Robson Oliveira, l’autista di Fernando (ex Sampdoria), dalla prigionia in Russia al ritorno a casa

Robson, non sai nemmeno che faccia abbia Jorge Jesus, vero?

No, quando mi hanno arrestato l’allenatore (del Flamengo ndr) era Abel (Braga)

L’incubo di Robson Oliveira, originario di Nova Iguaçu, città dello Stato di Rio, è iniziato a tinte calcistiche ed è terminato sempre con i medesimi colori. L’ex autista di Fernando Lucas Martins, ex giocatore di Sampdoria e Grêmio e campione della Confederations Cup del 2013 con il Brasile, è stato scarcerato dopo due anni di prigionia in Russia.

Dopo la scarcerazione, una delle prime conversazioni da uomo libero ha riguardato proprio la sua squadra del cuore, il Flamengo, e più in generale il calcio, sport che in un certo senso gli ha stravolto la vita. Durante questi due orribili anni un equivoco lo ha privato di tutte quelle piccole cose che ognuno dà per scontato, come per esempio assistere alle partite della nostra squadra preferita. In questo periodo di successi per i rossoneri, Robson non ha potuto vivere le grandi vittorie in Libertadores e nel Brasileirão.

Chi è Robson?

Ex fuciliere della Marina dell’esercito brasiliano, Robson do Nascimento Oliveira aveva 46 anni ed era disoccupato nel febbraio 2019. Spesso accade che ex militari poi non riescano a costruirsi un futuro per colpa di uno Stato che non favorisce l’integrazione di chi serve il proprio Paese e vive secondo una rigido regime. In quel periodo la famiglia della moglie del calciatore Fernando, all’epoca allo Spartak Mosca, gli aveva offerto un lavoro che sarebbe stato la sua rovina. Vista la precarietà e lo stipendio alto che avrebbe ricevuto, Robson ha accettato, volando in Russia assieme alla sua compagna Simone Damazio de Barros.

La grande occasione

Nel novembre del 2018 la sua compagna, cuoca di alto calibro, aveva ricevuto una proposta da parte di Sibele Rivoredo, suocera di Fernando. La signora stava cercando una cuoca privata per la figlia, promettendo 8milia reais al mese, otto volte lo stipendio minimo di qualsiasi brasiliano, con vitto e alloggio inclusi.

Vorrei davvero che tu lavorassi per mia figlia all’estero (in Russia ndr). [..] Però è innegabile che ci sia la necessità di avere un’esperienza prima […] e ho pensato che potresti lavorare (nella nostra casa a Rio ndr) da mercoledì a sabato” dice Sibele in un audio WhatsApp trascritto da Globo Esporte inviato a Simone.

La prova a quel punto era stata superata con successo e perciò Sibele aveva di conseguenza presentato un’offerta concreta a Simone. Tuttavia all’inizio c’era molta titubanza da parte della cuoca; cultura diversa, clima diverso e vita lontana dal compagno Robson. Per convincere Simone ad accettare, Sibele ha poi messo sul piatto 6mila reais aggiuntivi per Robson, il quale avrebbe dato una mano nelle faccende di casa e sarebbe diventato l’autista ufficiale della figlia Raphaela e del centrocampista Fernando.

Il viaggio verso una nuova vita

Il 9 febbraio 2019 era tempo di fare i bagagli per partire alla volta di Mosca. I due, che mai avevano fatto un viaggio in aereo, si sono presentati all’aeroporto internazionale Tom Jobim di Rio de Janeiro. Lì ad aspettarli c’era un tale Leandro, amico della famiglia della moglie del centrocampista Fernando, con due valigie e un bagaglio a mano.

Quando arriverai là – dice Sibele in un altro audio mandato e trascritto sempre da Globo Esporte a Simoneci saranno due valigie e un baglio a mano per Robson su un carrello. Su un altro carrello metti due valigie e la tua borsa (Simone e Robson avevano una piccola borsa ciascuno). Non mettere tre valigie su un carrello per non richiamare l’attenzione, magari ti fermano. Quindi due valigie su uno e due valigie sull’altro, ok?

Dentro a quelle borse, a detta di Leandro e Sibele, c’erano solo vestiti. Tuttavia in mezzo ai vestiti c’era anche l’oggetto della disgrazia di Robson. Questo però lui lo saprà solo 18 ore dopo, una volta arrivato in Russia.

I problemi in aeroporto

Il volo numero LH-1446 di Lufthansa è atterrato nel tardo pomeriggio del 10 febbraio a Domodedovo, cittadina a 37 km da Mosca con uno degli aeroporti più rigorosi del mondo. Lì ad aspettarli sarebbe dovuto esserci un certo William Rodela, una sorta di amico delle star brasiliane del calcio in Russia. Tuttavia per Robson e Simone non c’è stato modo di incontralo, vista la situazione assurda successa durante i controlli.

I funzionari li hanno fermati chiedendo spiegazioni per quanto riguardava il metadone presente tra i vari capi. Lì l’ingenua coppia, della quale Sibele aveva approfittato, dall’alto dei suoi soldi che non sempre determinano la nobiltà di una persona, è andata in panico. Quel metadone, un oppiaceo impiegato normalmente per la disintossicazione da eroina e illegale in Russia, sarebbe stato destinato come antidolorifico al marito di Sibele, William Pereira de Faria, malato di diabete e con dolori forti alla schiena.

Ovviamente i suoceri di Fernando sapevano che lo l’articolo 299.1, parte 3 del codice penale russo proibisse l’entrata del metadone e si approfittavano spesso degli altri che non conoscevano la Legge. Secondo un calciatore brasiliano, presente in un gruppo WhatsApp creato dalla diaspora brasiliana a Mosca e rimasto anonimo nell’intervista a GE, Raphaela, la moglie di Fernando, spesso chiedeva in questo gruppo a qualcuno che viaggiava in Brasile, dove il farmaco è legale, di comprare il metadone per il padre.

Le 40 compresse di metadone

La sicurezza aeroportuale ha così quindi fermato per narcotraffico sia Robson sia Simone, ai quali sono stati poi fatti gli esami dell’urina e del sangue. Ignari di portare 40 compresse di metadone, per un totale di 5.60g di farmaco, erano stati avvertiti da Sibele in un audio solo di due anelli nuziali, un regalo per la figlia e il genero: “Se vi fermano, gli anelli sono tuoi e di Robson. Voi state insieme. Qualora non capissi quello che diranno, mostra il dito.

Benché in valigia ci fosse pure la prescrizione del medico Marcelo Tayah per il metadone, le autorità russe non l’hanno presa giustamente in considerazione. Questo tipo di ricetta in territorio russo non vale nulla. Il dottor Tayah aveva pure provveduto a un’autorizzazione speciale in lingua inglese da presentare alle autorità qualche giorno dopo. Tale autorizzazione non è però mai stata consegnata a nessuna autorità russa, lasciando un buco molto ampio a questa intricata trama. Sfortunatamente la vicenda non è un film con una sceneggiatura scadente.

Il fermo

Dopo 17 ore di fermo le autorità hanno rilasciato la coppia, libera di entrare nel Paese. Entrambi avevano sostenuto durante il fermo che quei farmaci non fossero loro. I due però capiranno solo dopo che le investigazioni sarebbero continuate nei confronti di Robson, risultato positivo alla cocaina. Questo fatto ha insospettito non poco la polizia che ha pensato che il metadone fosse proprio per lui e non per un’altra persona.

Secondo la ricostruzione dell’avvocato di Robson, Olímpio Soares, il suo assistito avrebbe assunto droga la notte prima della partenza per Mosca, durante una festa a Rio de Janeiro. Per di più la perizia psichiatrica delle autorità russe non evidenzierebbe alcun sintomo di dipendenza, affermando solo un uso saltuario. Inoltre il metadone è impiegato solo per debellare la dipendenza da oppiacei, come l’eroina, non da droghe stimolanti, come la cocaina.

Questo è sicuramente un punto a favore di Robson e della sua totale estraneità alla presenza metadone nella borsa. Però consumare della droga un giorno prima di partire verso un Paese straniero non è stata una grande mossa. La diffidenza massima della sicurezza aeroportuale poi ha fatto il resto, mettendo il futuro autista in una posizione di svantaggio.

Le sorti di Robson

Il periodo di servizio di Simone e Robson nella casa di Fernando è durato circa un mese, durante il quale la casa a Mosca è rimasta praticamente vuota. Solo il 17 marzo Fernando e la famiglia di sua moglie Raphaela hanno finalmente incontrato la cuoca e l’autista. Il giocatore dello Spartak Mosca, essendo molto impegnato tra trasferte e allenamenti, è tornato nel proprio appartamento lussuoso dopo un infortunio. Ha approfittato di queste ferie non programmate per trascorrere un po’ di tempo con la famiglia.

Il giorno dopo sarà per Robson il primo e ultimo giorno di servizio, venendo arrestato proprio il 18 marzo. Da quel momento in poi Robson Oliveira non verrà più rilasciato, mentre Simone passerà 12 giorni ancora in Russia, tornando poi in Brasile. In quel periodo di tempo non saprà nulla del compagno e verrà pure derubata del proprio telefono e di quello di Robson dalla suocera di Fernando. Infatti Simone aveva vari file audio di Sibele, foto di certificazioni mediche e tanto altro materiale riguardante la vicenda e compromettente. Fortunatamente Simone aveva mandato a un parente fidato tutto ciò, tornandosene in Brasile dopo questo furto. Tutto questo materiale sarà poi utile per ridurre la pena da 12 a 3 anni.

William scappa dalla Russia

William, il suocero di Fernando, ha pensato bene di scappare dalla Russia una settimana dopo l’arresto di Robson. Con la sua testimonianza preziosa l’ex militare poteva essere scagionato. La sua paura era quella di finire lui stesso nei guai, perché avesse dichiarato che i farmaci fossero per lui, sarebbe stato passibile di arresto immediato.

La polizia ha cercato di rintracciarlo, interrogando Fernando e Raphaela, ma non Sibele, tornata in Brasile il 14 giugno. Il calciatore e la moglie hanno dichiarato di non conoscere e di non aver avuto nessun contatto con Robson e Simone, cosa non molto veritiera. Sta comunque di fatto che non ci sono prove che attestino uno rapporto tra questi quattro.

L’assurdità più grande è la deposizione di Raphaela, la quale ha riferito di non vedere il padre da tanto tempo, di non conoscere il suo indirizzo e di non sapere niente della sua malattia. Tutto però può essere smentito dalle foto postate regolarmente su Instagram con suo padre. Da una parte c’è l’ingenuità di un uomo onesto, ma da una vita abbastanza sregolata, dall’altra la sfacciataggine di una famiglia fin troppo unita, dai mille segreti. A luglio 2019 poi Fernando si è trasferito in Cina, lasciando la Russia e la propria casa in fretta e furia.

Intermediazioni Brasile-Russia

La svolta è arrivata grazie proprio al Governo di Bolsonaro, forse pressato dall’attuale opinione pubblica non molto favorevole. Bisogna ricordare che nel 2022 in Brasile si terranno le presidenziali e la pandemia ha cambiato le carte in tavola, portando in auge la sinistra, avversaria di Jair Bolsonaro. Qualsiasi sia il quadro politico dietro a questa accelerazione per portare a casa Robson, c’è da applaudire la politica brasiliana per aver riportato a casa un suo cittadino.

Nell’ultimo periodo il Governo brasiliano ha sostenuto Robson con un avvocato e una delegazione inviata all’ambasciata brasiliana in Russia. Fino a quel momento la famiglia di Fernando aveva offerto un avvocato a Robson. L’avvocato però faceva solo gli interessi del calciatore e dei suoi famigliari, lasciando l’incarico dopo il trasferimento del giocatore in Cina. La questione era poi passata a un difensore russo d’ufficio, il quale chiedeva a Robson una confessione a ogni costo.

Una condanna per tornare in Brasile

La delegazione brasiliana aveva pensato inizialmente di portare Robson a scontare la pena in Brasile. La Giustizia russa lo aveva condannato a 3 anni di prigionia, molto meno di quello che chiedeva il procuratore distrettuale, 12 anni. Il piano era lasciare Robson per otto mesi in Russia, il minimo per trasferirlo, e riportarlo dopo questo periodo in una prigione vicina a casa.

Seppur le condizioni buone nel carcere russo, poiché verificate periodicamente dall’ambasciata brasiliana, nel suo Paese natale l’autista sarebbe stato considerato quasi un uomo libero. Le visite dall’ambasciata erano così frequenti che il trionfo del suo Flamengo nella Libertadores 2019 gli era stato annunciato proprio da uno dei membri della delegazione. La condanna in un carcere brasiliano sarebbe stata sicuramente molto più lieve da ogni punto di vista. In questo modo avrebbe potuto rivedere anche la compagna, non ammessa nelle visite settimanali nel carcere russo poiché non parente diretta dell’imputato.

Tutto cambiato con l’indulto

Ed è qui che entra in scena il Governo brasiliano con la sua richiesta di indulto. La pressione mediatica era diventata asfissiante e vari calciatori, come Richarlison per citarne uno, si erano uniti per chiedere giustizia per Robson. Mesi dopo il Governo russo ha accolto la richiesta, firmata da Putin in persona.

Robson do Nascimento Oliveira non riavrà mai indietro questi due anni della sua vita e non avrà mai la piena riconoscenza della sua innocenza in Russia. Lui è stato dichiarato colpevole, ma è stato solo perdonato, non dichiarato poi innocente. L’importante però ora è che torni dalla propria famiglia e nel suo Paese.

Questa vicenda ci deve insegnare come lo Stato sia fondamentale per la nostra sicurezza, anche se spinto da altri interessi. Spesso in Italia ci sono state polemiche per i tanti soldi e le tante energie spesi per salvare degli italiani in situazioni difficili in giro per il mondo.

Si potrebbe accusare Robson di essersela andata a cercare, ma così non è. Lui era solo un uomo in cerca di un futuro migliore, forse un po’ troppo fiducioso degli altri. Le energie impiegate in questa operazione sono state molte e lo Stato avrebbe potuto spenderle in un altro modo, ma se ci fossimo stati noi al posto di Robson, non avremmo ragionato in questo modo, sperando in un briciolo di umanità.