Alex Song è finito a giocare a Gibuti

C’è stato un momento in cui Alex Song sembrava destinato a diventare il più talentuoso ed elegante centrocampista centrale di tutta l’Africa. Era la stagione 2011-2012 e all’Arsenal aveva appena salutato Cesc Fabregas per tornare nella “sua” Barcellona, dopo essere diventato leader dentro e fuori dal campo dei londinesi negli anni precedenti. Invece di investire i milioni guadagnati per acquistare un nuovo centrale di fantasia, Wenger decise di sfruttare le risorse che aveva internamente per provare a rilanciare la sua squadra: l’uomo che, più di tutti, sembrava poter raccogliere quell’eredità era proprio Alex Song.

Arrivato nel 2005, il giocatore classe ’87 venne sganciato dal ruolo troppo limitante di centrocampista con caratteristiche difensive per assumere l’esatta posizione in cui giocava Fabregas qualche mese prima: con la sua qualità, Song poteva diventare un centrocampista a tutto campo, con un ruolo più di creazione che di copertura, anche alla luce della sua mancanza di disciplina difensiva. L’ex Auxerre riuscì soprattutto a trovare la connessione mentale e tattica perfetta con quel Van Persie destinato a segnare 37 reti in tutte le competizioni, diventando uno dei migliori attaccanti al mondo. E pure Song chiuse l’annata con numeri impressionanti: un solo gol, ma ben 14 assist, perfettamente in linea con i numeri delle stagioni precedenti di Fabregas (16 nella sua ultima stagione in biancorosso, 19 in quella prima). Tutto faceva pensare, insomma, che Wenger avesse trovato un giocatore potenzialmente in grado di colmare il vuoto, pesante, lasciato dal catalano.

Ma nell’estate 2012 tutto cambiò. A 24 anni, Song ricevette la chiamata della vita dal Barcellona e accettò, ammettendo tempo dopo di averlo fatto sapendo che sarebbe stato ricoperto di milioni. Di certo, non perché si aspettasse di sfondare ai blaugrana: di fatto, l’ex Gunners poteva essere utilizzato nel suo ruolo migliore solo quando Busquets era assente. E, infatti, il camerunense finì per giocare spesso fuori posizione, persino in difesa. E la sua strada seguì i terribili esempi di Hleb e, in misura minore, di Fabregas, altri due ex Arsenal passati al Camp Nou: in 65 presenze, Song totalizzò appena un gol e 2 assist e ormai è quasi più ricordato per l’enorme figuraccia fatta al momento della vittoria della Liga, quando pensò che Puyol gli stesse dando la coppa da alzare. Peccato che, in realtà, il capitano blaugrana si stesse riferendo ad Abidal, reduce dai duri mesi del tumore.

Il resto è storia. Song tornò in Inghilterra, sempre a Londra ma con la maglia del West Ham (con cui, in realtà, non andò malissimo, diventando stabilmente un titolare), poi passò in Russia al Rubin Kazan e, per completare la sua discesa, in Svizzera con la maglia del Sion. Avventura, quest’ultima, terminata con un licenziamento: il club svizzero, in grandi difficoltà economiche, aveva chiesto di ridursi l’ingaggio e alcuni giocatori, tra cui l’ex Gunners, si erano rifiutati, finendo così per vedersi rescindere il contratto. Il centrocampista ha poi raccontato un’altra storia, ma non cambiava il fatto che, a 33 anni, fosse ormai senza squadra. Ed è stato così almeno fino a qualche ora fa, quando il camerunese ha ufficialmente dato via alla sua nuova avventura: un contratto biennale con l’Arta Solar7, squadra di Gibuti.

Song, insomma, è tornato nel suo continente e andrà a giocare nell’ex colonia francese, affacciata sul Mar Rosso e il Golfo di Aden, diventando il più importante acquisto della storia del Paese. Curiosamente, l’Arta/Solar7 non può nemmeno definirsi una “big”, almeno in termini sportivi: lo scorso anno ha concluso al quarto posto in classifica. Ma da quanto risulta dalle scarsissime informazioni in giro, il proprietario del club sarebbe Tommy Tayoro Nyckoss, presidente di nazionalità ivoriana anche dalla compagnia energetica Solar 7 e genero di Omar Gulleh, presidente del Gibuti. Un club, insomma, in cui il classico mix di potere e soldi ha permesso di investire sul mercato e così di ingaggiare persino un nome del calibro enorme di Alex Song.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.