La Roma Women è Campione d’Italia. I motivi dell’esaltante stagione giallorossa

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Il tracollo della Lazio di Maurizio Sarri, travolta in rimonta 3-1 dall’Inter nel lunch-match domenicale, aveva messo tutti d’accordo: il 30 aprile 2023 sarebbe stata la domenica della festa Scudetto di una piazza, Napoli, che questo titolo lo aspetta da oltre 30 anni.

Niente da fare per i partenopei: la Salernitana strappa un impronosticabile 1-1. Poco male per i ragazzi di Spalletti: la sensazione è che si tratti di pazientare una manciata di giorni per poter festeggiare un titolo a dir poco strameritato.

Il weekend di fine aprile, però, una festa Scudetto la vede andare in scena lo stesso: sì, perché piegando 2-1 la Fiorentina la Roma Women di Alessandro Spugna spezza il quinquennale monopolio della Juventus sullo Stivale e si cuce sulla maglia uno storico e meritatissimo 1/o titolo.

Una settimana dopo il 3-2 rifilato in rimonta proprio alla Juventus nella gara che aveva virtualmente e definitivamente spianato la strada verso il titolo alle giallorosse, al Tre Fontane arriva la Fiorentina di Patrizia Panico. Il primo match-ball, le giallorosse, lo giocano con le proprie ultime “coinquiline” in cima alla classifica: correva la 7/a giornata, capitoline e toscane coabitavano in cima alla graduatoria prima che all’8/a di Campionato il successo giallorosso per 2-1 sull’Inter e il concomitante k.o. delle Viola sul campo delle Juventus ne separò le strade.

Davanti a un Tre Fontane gremito in ogni ordine di posto la Roma approccia la gara in maniera volitiva e determinata, ma non spregiudicata; ulteriore indizio, questo, della consapevolezza delle giallorosse. Il vantaggio, poi, arriva in maniera immediata e grottesca: una sanguinosa “uscita dal basso” vede la Baldi sbagliare l’appoggio al limite della propria area piccola, con Greggi che incredula e in precaria coordinazione riesce a insaccare l’1-0 nella porta sguarnita.

Dopo un primo tempo controllato senza ipotecare la vittoria, il colpo di scena arriva a inizio ripresa: mortifera una ripartenza Viola, con Mijatović che beffa in contropiede la difesa locale e supera Ceasar insaccando l’1-1. La tensione è palpabile, ma dura una manciata di minuti: il gol-Scudetto arriva poco dopo l’ora di gioco ed ha un grandissimo valore simbolico perché a siglarlo, con un pregevole mancino che si insacca sul secondo palo, è capitan Bartoli.

Il risultato non cambia più, e al fischio finale può sciogliersi la tensione delle ragazze di Alessandro Spugna e di tutto il Tre Fontane, che si lascia andare a un pomeriggio di festa che definire “meritato” costituisce un robusto eufemismo.

Eufemistico, perché la Roma questa Serie A l’ha dominata dall’8/a giornata di regular-season, quando in virtù dei risultati sopracitati si prese la vetta della classifica. 16 vittorie e 2 sconfitte nel corso della regular-season rappresentano uno score davanti al quale non si può che togliersi il cappello; altrettanto vale per il percorso nella Poule Scudetto, nella quale le giallorosse hanno sfatato anche il tabù Juventus piegando 3-2 in casa le ragazze di Montemurro.

E se da una parte il fatto che le uniche due sconfitte in stagione siano arrivate contro le bianconere qualche domanda su quale sia la squadra più forte potrebbe farla sorgere, guardando agli ultimi otto mesi di Campionato la perplessità è fugata sul nascere. Il Campionato è una maratona che premia forza, valore tecnico, determinazione e continuità; non, al contrario, un torneo ad eliminazione diretta nel quale 180 minuti sono in grado di cambiare giudizi e destini. Certo in casa Juventus c’è da mordersi i gomiti, per una lotta Scudetto mai esistita per davvero a causa della straripante continuità della Roma Women in primis, ma anche per il cammino claudicante delle bianconere.

Difficile dare un volto al titolo conquistato da un gruppo che ha dimostrato di sapersi muovere come un monolite nel corso della stagione in corso, trovando quella compattezza che negli sport di squadra è fondamentale per centrare anche un singolo punticino.

Non si può non menzionare Alessandro Spugna, il mister, che in due anni ha plasmato a sua immagine e somiglianza un gruppo di lavoro nel quale ha potuto confermare e migliorare quanto di buono fatto vedere a Empoli sottraendo il gagliardetto Tricolore a quella Juventus per la quale ha allenato per sei anni tra le giovanili.

Ovviamente capitan Bartoli, colonna della compagine giallorosse e autrice del gol Scudetto che non può non avere un sapore particolare per chi come lei era in campo nel settembre del 2018 nella prima gara in Serie A della Roma Women (k.o. 2-3 sul campo del Sassuolo).

In campo in quel giorno di quasi 5 anni fa c’erano altre due colonne della Roma: Annamaria Serturini, un vero e proprio incubo per le difese avversarie, e Giada Greggi che con i propri sette polmoni e un notevole bagaglio tecnico ha fatto rapidamente innamorare di sé il pubblico del Tre Fontante.

La solidità garantita da Wenninger, Linari e Minami, le geometrie della Giugliano, i guizzi mortiferi della Haavi o il killer-instict della Giacinti. Senza dimenticare il talento, la personalità e la capacità di leggere il gioco di Andressa Alves, tra le calciatrici tecnicamente più dotate del campionato e spesso e volentieri “deus-ex-machina” della Roma di Alessandro Spugna.

Andando oltre le menzioni, però, come già detto è la solidità del gruppo squadra che ha impressionato nel corso della stagione e che, probabilmente, ha permesso di racimolare i numeri di cui parlavamo in precedenza.

Lo Scettro di Campionesse d’Italia scende quindi per la prima volta nella Capitale, a premiare il lavoro di una società che dal proprio ingresso in questo mondo ha dimostrato una straordinaria abilità nel pianificare il proprio percorso di crescita come ricordavamo qualche settimana fa su queste pagine.

Dall’esordio in massima serie ai primi piazzamenti ai piedi del podio, passando per i primi successi (Coppa Italia e Supercoppa) e la graduale promozione al ruolo di “anti-Juve”. Il memorabile percorso in Women’s Champions League e lo Scudetto di cui vi stiamo parlando sono le ultime tappe di un percorso di crescita memorabile, di cui per certo a Trigoria si sta già studiando il sequel; confermarsi non sarà facile, ma la sensazione è che la Roma Women saprà farsi trovare preparata.

Michael Anthony D'Costa
Michael Anthony D'Costa
Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.

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