Coronavirus: la UEFA e le sue gravi responsabilità

Si doveva agire prima? Sì. Si poteva agire prima? La risposta è ancora una volta sì. Il detto “meglio tardi che mai” questa volta non vale. Meglio prima che poi, altroché. La UEFA ha finalmente deciso di fermare la Champions League e l’Europa League, rinunciando al completamento degli ottavi di finale. Troppo dilagante quella che l’OMS ha definito “pandemia” già da tanto, troppo tempo vista la rapidità del contagio. Anche lo slittamento di Euro 2020 appare inevitabile: giocare in autunno o, più verosimile, rimandare tutto al 2021.

La cocciutaggine di Čeferin, dei membri dell’ECA e di tutti gli avidi faccendieri del massimo organo calcistico europeo è stata finalmente battuta dal buon senso dei veri protagonisti di questo gioco. Cioè i giocatori e le società. Bergamo, focolaio più ardente di quest’epidemia ha dato lezioni non solo di sport, ma anche di vita, unendo, fin quando è stato possibile, calcio giocato e responsabilità civile. Anche il più testardo dei muli, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ritiene opportuno rinviare di un anno i giochi olimpici. Ma quanto ci ha messo la UEFA a capirlo? Il primo campanello d’allarme è arrivato il 23 Febbraio, quando quattro partite della Serie A sono state rinviate per il diffondersi del virus. Quasi un mese fa. Inter–Ludogorets, gara dei sedicesimi di ritorno di Europa League, è stata giocata a porte chiuse. Rinviate le semifinali di ritorno di Coppa Italia. Juventus-Inter, che ha portato a polemiche infinite, insulti e repliche con la Lega, è stata giocata a porte chiuse. È arrivato il decreto Conte, rinforzato una seconda volta. Il campionato si è fermato. City-Arsenal, recupero di Premier League, bloccato. Inter-Getafe e Siviglia–Roma impedite per blocco aereo con la Spagna. Infine, il giocatore 1: Daniele Rugani positivo al coronavirus, subito dopo Manolo Gabbiadini. E l’allenatore 1: Mikel Arteta, tecnico dell’Arsenal. Da quanto stiamo andando avanti con questo elenco? E abbiamo omesso certamente dei casi. Già soltanto il tempo di lettura di queste righe è sufficiente per rendersi conto della situazione. Ma la UEFA, fino a poche ore fa, aveva in programma un incontro previsto per martedì prossimo… martedì prossimo! Per i tempi del coronavirus, un anno solare. E il primo ministro britannico, Boris Johnson? Sulla stessa linea-maginot d’idiozia che ancora permetteva che la Premier League potesse giocarsi a porte aperte. Non bastava il contagio da coronavirus beccato dal Ministro della Salute, Nadine Dorries. Per fortuna, la FA ha chiuso i battenti anche qui.

L’ammasso dei tifosi dell’Atletico Madrid ad Anfield Road, il casino dei supporters del PSG all’esterno del Parco dei Principi, complici anche i giocatori (lo stolto Kurzawa su tutti) il colpo di tosse “scherzoso” di Diego Costa in una mixed zone ancora aperta. Poche ore fa, la bolgia di Ibrox per l’ottavo di Europa League tra Rangers e Bayer Leverkusen. Tutti cattivissimi esempi, per essere buonisti, tutti comportamenti da contagio che pesano e peseranno sull’Uefa come un macigno. Incapace di comprendere che non è e non dev’essere il contagiato a far notizia, ma che, per impedire il problema, bisogna chiudere tutto per evitarli questi contagi. Che, per difendere i soldi, i milioni, i dollaroni del Dio denaro cui tanto tenete a Nyon, chiudere tutto è indispensabile per difendere proprio tali interessi. Perché, se si supera senza contagi il periodo d’incubazione, si evita la diffusione del morbo e, soprattutto, si contiene l’emergenza ospedaliera che impedisce, in questo momento, le cure a tutti coloro che ne hanno bisogno. I medici stanno compiendo un lavoro che in futuro dovrà essere premiato, come minimo, con il premio Nobel. In questi giorni è montato l’hashtag su Twitter #Uefasvegliati e #Borissvegliati. L’NBA ha chiuso, la Liga, la Serie A, la Primeira Liga portoghese, la Copa Libertadores in Sudamerica e tanti altri campionati hanno chiuso. La Formula 1 ha chiuso, lo sci ha chiuso, il tennis ha chiuso. In Youth League, l’Inter non si era presentata alla sua partita settimana scorsa e l’UEFA cosa ha fatto? Ha messo la società sotto indagine.

Siamo oltre il limite della follia, dell’ignoranza, del bieco rifiuto della civiltà. Ogni morto in più, causato dai ritardi dell’UEFA, peserà sulla coscienza, sappiatelo. L’Italia non è immacolata, all’inizio di questa storia ha sottovalutato il problema, ma anche perché eravamo di fronte a qualcosa di nuovo e inaspettato. Una volta capito questo, però, possiamo dire con orgoglio di aver agito con fermezza. Di esempio, per tutto il mondo, come ha testimoniato anche l’OMS (l’Organizzazione Moniale della Sanità), che ha pubblicamente rivolto i complimenti al nostro Paese. Alla fine di questa triste storia, caro Aleksander Čeferin, farebbe bene a dimettersi. In politica e nell’imprenditoria in passato tanti altri, con estrema dignità, lo hanno fatto per molto meno.

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Laureato in Scienze della Comunicazione, a Salerno. Master in Giornalismo IULM, a Milano; Giornalista professionista.