Il calcio italiano riparte dopo la guerra. Stagione 1945/46: la Serie A divisa in due gironi

La guerra era finita, ma per l’Italia si sarebbe prospettato un periodo duro. Anni di ricostruzione, caratterizzati da un lentissimo ritorno a una normalità che mancava da tanto, troppo tempo. Nel 1945 il calcio provava a ripartire dopo un biennio di pausa forzata. Anche se riorganizzarsi non era semplice. I combattimenti lungo la Linea Gotica dell’inverno 1945 avevano spezzato in due la penisola, rendendo difficoltose le vie di comunicazione sugli Appennini. In queste condizioni, vista l’occupazione americana in Nord Italia, la FIGC decise di far ripartire il campionato ma con una formula del tutto nuova e particolare.

Nel nord fu costituita la Lega Nazionale Alta Italia, che avrebbe gestito il campionato dell’Alta Italia. Il girone settentrionale si sarebbe posto in continuità con la Serie A anteguerra, convogliando tutte le società che avrebbero avuto titolo per partecipare alla massima serie 1943-44, che era stata soppressa. L’Ambrosiana-Inter, il Milano e il Genova tornarono alle denominazioni originarie di Inter, Milan e Genoa, messe da parte durante il periodo fascista perché troppo “esotiche”. Andrea Doria e Sampierdarenese vennero nuovamente divise, dato che la loro fusione nella società La Dominante, era stata il frutto di una forte ingerenza del partito fascista.

Al sud la situazione era ancora più difficilmente gestibile, visto che le società di Serie A non erano sufficienti a creare un girone unico. Venne creata la Lega Nazionale Centro-Sud, che aveva il compito di gestire il campionato misto A/B del centro-sud. Il girone meridionale fu reso zoppo dalla rinuncia del Pisa e dalla radiazione della MATER, squadra dell’hinterland romano, e per questo vide la partecipazione di sole undici squadre. Al termine dei due raggruppamenti le prime quattro classificate si sarebbero qualificate per il girone finale nazionale, che avrebbe sancito la vincitrice dello scudetto.

Nel girone Nord si qualificarono Torino, Inter, Juventus e Milan (i rossoneri dovettero fronteggiare uno spareggio contro il Brescia); nel girone centro-sud Napoli, Bari, Roma e Pro Livorno. Si arrivò quindi al raggruppamento finale, che si disputò tra aprile e luglio 1946. Le favorite, anche per la forza del loro organico, erano le compagini settentrionali. E infatti ci fu un assoluto dominio di queste formazioni, che riuscirono a occupare i primi quattro posti. Si impose il Torino, davanti ai rivali della Juventus. Decisive furono le ultime due partite. I granata vinsero di misura il derby, vendicandosi della sconfitta dell’andata. Ciò gli permise di affiancare la Juventus in testa alla classifica e di giocarsi tutto nell’ultima giornata. I bianconeri non andarono oltre il pareggio a Napoli e così per il Torino, vittorioso per 9-1 sulla Pro Livorno, fu trionfo.

Si trattò del terzo scudetto del Torino, il secondo consecutivo dopo quello ottenuto nel 1942/43. I granata avrebbero poi dominato gli anni successivi, divenendo una delle squadre più vincenti della storia della Serie A. Fino alla tragedia di Superga, che pose fine alla cavalcata del Grande Toro. Ma questa, purtroppo, è un’altra storia.

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Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.