Paris Saint-Germain, l’ingaggio di Messi dimostra poca paura delle sanzioni

Dopo l’addio al Barcellona, Lionel Messi sembrerebbe in procinto di firmare per il Paris Saint-Germain. A dichiararlo su Twitter è la stessa famiglia Al Thani, proprietaria del club parigino. Secondo le indiscrezioni, l’argentino in Francia dovrebbe guadagnare 35 milioni di euro a stagione, circa la metà di quello che percepiva in Spagna.

PRESENTAZIONE IN GRANDE STILE

L’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già nei prossimi giorni e l’atterraggio a Parigi di Messi potrebbe già avvenire il 10 agosto, come suggerisce la prenotazione per affittare la Tour Eiffel da parte del PSG per quella data. Il monumento più emblematico di Francia verrà allestito con colori e addobbi ad hoc, per un primo impatto con la città molto suggestivo, com’era accaduto per la presentazione in grande stile di Neymar, grandissimo amico dell’ex numero 10 blaugrana.

Quindi Les Parisiens non sono di certo nuovi a questo tipo di avvenimento. A dire il vero, Messi è l’ultimo dei tanti folli e impensabili acquisti del PSG, che ora però deve fare davvero attenzione alle finanze. Malgrado la Pulce stia arrivando gratuitamente, lo stipendio peserà notevolmente sul tetto salariale imposto dalla Ligue 1.

FAIR PLAY FINANZIARIO E TETTO SALARIALE

Il Fair Play Finanziario, in questo periodo di pandemia, è stato sospeso, ma alcuni campionati, tra cui quello spagnolo e francese, stanno imponendo dei tetti salariali. Questo per evitare di sbilanciare gli equilibri, favorendo le squadre economicamente più potenti, o di trovarsi tra qualche anno con società super indebitate, praticamente destinate al fallimento.

Hakimi, Wijnaldum (soffiato proprio al Barça), Sergio Ramos, Donnarumma: ecco gli acquisti per la prossima stagione fatti da Leonardo. Sono tutti giocatori importanti per le loro nazionali, che probabilmente disputeranno il torneo mondiale a fine 2022 in Qatar, emirato amministrato proprio dagli Al Thani. L’ex difensore madrileno non è andato a EURO 2020 per un infortunio, ma rimane comunque un leader della Roja.

Ora, però, Leonardo e la sua équipe di dirigenti dovranno vendere i giocatori in esubero come Icardi, Draxler, Rafinha, Sarabia per rientrare di 180 milioni di euro entro la fine del mercato. Tuttavia potrebbe partire anche un nome eccellente come Mbappé, in scadenza a giugno 2022 e cercato dal Real Madrid da vario tempo.

Se però l’obiettivo della famiglia Al Thani è vincere tutto la prossima stagione a livello di club, e farsi notare nel torneo “casalingo” grazie ai propri atleti, si farà scappare così facilmente l’MVP dell’ultima Coppa del Mondo? Dipendesse solo dalla UEFA e dal suo FPF, Mbappé rimarrebbe almeno fino al 2022 al PSG. Anche se vigente l’FPF, i noti buoni rapporti tra i vertici di tale associazione e quelli del club parigino porterebbero al massimo a una multa, come sanzione.

PSG, UNA POTENZA TROPPO POTENTE

La posizione di potere di Nasser Al-Khelaifi sarebbe un’ulteriore protezione. Il presidente del Paris Saint-Germain è diventato recentemente anche il numero uno dell’ECA, associazione che rappresenta i club europei. A occupare l’incarico, precedentemente, era stato Andrea Agnelli, dimessosi dopo il caos Superlega. Perciò non sarebbe nell’interesse della UEFA – che non sta passando uno dei migliori momenti della propria storia – crearsi altri “nemici”.

Fortunatamente o sfortunatamente, a seconda della propria visione delle cose, c’è un altro scoglio che potrebbe contrastare la potenza dei sceicchi qatarioti: la Ligue 1. Cosa succederebbe al PSG in caso sforasse il salary cap? Se ci sarà una multa, per quanto salata possa essere, non sortirà nessun tipo di effetto. Abbiamo visto negli anni la grandezza economica dei padroni del Parque des Princes, che non avrebbero problemi di certo a pagare un’eventuale sanzione.

Una penalizzazione, o perfino una squalifica in campionato, potrebbe essere un’altra soluzione, ma la federazione francese lo farebbe davvero? Il Paris Saint-Germain fattura più di mezzo miliardo all’anno, e ha un giro d’affari che fa bene anche alla stessa Ligue 1 e alla Francia (intesa come stato). Immaginiamo una squadra di tali dimensioni che rimane fuori dalla Champions League o perfino retrocede d’ufficio in Ligue 2. Sarebbe una catastrofe a livello economico per tutte le parti.

I parigini, quindi, hanno il coltello dalla parte del manico. Anche qualora dovesse partire Kylian Mbappé, i dirigenti si metterebbero subito alla ricerca di qualche altra stella, non temendo eventuali sanzioni. E sarà così finché il sistema calcistico non verrà riformulato, o finché gli interessi economici non si sposteranno verso un altro settore.