Giallo Mondiale presenta… 1934: Mussolini, Zamora e gli aiutini

La seconda edizione del Campionato del Mondo vide l’organizzazione dell’Italia che, assente quattro anni prima in Uruguay, fu sospinta dal Duce Mussolini. Il regime fascista infatti necessitava di una vetrina internazionale e l’ordine, più o meno tassativo, era quello di vincere. Aldilà dell’ottimo valore della rosa azzurra di Pozzo, l’Italia beneficiò di qualche benevolo favore arbitrale. DATA: 31 maggio e 1° giugno 1934

LUOGO: Firenze (Italia), Stadio Giovanni Berta

EVENTO: Campionato del Mondo 1934, quarti di finale

PROLOGO

Vittorio Pozzo, grande conoscitore di calcio e responsabile della guida tecnica azzurra, scelse la rosa dei suoi giocatori prediligendo gli juventini (9 elementi), dominatori del periodo in Serie A. Al fianco degli esperti Combi-Rosetta-Caligaris, Ferraris IV e Orsi, si affacciarono Ghiggia, Pizziolo e la stella dell’Ambrosiana Giuseppe Meazza. Gli atleti, costretti in ritiro senza possibilità di distrazioni, arrivarono carichi all’esordio di Roma contro gli Stati Uniti: si registrò un rotondo 7-1, con le reti di Schiavio (3), Orsi (2), Ferrari e Meazza. Poi, quattro giorni dopo, era previsto il quarto di finale Italia-Spagna a Firenze, gara da dentro o fuori. La squadra iberica poteva contare su alcune individualità di grande spessore, tra cui il leggendario portiere Zamora, il difensore Quincoces e la punta Làngara. Nel turno precedente, i rossi avevano avuto la meglio sul Brasile per 3-1. Di fronte a 35.000 spettatori ed agli ordini del direttore di gara belga Baert, la gara ebbe inizio. L’inizio di una battaglia.

I FATTI

L’incontro fu una vera e propria contesa senza esclusione di colpi, con un agonismo decisamente sopra le righe. Segnano per primi gli spagnoli, con la mezz’ala Regueiro: un tiro basso, improvviso, sulla destra di Combi, poco dopo il 30°. Giusto allo scadere del tempo gli azzurri pareggiano: punizione del fiorentino Pizziolo, mischia sotto porta, Ferrari mette in rete da tre metri. Subito dopo si vede Zamora inseguire l’arbitro fino al centro del campo. Protesta perchè Meazza gli avrebbe impedito di intervenire. Meazza, a sua volta, colpito alla testa, viene portato a braccia fuori dal campo.

Meazza soccorso in campo
Meazza soccorso in campo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In mancanza del replay, chissà cosa sarà successo in quella mischia ! Uno a uno ed il risultato non cambia per tutta la ripresa, e neanche dopo i supplementari: pareggia anche la fortuna, con un palo per parte. Gli italiani finiscono in dieci perchè Pizziolo si infortuna gravemente: sarà la sua ultima gara in azzurro. Il gioco è stato una serie di scontri selvaggi. Alla fine, come recitarono le cronache, gli spogliatoi raccolsero gli atleti come gladiatori sfiniti e feriti. Per designare il vincitore del confronto, si dovette ricorrere al secondo round il giorno dopo. Appunto per i postumi della durissima gara, Pozzo ebbe un colloquio privato con ognuno degli azzurri, per constatarne le reali condizioni senza pressioni. Castellazzi, Schiavio, Ferrari ed il citato Pizziolo – ricoverato – dovettero alzare bandiera bianca. Subentrarono Bertolini, Borel, Demaria e Ferraris IV. La Spagna invece cambiò ben sette uomini, tra cui proprio il portierone Zamora. La versione ufficiale del suo forfait recita “polso slogato”, ma una versione mai comprovata affermò di un intervento in prima persona del Duce, che avrebbe ottenuto l’esclusione del numero uno iberico rivolgendosi addirittura al governo spagnolo. Al 12° minuto l’Italia passò in vantaggio, non senza polemiche, per una rete ancora oggi ricordata. Sul terzo corner consecutivo battuto da Orsi, Meazza saltò di testa: sfruttando l’uscita sbagliata del sostituto di Zamora, Nogues, il “Balilla” insacca il gol decisivo. Il direttore di gara svizzero Mercet, molto contestato, annullò il pareggio spagnolo per un fuorigioco alquanto dubbio: il fischietto elvetico, al ritorno in patria, venne sospeso dalla sua federazione con l’accusa di scarsa imparzialità

La rete di Meazza nella ripetizione
La rete di Meazza nella ripetizione

 

 

 

 

 

 

 

 

EPILOGO

L’Italia farà fuori l’Austria in semifinale – grazie ad un romanzesco e contestato gol di Guaita – e poi avrà la meglio della Cecoslovacchia nella finalissima di Roma. 2-1 con le segnature di Orsi e Schiavio. Fu il primo capitolo del “trittico” di successi dell’era Pozzo, seguito dall’Olimpiade 1936 ed il bis mondiale in Francia quattro anni dopo.

L'undici azzurro della finalissima. In piedi da sinistra: Combi, Monti, Ferraris IV, Allemandi, Guaita, Ferrari. Accosciati, da sinistra a destra: Schiavio, Meazza, Monzeglio, Bertolini, Orsi.
L’undici azzurro della finalissima. In piedi da sinistra: Combi, Monti, Ferraris IV, Allemandi, Guaita, Ferrari. Accosciati, da sinistra a destra: Schiavio, Meazza, Monzeglio, Bertolini, Orsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi anche le precedenti puntate di “Giallo Mondiale”:

1 1962: La Battaglia di Santiago

2 1998: Il male oscuro di Ronaldo

3 1978: Marmelada Peruana

4 1954: La Germania e il morbo misterioso

5 1970: Il Messico amaro di Lodetti

6 1930: La pazza idea di Jules Rimet

7 2002: Byron Moreno, fischi e spettacolo

8 1950: Un dramma chiamato “Maracanaço”

9 1994: Escobar in scivolata sul destino

10 2006: Zidane, malinconico adieu

11 1982: L’invasione dello Sceicco del Kuwait

12 1974: La ribellione di Chinaglia

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Cagliaritano, classe '81. Pazzo per Brera, Guerin Sportivo e Panini. Da anni membro di MP: principalmente ed inevitabilmente, per scrivere sulla storia del calcio. Italiano ed internazionale.