Russia, in sette per evitare l’incubo retrocessione

A quattro giornate dal termine le gerarchie nella parte bassa della classifica sembrano abbastanza delineate, sebbene non sia da escludere alcun epilogo possibile.

La riforma intrapresa nel 2011 e volta ad uniformare l’ubicazione del campionato russo nel calendario europeo ha accentuato ulteriormente l’interesse verso la lotta per non retrocedere. Da quel momento, infatti, è stata introdotta una nuova formula per regolare il passaggio delle squadre tra le due principali categorie nazionali: ultima e penultima salutano senza alcun appello, terz’ultima e quart’ultima disputano uno spareggio contro la quarta e la terza del torneo cadetto. A conti fatti esiste la concreta eventualità che su sedici elementi ben quattro mutino da una stagione all’altra. Una situazione tutt’altro che trascurabile da un punto di vista della stabilità economica e organizzativa ma che, allo stesso tempo, aumenta imprevedibilità e interesse. Fino ad ora l’en plein dell’FNL si è verificato soltanto in un’occasione, nel 2014, quando Ufa e Torpedo, sconfiggendo Krylya Sovetov e Tom Tomsk, accompagnarono Arsenal Tula e Mordovia Saransk. Un rimescolamento completo, considerando che tre di queste società erano all’esordio nella massima serie e una, quella moscovita, non vi partecipava da numerose stagioni.

Lo scorso anno i play out (o play off, dipende dai punti di vista) impegnarono Amkar e Anzhi: i primi regolarono il Tambov, salvo poi essere costretti al forfait per problemi finanziari, mentre i secondi vennero sconfitti dall’Enisej, per poi essere ripescati in virtù dello slot lasciato vuoto appunto dai rossoneri di Perm. Al momento, stavolta, toccherebbe a Krylya Sovetov e Ufa, le quali sfiderebbero Nizhnij Novgorod e Tom Tomsk. Retrocessione diretta invece per Enisej e Anzhi. Ma andiamo ad analizzare la situazione in maniera più approfondita.

URAL 33 punti

I ragazzi di Parfenov, peraltro ancora in corsa in coppa di Russia e con buone possibilità di disputare la finale, sono partiti col freno a mano tirato, non sfruttando un buon calendario. Nella fase centrale si sono risollevati, ma il vero punto di svolta è arrivato alla ventiduesima, quando dopo un solo pareggio in sei partite sono andati sotto di due gol, in casa, contro il fanalino di coda Enisej. Una splendida reazione corale ha permesso all’Ural di ribaltare quella partita nel finale, iniziando una serie di dieci punti in quattro gare, terminata domenica con il brutto capitombolo a Ufa. Una sconfitta che può risultare comunque indolore, dato che pochi giorni prima era arrivato il trionfo sul campo del Krylya Sovetov, che ha delineato e non poco il futuro di entrambe le compagini. Il calendario nasconde alcune insidie, ma la possibilità di gestire un buon vantaggio e il rientro di alcune individualità importanti come ad esempio Bicfalvi dovrebbero sciogliere rapidamente gli ultimi dubbi, anche perché dietro è improbabile che vincano sempre.

RUBIN KAZAN 32 punti

L’ultimo decennio ha cambiato radicalmente il volto del Rubin Kazan. Dopo i due titoli del 2008 e del 2009 la capitale del Tatarstan ha vissuto un declino calcistico lento ma inesorabile. La situazione attuale non sorprende affatto, anche se è lecito affermare che il Rubin possa considerarsi quasi salvo. Questo, soprattutto, grazie ai buoni risultati ottenuti nella fascia centrale della stagione che hanno permesso ai ragazzi di Berdyev di riporre un discreto quantitativo di fieno in cascina. Nelle ultime otto uscite sono arrivati soltanto quattro punti e l’ultima vittoria risale addirittura al 2 marzo, di misura sull’Akhmat. Pochissime vittorie (sei, quart’ultimo in questa classifica) ma anche pochissime sconfitte (sempre sei, stavolta quarto nella graduatoria specifica): in mezzo tanti pareggi anonimi (14!), spesso sinonimo di incompiutezza e mediocrità. L’unica cosa da salvare, insomma, è proprio la permanenza nella categoria, per poi provare a rifondare rispettando le rigide normative Uefa e valutando attentamente il delicato presente finanziario del club.

DINAMO MOSCA 29 punti

L’inaugurazione del nuovo stadio è imminente, ma in quale serie lo utilizzerà la Dinamo? La terribile conclusione della stagione 2015/2016 ha relegato i poliziotti, per la prima volta nella storia, nella categoria cadetta: un anno di purgatorio risolto con discreto agio, sebbene la scorsa stagione di assestamento non abbia consolidato le fondamenta adeguate per la nascita di un progetto a lungo termine. Il problema principale è sicuramente l’attacco, il terzo meno prolifico dell’intero campionato, che ha reso vano il buon operato della difesa (solo il CSKA ha fatto meglio). A tal proposito vanno segnalate le tante sconfitte per 1-0 subite in questa primavera, un’emorragia interrotta dalla provvidenziale vittoria sul Krylya Sovetov. La Dinamo parte con un minimo vantaggio e ha un calendario gestibile, ma in questi casi il blasone conta poco, la storia che vale maggiormente è quella recente e l’incubo della retrocessione è ancora fresco. Anche allora i moscoviti non si trovarono mai nelle ultime due posizioni durante il torneo, eppure alla trentesima vennero inghiottiti al penultimo posto. Stavolta sarà dura, ma gli spareggi sono lì, e giocarsi tutto in centottanta minuti non risulterebbe essere un compromesso favorevole.

KRYLYA SOVETOV 27 punti

Una primavera strana ha finito per mettere nei guai gli uomini di Bozovic. Il tecnico montenegrino, arrivato in corsa per sostituire l’inesperto Tikhonov, conosce a menadito il campionato russo, avendo lavorato in tantissime città del paese e la scelta del club di Samara era proiettata in un’ottica di crescita anche a livello europeo. Nel 2019 il Krylya è partito fortissimo, con sette punti in tre partite. La strada sembrava in discesa ma poi sono arrivate sei sconfitte nelle successive sette partite, perdendo anche contro le dirette rivali. I giocatori di qualità ci sono, ma ora servono i punti: contro l’Ufa non saranno ammessi passi falsi, perché poi il calendario si inasprisce.

UFA 25 punti

Un’annata indimenticabile che rischia di chiudersi nel peggiore dei modi. I baschiri sono partiti esordendo in Europa League e sfiorando la qualificazione alla fase ai gironi; un’estate densa di appuntamenti che ha complicato, fino a un certo punto, il proseguo del campionato. Più che la coppa, infatti, sono state alcune scelte inopinate a complicare il cammino della squadra, come la mancanza di una guida tecnica capace ed esperta. Non è un caso che l’arrivo di Evseev abbia dato una sterzata ai risultati: in sei gare sono arrivati nove punti. La rimonta con l’Ural, segnando peraltro quattro reti, ha rafforzato il vantaggio sull’Anzhi e permette di ambire a qualcosa in più. Il calendario non è però dello stesso avviso: tre match in trasferta, dove l’Ufa non ha mai vinto in tutta la stagione (nemmeno in coppa di Russia e in Europa League). Tutto dipenderà dalla vena di Igboun, salito al terzo posto nella classifica marcatori con nove centri.

ANZHI 20 punti

Un po’ a sorpresa l’Anzhi ha ancora qualche speranza, merito soprattutto dell’impegno encomiabile dello staff e dei giocatori, che continuano a lottare nonostante le note avversità societarie. L’anno scorso ventuno punti bastarono per giocare gli spareggi, stavolta bisognerà alzare l’asticella, partendo dalla sfida cruciale di Krasnojarsk. Un’eventuale vittoria con l’Enisej, abbinata magari a una sconfitta dell’Ufa a Samara, rimescolerebbe del tutto le carte in tavola, soprattutto perché a differenza dei biancorossi gli avversari dell’Anzhi sono un poco più abbordabili. L’ultimo successo è datato primo marzo, in quel di Orenburg, poi soltanto due punti in otto partite: al netto di tutte le difficoltà, un bottino troppo esiguo per evitare la retrocessione. In ogni caso i ragazzi di Adiev non molleranno prima di qualsiasi verdetto matematico.

ENISEJ 16 punti

Se la situazione dell’Anzhi è drammatica, figurarsi quella dell’Enisej. Al debutto assoluto nella massima serie, la squadra di Alenichev ha dato qualche segnale di risveglio nelle scorse settimane, dimostrano quantomeno di onorare fino alla fine questa nuova esperienza. Il fatto è che anche vincendole tutte, obiettivo alquanto improbabile, c’è la concreta possibilità che l’Enisej resti fuori dalla post season. Imbarazzante il rendimento lontano da Krasnojarsk (e da Tyumen e da Sochi, includendo tutte le sedi delle gare casalinghe disputate): quattro punti su cinquantasette a disposizione. Il programma prevede tre partite di fila tra le mura amiche che, forse, non accenderanno le residue speranze di salvezza ma, di sicuro, regaleranno una dignitosa conclusione al pubblico e alla città. Con la convinzione di poter tornare ben presto nel calcio che conta.

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Grande appassionato di calcio russo, tifoso dello Zenit San Pietroburgo. Estimatore del calcio giocato nei luoghi meno nobili e più nascosti, preferirebbe vedere un Torpedo-Alaniya rispetto a uno Juventus-Milan.