Dietro al fondo saudita che vuole l’Inter c’è Mohammed bin Salman

Mentre la squadra continua a macinare punti in vetta alla classifica, la dirigenza dell’Inter prosegue nella ricerca di nuovi investitori pronti a sostituirli alla guida del club nerazzurro. E così, dopo l’annuncio dell’esistenza di una trattativa con BC Partners da parte Nikos Stathopoulos, manager di punta del gruppo, oggi è spuntata un nuovo interessamento, riportato dal Corriere dello Sport, da parte di una cordata che arriva direttamente dall’Arabia Saudita: il Public Investment Fund, guidato nelle operazioni da Yassir al Rumayyan e già proprietario di diverse quote in più ambiti, dal trasporto aereo al gas, dal petrolio all’intrattenimento e lo sport.

Per chi ci legge, questo nome non è nuovo. Perché già da anni il fondo direttamente legato al governo saudita sta provando a entrare nel mondo del calcio. Ci ha provato anni fa con il Manchester United, ma soprattutto l’anno scorso con il Newcastle: con i Magpies la trattativa era già di fatto chiusa, al punto da far vociferare sui primi clamorosi arrivi, ma l’intervento della Premier League ha fatto saltare l’affare in extremis. Una trattativa naufragata per questioni legate ai diritti tv: la tv qatariota BeIn Sports, che detiene i diritti televisivi della Premier League anche in Arabia Saudita, si era opposta con forza all’acquisto dei bianconeri soprattutto a causa del presunto collegamento tra il governo e il servizio pirata online BeoutQ, una piattaforma che da tempo permette un accesso illegale a diversi eventi sportivi, comprese le partite di Premier League, Wimbledon, Sei Nazioni.

L’ingresso nel mondo dello sport è da anni considerato parte dell’ambizioso progetto del Vision2030, che punta a differenziare l’economia saudita e ridurne la dipendenza dal petrolio. Ma dietro a queste operazioni apparentemente sportive e al Fondo di Investimento Pubblico c’è uno dei personaggi più discussi di questi anni: il principe ereditario, ma di fatto vero amministratore del Paese, Mohammed bin Salman. Per intenderci, lo stesso che circa un mese fa era diventato di interesse pubblico in Italia per l’incontro con Matteo Renzi, e che recentemente è stato accusato da un dossier ufficiale degli Stati Uniti di essere stato coinvolto nell’uccisione del giornalista dissidente Khashoggi, ucciso e fatto a pezzi nell’ambasciata saudita in Turchia. Senza dimenticare la recente denuncia dell’ong Reporter senza Frontiere per crimini contro l’umanità, accusandolo dell’arresto arbitrario di ben 34 giornalisti.

I titoli di molti giornali e siti, purtroppo, si sono limitati al valore del fondo, parlando di patrimoni immensi da 347 miliardi di dollari, senza però indagare più a fondo chi ci sia dietro e quale sia la storia del gruppo. Potrebbero essere anche soltanto voci, e in parte ce lo auguriamo: per chi alza le spalle, accettando tutto pur di vedere la propria squadra del cuore ricoperta di soldi, deve forse leggersi la lettera inviata dalla fidanzata di Khashoggi quando il Newcastle sembrava a un passo dalla cessione ai sauditi. La situazione resta in evoluzione e la tentazione di questo trasferimento sarà enorme. Ma sarà necessario andare oltre, indagare chi ci sia realmente dietro. Impediamo che uno dei club più importanti d’Italia e del mondo finisca nelle mani di un Governo che, dietro a misure interne di leggera apertura, continua a violare i diritti umani e a guidare una guerra come quella in Yemen che sta distruggendo un’intera generazione in condizioni drammatiche.