E se la Super League fosse non la morte del calcio, ma una naturale evoluzione?

La notizia della creazione ufficiale della Super League europea era nell’aria da vario tempo e oggi abbiamo la conferma di questa utopia. O almeno era ciò che sembrava fino a poco fa, quando ne parlava Andrea Agnelli, presidente di uno dei 12 club fondatori (attualmente noti) di questa lega, la Juventus. Gli altri sono Milan, Arsenal, Atlético Madrid, Chelsea, Barcellona, Inter Milano, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Real Madrid e Tottenham. Lo stesso bianconero ha pure dato le dimissioni dalla European Club Association, dopo le rivolte generatesi in queste ore. Una reazione comprensibile, visto che il discorso continuerà a dividere per mesi, se non per anni.

LA PAURA DI UEFA E FIFA

Le spaccature tuttavia non si sono limitate all’ECA, ma si sono estese anche alla UEFA e alla FIFA, le quali si sono schierate contro a quest’idea rivoluzionaria, come già annunciato in passato. Le squadre che aderiranno a questo torneo verranno escluse da ogni competizione nazionale e internazionale, già anche da questa stagione in corso. I loro giocatori non potranno partecipare ai tornei sotto l’egida della FIFA delle rispettive nazionali.

È però solo una manovra delle grandi organizzazioni calcistiche dovuta alla paura di perdere il proprio potere. Infatti i campionati nazionali rimarranno il fulcro della competizione calcistica, come gli stessi comunicati dei vari club fondatori fanno notare. Il nocciolo della questione è il valore che sarà attribuito alle competizioni europee, alle quali partecipano le squadre meglio qualificate nell’anno precedente e non solo alcune su invito a discrezione dell’organizzatore.

La UEFA aveva già previsto questo scenario, cominciando a lavorare a una nuova formula della Champions League, più ampia in termini di partite, con 36 squadre e più prestigiosa di oggi. Tuttavia ciò non ha fatto rinunciare i club a organizzare comunque la Super League.

IL FORMAT DELLA SUPERLEGA

Come già annunciato dagli stessi club fondatori della Superlega, essa conterà su 15 squadre fisse e altre 5 a invito in base al rendimento dell’ultima stagione. Le 20 squadre verranno suddivise in due gironi e le migliori 3 di ogni gruppo si qualificheranno ai quarti, alle quali si aggiungeranno o le quarte o le quinte classificate che si affronteranno in gare di spareggio andata e ritorno. Le due gare, una dentro e una fuori casa, verranno mantenute anche nella fase a eliminazione diretta.

Si pensa che la Super League possa partire già da agosto, finendo a maggio, quando in uno stadio neutro verrà disputata la finale secca. Le partite saranno disputate proprio nei giorni della settimana lavorativa, lasciando quindi spazio ai campionati di ogni Paese.

LA PROGETTUALITÀ

Con il mantenimento dei campionati casalinghi, tra cui la Serie A, ci sarà quindi uno spiraglio per le squadre non partecipanti. Al momento almeno 5 club saranno invitati in base a ciò che dimostreranno in campo. La meritocrazia non verrà comunque a mancare. Inoltre non è scontato che le squadre “fisse” al torneo non possano cambiare in un futuro prossimo. Il calcio si evolve e chi domina oggi, domani potrebbe non essere più all’altezza.

La Superlega vuole solo puntare su una progettualità a lungo termine. Per entrare in questo torneo, i club dovranno veramente dimostrare di avere in mano un progetto veramente serio.

Agnelli diceva queste parole nei confronti dell’Atalanta: “Si può discutere sul fatto che solo perché sei in un grande paese devi avere accesso automatico alle competizioni. Ho grande rispetto per quello che sta facendo l’Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla massima competizione europea per club. È giusto o no? Poi penso alla Roma, che ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell’Italia, ha avuto una brutta stagione ed è fuori, con quello che ne consegue a livello economico. Bisogna anche proteggere gli investimenti e i costi.

Oggi la Dea di Bergamo senza dubbio è una delle società più solide d’Europa grazie agli investimenti mirati del presidente Percassi. Tuttavia non tutti sono come i nerazzurri, realtà piccole che con il sudore arrivano in alto e poi si affermano perché dietro hanno una struttura portante. Spesso i club meno blasonati e meno potenti economicamente faticano a rimanere ai vertici proprio perché poco abituati a questo tipo di ambiente.

UN GRANDE INVESTIMENTO

La Superlega, con un capitale di 3,5 miliardi di euro, mirerà a offrire un supporto per la crescita dei vari club a livello di infrastrutture. Perciò chi entrerà a far parte di questa cerchia, dopo aver dimostrando di valere l’ingente investimento, potrà poi affermarsi per più anni ai vertici. Non esisteranno più fuochi di paglia.

E LE ALTRE SQUADRE?

Come già detto, le piccole squadre dovranno dimostrare di poter competere tra i grandi. Non basterà una buona stagione in tutta la storia della propria esistenza per entrare magari in Champions League e poi finire nell’oblio. Ci vorrà quindi una crescita graduale negli anni. Lo stesso varrà, molto probabilmente, anche per chi parteciperà in modo fisso alla Superlega. Se il rendimento non sarà ai massimi livelli, questi club potrebbero anche essere sostituiti da altri più meritevoli.

LA VOCE DEGLI APPASSIONATI

Le lamentele più diffuse tra gli appassionati di calcio sono proprio quelle riguardanti alla meritocrazia. Bisognerà prima aspettare e vedere come effettivamente si evolverà la situazione, ma come sempre la meritocrazia sarà al primo posto. Chi non rispetta lo standard, verrà messo fuori. La Super League è stata creata proprio per portare la competitività al massimo perché i tifosi restino incollati alla TV a guardare le partite.

La crescita dei brand, sia delle varie società sia della stessa Superlega, dovrà essere senza alcun dubbio accompagnata dai clienti del calcio, ovvero i tifosi. Non c’è solo la questione della meritocrazia in ballo, ma anche quella della noia dei big match. Molti tifosi sostengono che i grandi appuntamenti troppi frequenti verrebbero alla lunga a noia. La tesi è contraddittoria, visto che la Superl League avrà un formato comunque abbastanza corto. Non sarà un campionato lungo da 30 o 40 giornate pieno di scontri tra compagini illustri e nel mezzo ci saranno comunque partite di campionato nel week-end.

“UNA QUESTIONE DI SOLDI”

Gli alti introiti forniranno anche una maggiore libertà ai club di investire sulle infrastrutture, aumentando l’appeal. Non si vedranno più partite squilibrate in stadi di infima qualità e quasi vuoti, come a volte accade perfino ai gironi di Champions. Il tifoso o anche il semplice appassionato andrà a comprare un biglietto sicuro dell’investimento, assicurandosi un intrattenimento garantito. Non è la stessa cosa vedere una partita in un impianto riscaldato e coperto o in uno poco mantenuto. Non è la stessa cosa vedere un 7-1 a senso unico o uno 0-0 sempre in bilico e pieno di occasioni.

I risultati pirotecnici riguardano anche il calcio femminile, che potrebbe beneficiare da questo progetto. Qualora la formula arrivasse a buoni risultati nella modalità maschile, verrebbe riproposta per quella femminile. Le giocatrici vedrebbero così aumentare i propri stipendi e in generale l’attenzione verso questo sport, così uguale e così diverso dal calcio maschile.

NON PARTIAMO PREVENUTI

Per poter valutare però la qualità di questo prodotto bisognerà aspettare la prima edizione, perché il calcio dagli anni ’70 in poi è diventato un vero e proprio prodotto. Negli ultimi 20 anni questo sport ha solo preso una piega ancora più commerciale di prima, ma non così differente da quando gli sponsor hanno messo il piede sul pallone. Il consiglio quindi è di non partire prevenuti, sia se favorevoli o contrari, aspettando quindi la prova del nove. Qualora non ci piacesse questa evoluzione del calcio, i club saranno i primi a fare un passo indietro.