MondoPallone Racconta… Maledetti rigori !

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25 anni fa il grande sogno azzurro di Italia ’90 andò in frantumi nella celebre notte di Napoli: quella semifinale Italia-Argentina è rimasta nel cuore degli appassionati come una ferita mai rimarginata. Una partita densa di episodi da ricordare, ma in particolare per l’inizio di una tradizione avversa che avrebbe poi accompagnato la Nazionale. Quella dei… maledetti rigori!

Prologo

Come ricordiamo sempre tutti quando si parla di Italia ’90, è come se si riaprisse ogni volta una malinconica valigia di ricordi dal sapore agrodolce. Le grandi aspettative sulla Nazionale di Vicini vennero alimentate durante l’entusiasmante percorso che aveva portato alla semifinale. Tanti i flash che riaffiorano: l’inatteso Re Mida del gol Totò Schillaci, la sontuosa galoppata di Baggio contro la Cecoslovacchia, la saracinesca Zenga tra i pali. Ma anche fatti meno piacevoli come la ribellione di Carnevale ed il Mondiale in ombra dell’attesissimo Vialli. L’Argentina campione in carica, invece, era arrivata al penultimo atto grazie ad una traiettoria un po’ più tortuosa. Durante la gara d’apertura del torneo contro il Camerun, subì la celebre sconfitta grazie all’acrobatico colpo di testa di Omam-Biyik, con evidenti colpe del portiere Pumpido. Proprio il numero 1 divenne protagonista suo malgrado anche dell’incontro successivo, contro l’Unione Sovietica: in uno sfortunato contrasto con il compagno Olarticoechea si fratturò la gamba destra, lasciando campo ad uno dei futuri protagonisti di quel Mondiale, Goycochea. La grande stella Diego Armando Maradona non aveva brillato più di tanto, ma era impossibile non temerlo. Proprio “El Pibe” si rivelò astuto comunicatore: dato che la sede della semifinale era Napoli, città in cui giocava e vinceva, sfruttò tutto il suo carisma velenoso per aizzare gli italiani partenopei al fine di portare tifosi dalla sua parte. Al grido di “L’Italia si è sempre dimenticata di Napoli, ora vi chiedono di tifare per la Nazionale”, alzò un memorabile polverone per minare l’entusiasmo nei confronti degli azzurri.

La partita

Schillaci mostrò ancora una volta – la quinta nel torneo – il suo stato di grazia. Ribattè, in modo abbastanza fortunoso, una respinta di Goycochea su Vialli. Il sogno era ancora vivo. Ma proprio in quella stessa porta, nel secondo tempo, l’Italia subì uno dei gol più dolorosi da ricordare. Walter Zenga, fino a quel momento imbattuto nella Coppa – 518 minuti, record ancora imbattuto – , cadde sull’angolato colpo di nuca di Caniggia, sbagliando il tempo dell’uscita. Una rete che tolse entusiasmo agli azzurri e che trascinò la gara ai supplementari e poi ai rigori. Per l’Italia era la prima volta. Gli argentini avevano superato i quarti battendo la Jugoslavia proprio ai rigori, dove Goycochea passò allo status di eroe nazionale parando i tentativi di Brnović e Hadžibegić.

In piedi, da sinistra: Zenga, Maldini, De Napoli, Ferri, Bergomi. Accosciati, da sinistra: Baresi, Giannini, Donadoni, Schillaci, Vialli, De Agostini.
In piedi, da sinistra: Zenga, Maldini, De Napoli, Ferri, Bergomi. Accosciati, da sinistra: Baresi, Giannini, Donadoni, Schillaci, Vialli, De Agostini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La lotteria dagli undici metri

I rigori vennero tirati nella porta opposta a quella che aveva visto le segnature di Schillaci e Caniggia. I primi sei tentativi andarono a segno. Per l’Italia: Baresi, Baggio e De Agostini. Per l’Argentina: Serrizuela, Burruchaga ed Olarticoechea. Arrivò il turno di Roberto Donadoni. Goycochea, che aveva già sfiorato il tiro di Baggio, intuì la conclusione e respinse sulla sua sinistra. Donadoni, in preda allo sconforto, si buttò a terra in ginocchio. Poi toccò a Maradona. Freddissimo, con il piatto mancino battè inesorabilmente Zenga. 4-3 per i sudamericani. A quel punto si recò sul dischetto Aldo Serena. Un tiro di sinistro a mezza altezza, sempre alla sinistra del portiere. Goycochea respinse, quasi bloccando il pallone. Il sogno, scricchiolante da qualche minuto, si ruppe in mille pezzi. Quell’Italia, potenzialmente aveva tutte le carte in regola per arrivare alla Coppa. Non arrivò neanche per l’Argentina, a cui la Germania Ovest inflisse l’1-0 maturato grazie ad un rigore di Brehme, concesso molto generosamente. Goycochea intuì ancora la traiettoria, ma fallì nel momento clou. Chi di rigore ferisce… Come detto, la sconfitta di Napoli inaugurò la pessima tradizione dell’Italia nelle partite iridate decise ai rigori. Quattro anni dopo arrivò la beffa di Pasadena nella finalissima con il Brasile, dove due rigoristi a segno nel 1990 sbagliarono negli USA: Franco Baresi e Roberto Baggio. Sbagliò anche Massaro. A Francia ’98, invece, il quarto di finale contro i padroni di casa vide il rumoroso tonfo del tiro di Di Biagio sulla traversa di Barthez. Da allora in poi, a Euro 2000 (semifinale con l’Olanda) e soprattutto al Mondiale 2006 (finalissima con la Francia) il trend venne finalmente invertito. All’Europeo 2008, però arrivò nuovamente la sconfitta ai quarti contro i futuri campioni della Spagna.

Sergio Goycochea, eroe argentino di quel Mondiale
Sergio Goycochea, eroe argentino di quel Mondiale
Fabio Ornano
Fabio Ornano
Cagliaritano, classe '81. Pazzo per Brera, Guerin Sportivo e Panini. Da anni membro di MP: principalmente ed inevitabilmente, per scrivere sulla storia del calcio. Italiano ed internazionale.

3 Commenti

  1. Nell’articolo c’è un clamoroso errore storico: i fischi all’inno argentino, con tanto di Hijos de puta, avvennero prima della finale giocata allo stadio Olimpico a Roma, non prima della semifinale giocata a Napoli, come del resto si evince anche dalle immagini che avete postato (ovvero in finale Argentina con la maglia blu, mentre in semifinale con la classica camiseta a righe verticali biancocelesti).

  2. Che cagata di articolo!!!!!
    A napoli non venne x nulla fischiato l’inno argentino!!!
    Il tutto accadde a roma!!!!! Durante la finale!!!!!

  3. La svista, sicuramente importante, è stata corretta. Dò ragione e ringrazio Gennaro, per la segnalazione ferma ma educata. Per quanto riguarda il signor Gerardo, non si può dire lo sia stata altrettanto.
    Si può far notare un errore – anche marchiano – e lo si accetta volentieri: sempre che non venga fatto mancando di rispetto come ha fatto lei.
    Cordiali saluti

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