Tennisti agli albori #6 – Adriano Panatta

Venti grandi campioni del tennis, di oggi e del passato: tutti sappiamo chi sono e cosa hanno vinto, ma agli albori delle loro carriere per cosa si contraddistinguevano e quali erano i loro aneddoti più particolari? Oggi il protagonista di questa nostra rubrica che ripercorre la giovane età di questi predestinati è Adriano Panatta.

Adriano nasce a Roma nel 1950 e cresce fin da subito nei campi da tennis: il padre Ascenzio infatti era custode del vecchio “Tennis Parioli” e iniziò a portarselo appresso quotidianamente. Entrambi i genitori erano molto severi e non concedevano molti svaghi al giovane: addirittura non gli permettevano di indossare pantaloni lunghi. Spinto proprio da questa sorta di ribellione il giovane, determinato come non mai, passava le ore a giocare da solo contro il muro mentre i più benestanti ragazzini si sfidavano nel circolo.

Nonostante passava molte ore sui campi da tennis, Panatta adorava il calcio ed era convinto che sarebbe stato lo sport della sua vita: cercava di imitare le gesta dei suoi idoli Angelillo e Losi, ma fu la sua prima insegnante di tennis Wally San Donnino a notare un grande talento e predisposizione verso lo sport con la racchetta. Dall’età di dieci anni, convinto che seguendo ogni consiglio sarebbe potuto diventare un campione, inizia la sua carriera tennistica incontrando però parecchi problemi a causa del fisico poco robusto. In ogni incontro era angosciato e sfogava le sue pressioni polemizzando contro l’arbitro, verso il pubblico e anche verso l’avversario.

Adriano ricorda anche che a tredici anni ricevette uno schiaffo dal padre non per una sconfitta, ma per essere uscito dal campo piangendo. Con la tempra che un’infanzia molto rigida gli ha conferito, approda a Formia in quella che lui stesso definisce una vera e propria università del tennis e lì trascorre sei anni insieme al suo mentore Mario Belardinelli. La prima grande occasione per entrare nell’albo d’oro della storia del tennis si presenta ai Campionati Italiani Assoluti del 1970: lo scontro frontale è con Nicola Pietrangeli, allora campione in carica e mostro sacro del tennis italiano. A dispetto di ogni previsione, Panatta esce vittorioso da un tale temibile confronto grazie a un tennis nuovo, giovane e moderno, regolato su nuove strategie tattiche e su di una grande dose di aggressività e voglia di emergere.

Il tennista romano ha convissuto dentro e fuori dal campo con molti demoni che all’improvviso scendono in campo e si impossessano della terra rossa, come del sintetico o dell’erba, decidendo la sorte delle partite: al Foro Italico per esempio lo hanno aiutato insieme ad un pubblico che ha sempre spinto ogni avversario straniero sull’orlo di una crisi di nervi, mentre a Wimbledon invece, a un passo dall’apoteosi, lo hanno costretto ad abdicare. Alti e bassi di una carriera che ha incoronato Adriano come il miglior tennista italiano di sempre.

 

Le altre puntate:

  1. Martina Navratilova
  2. Ivan Lendl
  3. Justine Henin
  4. Andy Murray
  5. Simona Halep