Il Coronavirus, l’Europa, il (tardivo) blocco preventivo

Ferma anche la CONMEBOL. Sospesa la Copa Libertadores per prevenzione. Ciò che doveva fare la UEFA giorni fa, per evitare la circolazione di un virus che sta viaggiando in Europa in prima classe. Invece, tra gare giocate e alcune rinviate, tra stadi vuoti o pieni all’occorrenza, in Europa si è continuato a non avere una linea comune, fin quando anche in Inghilterra ci sono stati i primi casi: Mikel Arteta e Hudson-Odoi, e allora via: summit in call-conference e blocco del calcio Oltremanica.

In Italia, la situazione è nota a tutti: Rugani positivo, poche ore dopo Gabbiadini: Juventus e di conseguenza Inter in blocco forzato delle attività, Sampdoria ed Hellas ferme per gli stessi motivi. 121 persone dello staff bianconero in isolamento, Agnelli compreso. Nel pomeriggio di venerdì, altri 4 casi di positività in casa Sampdoria, la Fiorentina ha annunciato le positività di Vlahović, Pezzella, Cutrone, e il fisioterapista viola, Dainelli. Allerta massima, Italia bloccata e sprofondata in un clima surreale, una buona dose di paura.

La notizia che giunge dal Regno Unito è significativa: Boris Johnson ha parlato senza peli sulla lingua, annunciando che saranno tempi difficili. Ma va controcorrente: per quanto possibile, l’Inghilterra andrà avanti con negozi aperti e vita quotidiana, confidando nuell’immunità di gregge. La Football Association, invece, ha deciso di accodarsi al resto d’Europa: sì al blocco della Premier League, con estremo ritardo a onor del vero, in seguito non solo alle positività di Arteta e quella di Hudson-Odoi, ma anche della quarantena preventiva di Mendy e dei casi in casa Leicester che destano preoccupazione. Immediatamente successiva la scelta della Scozia di fermare tutto sin da subito, dunque: niente Old Firm (che era in programma questa settimana), campionato fermi a poche ore dalla notte di Ibrox, in un giovedì in cui i Rangers hanno ospitato, a porte aperte, il Bayer Leverkusen. Era Europa League, consentita a macchia di leopardo fino a qualche ora fa, finché anche la UEFA, altra, in colpevole ritardo, ha stabilito che fosse meglio fermarsi: stop a Champions ed Europa League, prima che questo coronavirus trovasse terreno fertile per propagarsi ulteriormente, e blocco anche in Germania, in seguito alle parole di una Merkel che teme un 60% della popolazione tedesca potenzialmente contagiabile, e Francia, le cui immagini dell’invasione di campo a Sant’Etienne le ricordiamo piuttosto bene, tutti, e parliamo solo di qualche giorno fa.

Stop anche in Belgio, Jupiler Pro League ferma a una giornata dai playoff, decisione presa dopo il primo caso di positività, un uomo nel carcere di Mons; ferma la Liga, fermo il campionato portoghese, fermo quello danese, in Svizzera sport già fermo da un po’. E in attesa di capire tempi e situazioni, l’idea di spostare gli Europei al 2021 prende corpo, per poter dar tempo all’Europa di chiudere questa stagione senza dover confrontarsi con la necessità di stabilire campioni a tavolino.

Condividi
Formato da una redazione dinamica e giovane, MondoSportivo parla di calcio e respira sport. Sempre sul pezzo, continuamente all'opera per fornire un'informazione pulita, diretta, sincera.