisponibile Chiesa alla prima giocata regala a compagni, tifosi e avversari uno slalom da urlo tra tre difendenti ciociari (forse un po’ “leggeri” nell’occasione) con destro a freddare Turati per l’1-0 bianconero.

Trovato il vantaggio la Juventus, come già successo in passato, non sferra il colpo del k.o. e si limita a controllare la sterile reazione del Frosinone lasciandogli volentieri il pallone. Pronti via, però, e nella ripresa i locali la pareggiano con una bella imbucata di Monterisi per Baez che trafigge Szczęsny; ne scaturisce una partita intensa, nella quale ambo le compagini cercano l’intera posta in palio. Szczęsny è miracoloso su Harroui, la traversa nega il 2-1 a McKennie: alla fine la risolve Vlahović, tra i più criticati in casa bianconera, con un’inzuccata che vale il 2-1 che tiene la Juventus in scia all’Inter capolista.

E’ un sorriso comprensibilmente a 32 denti quello di Allegri, al fischio finale. I bianconeri espugnano lo Stirpe, inviolato dallo scorso 19 agosto, con una prestazione convincente solo a tratti ma con tanti motivi di gaudio da gustarsi sotto le feste. Dal ritorno al gol di Vlahović, a cui la rete da tre punti può ridare entusiasmo e convinzione in vista del proseguo di stagione, all’esordio da sogno del giovane Yıldız che gettato nella mischia  all’improvviso estrae dal cilindro un gol di fattura eccellente e qualche giocata da far stropicciare gli occhi.

40 punti in 17 partite. Questo recita la classifica juventina, un bottino a cui forse tanti nemmeno pensavano a inizio stagione per una squadra che, dopo la disgraziata ultima annata, si poneva giustamente l’obiettivo di finire in Champions League. Che la Juventus sia l’anti-Inter, però, è evidente ormai da qualche giornata aldilà del “nascondino” di Allegri; davvero eccellente il lavoro del tecnico toscano nel ricostruire l’identità perduta della squadra bianconera, oggi convalescente dopo qualche annata davvero da incubo.

Il processo di maturazione di una squadra che punta a tornare grande in Italia e in Europa, però, oltre all’accrescimento qualitativo del valore della rosa (che però ha dimostrato di poter contare su alcuni giovani davvero interessanti) passa per l’abbandono di una mentalità a volte troppo “sparagnina”;  a Monza, Genova, Frosinone, Firenze, la Juventus si è limitata a fare quanto necessario per portarsi sull’1-0 rinunciando presto al controllo del pallone e della gara. Un atteggiamento, questo, che come successo a Genova può costare punti preziosi e che, in generale, risulta assai lontano filosoficamente dai trend che in Europa, oggi, segnano il passo.

Al Frosinone, invece, c’è davvero poco da rimproverare. Nonostante il dislivello di forze i ragazzi di Di Francesco interpretano una partita battagliera nella quale non si scoraggiano davanti all’immediato 0-1 e, in generale, non sfigurano davanti ai più quotati avversari. Quasi incredibilmente, dopo il bel pari di Baez i ciociari sembrano non accontentarsi e in più di una circostanza impensieriscono i bianconeri; l’inzuccata di Vlahović mette al tappeto i padroni di casa, usciti però tra gli applausi del pubblico locale.

Davvero encomiabile il lavoro di Di Francesco, costretto tra l’altro a uno spropositato numero di indisponibili/squalificati (Reinier, Ibrahimović, Mazzitelli, Okoli, Marchizza, Oyono tra gli altri). Il novero di assenze è padre di impegnativi grattacapi per il tecnico dei ciociari, che dopo un brillante avvio di Campionato dovrà ora vestire i panni del bravo psicologo per evitare che una squadra dall’età media così giovane si demoralizzi alla luce delle ultime sconfitte, in alcuni casi arrivate ben oltre i demeriti dei gialloblù. Tenere accesi nervi, convinzione ed entusiasmo risulterà fondamentale, per una squadra che nelle prossime tre gare di Campionato dovrà confrontarsi con Lazio e Atalanta in trasferta e Monza a visitare lo stirpe tra le due “gite fuori porta”.

Michael Anthony D'Costa
Michael Anthony D'Costa
Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.

MondoPallone Racconta… I figli d’arte in maglia azzurra

                          L'ultimo in ordine cronologico è Mattia Destro, protagonista con l'Italia di Prandelli nell'ultimo turno delle qualificazioni mondiali. Ma la Nazionale azzurra ha accolto in...
error: Content is protected !!