I Pionieri del Calcio – Belfort Duarte, modello di disciplina e correttezza sportiva

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Dal 1946 al 1981 in Brasile veniva consegnato una sorta di riconoscimento fair-play, il Prêmio Belfort Duarte, al calciatore che passava dieci anni senza subire un’espulsione, avendo giocato almeno 200 partite ufficiali nazionali o internazionali. Il suddetto premio – che consisteva in una medaglia d’oro o d’argento e in un diploma – prendeva il nome dal pioniere del calcio brasiliano João Evangelista Belfort Duarte, noto per la sua disciplina e correttezza sportiva.

Una carriera sportiva in ascesa

Belfort Duarte nacque a São Luís, capitale dello Stato del Maranhão il 27 novembre 1883. La sua famiglia aveva una certa influenza: il padre era stato il primo governatore repubblicano di quello stato e, in seguito, ambasciatore brasiliano a Londra. In giovane età si trasferì a San Paolo, dove nel 1898 contribuì a fondare l’Associação Atlética Mackenzie College, una squadra di calcio che avrebbe partecipato al campionato paulista negli anni ’10 e che, nel 1920, si sarebbe fuso con il Portuguesa. Ragazzo dotato di grande acume e intelligenza, Belfort si spese in prima persona per facilitare l’accesso al calcio: fu lui a tradurre le regole del calcio dall’inglese al portoghese, cosicché potessero essere facilmente ricevibili dalla gente.

Una volta ottenuta la laurea in ingegneria al prestigioso McKenzie College, Belfort Duarte si trasferì a Rio de Janeiro, all’epoca capitale federale, dove trovò lavoro presso la compagnia elettrica della città, la Light. Il suo intento era quello di continuare a giocare a calcio, più precisamente nel Fluminense, ma l’amico Gabriel de Carvalho (con il quale aveva militato nel McKenzie) lo convinse a entrare nella rosa dell’America. Il club non se la stava passando benissimo, era sull’orlo dello scioglimento a causa della mancanza di fondi e di strutture sportive. Belfort Duarte si rimboccò le maniche e, nella notte di Capodanno 1908, organizzò un incontro con gli altri soci del club per discutere le idee per il futuro. Questa mossa rivitalizzò completamente l’America.

Leader in campo e fuori

Belfort Duarte era diventato in pochissimo tempo il leader carismatico della squadra. Colui che l’aveva scossa dal torpore e dal pessimismo, proponendo una programmazione accurata e ben studiata. Un mese dopo l’America fu tra i club che firmarono l’atto costitutivo della Liga Metropolitana de Sports Athleticos, il nuovo ente che avrebbe regolamentato il calcio a Rio de Janeiro. Tuttavia le innovazioni di Belfort Duarte non si fermarono qui. Dapprima riuscì a convincere i soci del club a modificare la maglia da gioco, che passò dal nero usato in precedenza all’attuale rosso; poi si adoperò in prima persona per trovare un quartier generale alla squadra, mettendo a disposizione in proprio seminterrato durante il tempo necessario a individuarlo.

Avere un proprio stadio era una delle battaglie che Belfort Duarte portava avanti. Nel 1908 aveva proposto la costruzione di un campo centrale nel quale potessero giocare le squadre della zona nord, spesso soggiogate dall’influenza dei club della zona sud. La proposta non aveva avuto il successo sperato, ma quarant’anni dopo lo stadio Maracanà verrà costruito nella stessa zona. Oltre all’indubbio carisma e alle idee innovative che aveva portato all’America, Belfort Duarte si distinse per la sua grande sportività e lealtà quando metteva piede in un terreno di gioco. Era un difensore centrale molto corretto: oltre a non aver mai collezionato un cartellino rosso durante l’intera carriera, si narra che una volta abbia fermato il gioco per dire all’arbitro che aveva fatto fallo nei confronti di un avversario e che quindi avrebbe dovuto rigore.

Il primo titolo e la crisi societaria

Nel 1913 l’America conquistò il suo primo campionato carioca, regolando squadre importanti come Flamengo e Botafogo, che si piazzarono secondi e terzi. Manco a dirlo, Belfort Duarte risultò tra i protagonisti. La squadra – rafforzata dagli arrivi di Marcos Carneiro de Mendonça, Guilherme Witte e Fernando Ocheda – poggiava indubbiamente sulla leadership difensiva di Belfort Duarte, che si rivelò a tratti insuperabile. In realtà non era stato tutto rose e fiori. Nonostante la squadra stesse per ottenere i successi che meritava, una crisi profonda colpì la società. Il presidente del club, Alberto Carneiro de Mendonça, che probabilmente soffriva la forte personalità di Belfort Duarte, era entrato spesso in conflitto col suo capitano. E aveva ormai annunciato le proprie dimissioni.

A ottobre si svolsero le elezioni per scegliere il nuovo presidente. La spuntò Guilherme Medina, ma la sua nomina provocò una rottura interna che portò all’uscita di scena di diversi soci, su tutti la famiglia Carneiro de Mendonça. In questo clima di diserzione anche numerosi calciatori (che erano associati) lasciarono la squadra, lasciandola a ranghi incompleti. Solo la mediazione dell’onnipresente Belfort – che rinuncerà alla sua posizione di leader se i disertori accetteranno di tornare per la partita decisiva contro il São Cristóvão – riuscirà a superare l’impasse. L’America torna al completo e, grazie a un gol di Guilherme de Carvalho, batte il São Cristóvão e festeggia il suo primo titolo.

Gli ultimi anni

La carriera di Belfort Duarte come calciatore si concluse al termine del campionato 1915, a causa dei postumi di un grave infortunio patito qualche mese prima in occasione di una amichevole benefica giocata contro una selezione di calciatori tedeschi. Appesi gli scarpini al chiodo lo attendeva la panchina dell’amato America, che avrebbe riportato al titolo nel 1916, al termine di una cavalcata trionfale. Il cerchio si era idealmente chiuso. L’anno successivo Belfort non proseguì la sua avventura da allenatore, preferì lasciare la capitale e trasferirsi con la famiglia in una fattoria a Campo Belo (Minas Gerais). Era il suo addio definitivo al calcio.

Belfort non riuscirà a godersi la sua nuova vita in campagna. Il 27 novembre 1918, nel giorno del suo trentacinquesimo compleanno, venne assassinato a causa di una disputa sulla proprietà terriera. Secondo sua figlia Belfort morì indossando la fedele compagna di mille battaglie, la maglia rossa fiammante del suo America.

Sitografia:
Belfort Duarte – Que fim levou? – Terceiro Tempo (uol.com.br)
A história de Belfort Duarte, a referência do futebol brasileiro que transformou o America (trivela.com.br)
Prêmio Belfort Duarte (rsssfbrasil.com)

 

Simone Galli
Simone Galli
Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.

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