Lionel Messi si separa dal Barcellona ‘per un pugno di dollari’

Il matrimonio tra Lionel Messi e il Barcellona è finito ufficialmente, forse nel peggiore dei modi, per colpa dei soldi. Per citare i film western, per un pugno di dollari, anche se le cifre in questione sono abbastanza importanti. Le regole de LaLiga dalla scorsa stagione impongono un tetto salariale “personalizzato” per ogni società, in base al fatturato. Per questo motivo i catalani hanno dovuto rinunciare al loro uomo immagine.

La dura realtà del calcio professionistico è questa, i giocatori e i club cercano il maggior profitto, considerando l’amore dei tifosi in maniera relativa. Ogni lavoratore, alla fine dei conti, vuole il meglio per sé economicamente, come del resto anche ogni azienda. In questo caso Messi ha voluto, giustamente, un accordo in linea con la sua importanza e la grandezza della sua carriera, il Barça però non gliel’ha potuto dare.

Sforando il tetto salariale, il club catalano ha dovuto rinunciare alla Pulce, rimasta abbastanza delusa nel venire a conoscenza di questa notizia. “Certamente se l’argentino avesse così tanto a cuore la maglia blaugrana avrebbe abbassato ogni pretesa”, ecco cosa penseranno i tifosi in questo momento calcisticamente buio. “Potrebbe perfino giocare gratis per la gente che gli ha salvato la vita”.

Ovviamente senza il Barcellona non sarebbe qui il fuoriclasse di Rosario, che però d’altro canto ha mostrato di aver meritato l’investimento fatto su di lui. I 35 trofei, tra cui 3 Champions League da assoluto protagonista, parlano chiaro. Tuttavia l’investimento non è stato ripagato solo da queste conquiste, visto che a generare soldi sono stati anche altri fattori, quali il merchadising, il marketing o i biglietti comprati da non tifosi del Barça per andare a vedere solo Messi al Camp Nou.

La rivalità con Cristiano Ronaldo ha portato, direttamente o indirettamente, metà del mondo calcistico a tifare o anche solo a simpatizzare per il Barça. L’altra metà ovviamente è diventata madrilena. Basti pensare al triste fatto accaduto a Mumbai che ha coinvolto due nigeriani residenti in India. Un fan di Messi nel 2016 è stato ucciso da un fan di CR7 dopo una discussione su chi fosse il migliore tra i due. Una crudeltà estrema che però fa capire l’importanza del numero 10 per il club catalano.

Quest’importanza sarebbe svanita se Lio avesse deciso di giocare per il Barcellona (quasi) gratis. Più un calciatore è pagato e più importante è, perché l’investimento fatto su di lui è maggiore. Se un atleta della cantera con uno stipendio da 100mila euro annui non gioca bene, viene messo in panchina, perché rimpiazzabile e “poco” dispendioso. Se Messi con uno stipendio da 70 milioni non gioca bene, l’allenatore studia una tattica per farlo sentire più a suo agio, perché sul piatto ci sono palate di denaro.

Il fresco campione della Copa América 2021 ha cercato anche di ridurre il più possibile l’ingaggio, accettando perfino il 30% in meno dello stipendio rispetto alla scorsa stagione, ma non è potuto scendere di più. Non si tratta di ingordigia, perché Messi potrebbe anche andare in pensione oggi e vivere in maniera agiata per sempre senza dover mai più lavorare. Dietro c’è un ragionamento di gerarchie, di potere.

La pandemia ha complicato tutto, obbligando LaLiga a far stringere la cinghia ai club. Un eccesso nei debiti in questo momento potrebbe portare al fallimento o comunque a un calo delle finanze drastico nel lungo periodo. Questo non è ovviamente nell’interesse di tutto il calcio spagnolo e della Spagna stessa, intesa come Stato, perché le società pagano loro quote di iscrizione e tasse, senza contare i diritti televisivi e il turismo calcistico.

Il Barcellona ha chiuso il 2020 con un calo di 310 milioni di euro, la squadra peggiore di tutto il campionato da questo punto di vista. Infine gli ingaggi importanti di Agüero e Depay hanno complicato ulteriormente il nuovo tesseramento di Lionel Messi, dato che a fine giugno 2021 si era svincolato dai blaugrana dopo la scadenza del contratto. Il tetto salariale è passato così da 656 milioni a “soli” 347 milioni.

La situazione è così tragica, tanto che LaLiga ha dovuto chiudere un accordo con il fondo CVC Capital Parteners per sopravvivere al calo degli introiti nell’ultimo anno e mezzo. CVC si impegna a versare 2,7 miliardi di euro nelle casse della federcalcio spagnola in cambio dell’amministrazione dei diritti TV e del 10% delle quote del capitale. Questi soldi verranno ripartiti quasi per intero tra i club per investire su infrastrutture, espansione dei brand, tecnologie varie per l’allenamento e tutto ciò che concerne il calcio.

Il Real Madrid ha criticato questa scelta, perché così i diritti TV andrebbero a CVC per 50 anni e questo sarebbe illegale. Mezzo secolo è un periodo davvero troppo lungo e la mancata consultazione de LaLiga con i club non è stata gradita. L’attacco inoltre è arrivato anche per via degli attriti tra Florentino Perez e federcalcio spagnola sulla creazione della Superlega.

Anche il Barcellona, che ha ugualmente criticato questa affiliazione con CVC, non ha buoni rapporti con i vertici che amministrano il calcio spagnolo per lo stesso motivo. La società catalana probabilmente ha tentato di persuadere la federcalcio, chiedendo di chiudere un occhio in via eccezionale, ma la faccenda Superlega potrebbe aver complicato ancora di più le cose.

Perciò ora Lionel Messi cercherà un’altra sistemazione. La prossima destinazione più probabile sembrerebbe essere Parigi. Il Paris Saint-Germain è pronto a farlo ricongiungere con il suo amico Neymar, anche se prima deve sistemare le proprie casse. I francesi potrebbero sacrificare Mbappé, cercato dal Real Madrid, rimpiazzandolo quindi proprio con la Pulce.

Alla finestra c’è anche il Manchester City, anzi l’intero City Football Group, la rete di club di calcio fondata da Mansour nel 2014. L’idea sarebbe quella di portare in Premier League per almeno due anni Lionel Messi, poi girarlo in MLS al New York City e infine renderlo uomo immagine di questa holding company. Notizie di qualche mese fa suggeriscono un contratto lungo 10 anni circa.

In rete comunque ci sono tante altre squadre in giro per il mondo che stanno offrendo un contratto in maniera goliardica al fenomeno argentino. L’Ibis, la squadra peggiore del mondo secondo il Guinnes dei primati di qualche anno fa, ha scherzato sui social, invitando Messi a giocare nei campi di periferia di Recife, in Brasile.

Sognare non costa nulla e i migliori club italiani potrebbero inseguire questo sogno. Il decreto crescita permette di avere una pressione fiscale dimezzata sull’eventuale stipendio. Sarebbe un’ottima operazione di marketing per tutta la Serie A, come è stata all’epoca dell’acquisto di Cristiano Ronaldo. Da quel momento abbiamo visto un incremento dell’interesse di giocare in Italia da parte di giocatori importanti del palcoscenico europeo.

Tuttavia questo sogno con ogni probabilità rimarrà tale. Sarebbe romantico vedere CR7 assieme al suo acerrimo rivale nella Juventus, ma i bianconeri non si possono permettere un altro ingaggio così alto. La Roma aumenterebbe ancora di più l’entusiasmo dei tifosi, ma sarebbe un investimento forse troppo folle per Friedkin, che ora deve mirare a una crescita graduale con il fuoriclasse Mourinho. L’Inter invece, come già sappiamo, ha alcuni problemi finanziari e potrebbe perfino vendere Lukaku.

Dove andrà Lionel Messi però ancora lo ignoriamo, quindi non ci resta che ricordare i migliori momenti di questa avventura. Prima o poi sarebbe finita, anche se così fa ancora più male sia al cuore degli appassionati neutrali, sia ovviamente a quello dei tifosi del Barcellona. Ora bisogna solo accettare la separazione e applaudire il giocatore e il club per quello che hanno offerto al calcio, senza rancori. Non esistono altre soluzioni.