Porta blindata e…polveri bagnate. Ma in Ciociaria il bicchiere è mezzo pieno

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Minuto 94 di Frosinone-Bologna, con il risultato inchiodato su uno giusto 0-0: il pallone dell’Ave Maria di Calafiori genera l’ultima mischia della gara, con Ndoye che incredibilmente spara alto a porta sguarnita il pallone della vittoria rinfrancando uno Stirpe che attonito si apprestava ad assistere all’ennesima beffa stagionale.

Una volta tanto, a Di Francesco e i suoi ragazzi “va bene” nel finale come ammesso in conferenza stampa dallo stesso allenatore dei gialloblù. Se da una parte stante le imminenti trasferte contro Napoli e Torino l’intera posta in palio avrebbe fatto comodo al Frosinone, dall’altra l’avversario di giornata era tra le più in forma del Campionato. Insomma, il bicchiere in casa Ciociara è mezzo pieno come conferma un Di Francesco cui non mancano i motivi per sorridere a valle dello 0-0 con i felsinei.

La tenuta difensiva ad esempio. Davvero raro il clean-sheet in casa frusinate: l’ultimo risaliva addirittura allo scorso 10 dicembre in occasione di un altro 0-0 casalingo, quello con il Torino; tre in tutto il Campionato per i gialloblù, considerando anche quello di inizio Campionato a Udine. Determinante il passaggio al 3-4-2-1 in questo senso. Confermata dopo i confortanti esiti di Marassi, la difesa a tre ha visto rispetto alla trasferta ligure un solo avvicendamento, quello tra Lirola (acciaccato) e Bonifazi (ex di turno, che da un infortunio ci rientrava). Davvero ottimo il lavoro di Okoli, Romagnoli e Bonifazi al cospetto del pericolo pubblico numero uno Zirkzee, così come degli altri avanti della compagine felsinea.

L’atteggiamento. 8 punti in 18 partite potrebbero mettere al tappeto un bisonte, non il Frosinone di Di Francesco. I gialloblù non mostrano alcuno scollamento nel morale e anzi al cospetto del più quotato avversario fanno da martello per un tempo (il primo) stringendo invece i denti nel finale quando ai locali tocca l’ingrato compito dell’incudine.

A dispetto del modulo più abbottonato infatti la prima frazione è a fortissime tinte gialloblù: il Frosinone pressa alto e soffoca la costruzione bolognese, con Turati spettatore non pagante e Di Francesco che si mangia le mani per alcune occasioni non sfruttate dai suoi ragazzi. Con il passare dei minuti il Bologna alza il baricentro fino al vero e proprio forcing finale, durante il quale però i Cociari non sbandano e (anche con un pizzico di fortuna) blindano un pari prezioso.

Certo, non manca qualche elemento di riflessione.

Soulè. Pensare che potesse tenere i ritmi del girone di andata era oggettivamente impensabile, ma le giocate del campioncino argentino cominciano a mancare ai ciociari. Sempre nel vivo della manovra, il fantasista juventino sembra meno lucido nelle scelte tendendo ad intestardirsi nel cercare la giocata in certe circostanze. Partire molto lontano dalla porta non è sicuramente d’aiuto per il talentino in prestito dalla Juventus, così come la posizione più centrale che il 3-4-2-1 richiede; per il rush finale di stagione, però, il Frosinone ha assoluto bisogno del Matías Soulé di inizio anno.

L’altro lato della medaglia. Una rinnovata e meritata attenzione alla fase difensiva finisce per penalizzare la fase offensiva dei Ciociari. Nonostante per atteggiamento e velleità la vocazione propositiva non manchi ai ragazzi di Di Francesco, il nuovo modulo priva negli ultimi 30 metri di imprevedibilità una squadra che al netto di un Soule’ da recuperare ha spesso visto i propri avanti mancare di concretezza.

Napoli e Torino in trasferta, prima delle sfide verità con Salernitana ed Empoli; il prossimo mese dirà molto di una corsa salvezza che per i Ciociari vedrà sul finale le gare con Inter, Monza e Udinese. Il mantenimento della categoria sarebbe un miracolo per Di Francesco e i suoi ragazzi; a volte, in momenti così complicati, anche uno 0-0 casalingo può fornire una grande iniezione di energia.

 

Michael Anthony D'Costa
Michael Anthony D'Costa
Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.

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