Coronavirus, Johnson controcorrente: si va avanti. Ma il mondo dello sport non è d’accordo

Niente interventi radicali nella vita delle persone, niente luoghi pubblici chiusi, stadi ancora a porte aperte e sport che continua come prima. Quella del governo Johnson è stata al momento la scelta più controcorrente d’Europa: si dovrà ancora valutare se sospendere gli eventi, perché resta la consapevolezza che la situazione potrebbe peggiorare, ma “alla luce dell’evidenza scientifica, possiamo dire che finora avrebbe avuto un impatto limitato nella trasmissione del virus”. Per il Primo Ministro inglese, insomma, le drastiche decisioni adottate in queste ore dall’Italia e a cui stanno facendo seguito anche altri Paesi non sarebbero fondate su ragioni scientifiche, poiché ritenute senza conseguenze effettive. Anzi, suo dire, addirittura, “chiudere le scuole potrebbe causare più danni che benefici”, per esempio.

Johnson, in realtà, ha riconosciuto per primo che si tratterà della peggior crisi sanitaria di un’intera generazione e che “molti vostri cari moriranno”. Ma oltre a un blando piano di dieci punti, diretto a intimare determinati comportamenti per autoisolarsi ed evitare di infettare gli altri e avere conseguenze peggiori, non ha fatto. Ed è anche questa una delle ragioni per cui il week-end di sport si disputerà regolarmente, con gli stadi pieni come accaduto ieri sera ad “Anfield” durante Liverpool-Atletico Madrid, nonostante siano emersi addirittura i primi casi di autoisolamento per rischio contagio (in primis, tre calciatori del Leicester City, mentre è in attesa del risultato Mendy del Manchester City).

La decisione di Johnson, però, non è stata proprio condivisa nel mondo dello sport. Non si sono espressi in modo certamente favorevole i due opinionisti Pier Morgan e Gary Lineker, che in generale oggi si sono espressi nella direzione di una sospensione definitiva della stagione calcistica, così come Nuno Espirito Santo, allenatore del Wolverhampton che si è ritrovato a vivere una situazione paradossale: dover scendere in campo contro l’Olympiakos, il cui proprietario è risultato positivo al Coronavirus (tanto che persino l’Arsenal ha dovuto annullare la sfida contro il Manchester City per averlo “incrociato” due settimane fa e tornerà ad allenarsi solo domani). E infatti, il tecnico portoghese è stato durissimo: “Realizzi ciò che sta accadendo nel mondo, le persone stanno morendo e noi dobbiamo giocare una partita di calcio? È assurdo.”

Ma c’è chi si è addirittura rivolto direttamente al Primo Ministro. È il caso, per esempio, del centrocampista del Monaco Cesc Fabregas: “Quindi, stai dicendo e ammettendo che la malattia si diffonderà così tanto nelle prossime settimane/mesi, ma non stai chiudendo “ancora”. Le dovrai comunque chiudere poi. Perché non farlo ora ed evitare maggiori problemi?”

Più velato, ma piuttosto efficace, è stato il commento di Lucas Digne, oggi all’Everton e con un passato alla Roma:

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.