Rugby league, si chiude un 2018 intenso. Ora spazio alle qualificazioni mondiali | 1/a parte

Riepilogo di fine 2018 nel rugby league. Emisfero nord ed emisfero sud, competizioni di club e nazionali: ecco i maggiori verdetti e le aspettative in vista del 2019.

Pronto ad andare in archivio il 2018 del rugby league. Si è trattato di un’annata intensa e ricca di eventi, condita da dinamiche tipiche delle stagioni post-mondiali ma anche di nuove tendenze. Quasi completato il quadro delle nazionali che parteciperanno alla Rugby League World Cup 2021 in Inghilterra; ancora da assegnare alcuni posti.

Utile, in chiusura di anno solare, tracciare un bilancio. In particolare nel rugby league, che anche nel campionato inglese (l’élite d’Europa) segue il ciclo delle stagioni australiane, tale resoconto va a coincidere con quello dell’annata agonistica. In Super League come nella NRL si può parlare di pronostico rispettato, anche se Wigan e Roosters hanno dovuto faticare più del previsto per strappare il titolo di campioni nazionali e il ticket d’accesso al World Club Challenge di febbraio. A livello internazionale, il 2018 ha visto diverse squadre qualificarsi alla Coppa del Mondo, anche se restano da assegnare gli ultimi posti, che arriveranno dagli spareggi intercontinentali e dai playoff europei, con l’Italia chiamata a centrare il terzo accesso consecutivo alla massima competizione iridata.

Nel campionato inglese, la Super League, Wigan ha trovato il suo 22esimo titolo. Secondi al termine della regular season (girone unico e Super8s), i Cherry and Whites si sono liberati in semifinale dei Castleford Tigers, guidati da quella vecchia volpe di Darryl Powell, probabilmente il miglior tecnico dell’emisfero nord, capace di dare alle squadre un gioco divertente, creativo, eppure messo in crisi all’atto decisivo dal cinico ed efficace rugby di Shaun Wane.
Dall’altra parte del tabellone St Helens, prima al termine della stagione regolare con 26 vittorie e solo 4 sconfitte, non ha dato continuità al dominio espresso durante l’anno, cedendo 13-18 in casa con Warrington in semifinale.
Nella finalissima, giocata come di consueto a Old Trafford (Manchester), davanti a 64,892 spettatori, Warriors superbi dopo l’8-4 dell’intervallo e vincenti per l’ennesima volta nell’era recente; a Stefan Ratchford, estremo dei Wolves, l’Harry Sunderland Trophy come migliore in campo della finale.
Se il maggior plauso va ovviamente ai trionfatori di Old Trafford e all’exploit di Dominic Manfredi (2 mete in finale al rientro dopo un lungo e devastante infortunio), resta di livello il 2018 di Warrington, in ricostruzione dopo l’addio di Tony Smith, ben avviata grazie al lavoro di Steve Price.

Ma parte del fascino del rugby league inglese risiede nell’ultracentenaria storia della Challenge Cup (la FA Cup del league), trofeo che annualmente dal 1896–97 offre a tutte le squadre d’Inghilterra l’opportunità della scalata verso Wembley, abituale sede della finale. Nell’ultimo ventennio – nel tentativo di espandere questo codice del rugby, aprirlo a nuovi mercati, riscoprirne roccaforti importanti – l’accesso alla competizione più antica della storia di questo gioco è stata aperta anche a squadre non inglesi, dalla Russia alla Francia e ora alla Serbia. La qualificazione non è automatica né una passeggiata, però quest’anno si è in qualche modo scritta una pagina importante di storia: i Catalan Dragons, club francese con sede a Parpignan nei Pirenei, iscritto alla Super League, si sono qualificati per la seconda volta alla finale, sollevando questa volta la Challenge Cup al cielo di Wembley. Un successo, questo, che ha portato il rugby a XIII sui più importanti media sportivi (e non) d’oltralpe, certificando la crescita dei Dragons sotto la guida del tecnico Steve McNamara e del presidente Bernard Guasch.

Il processo di internazionalizzazione dei campionati e delle coppe inglesi, in sé graduale e tuttavia ambizioso, ha subito una piccola battuta d’arresto con la mancata promozione in Super League dei Toronto Wolfpack, franchigia con sede a Toronto (Canada), fondata nel 2017 su iniziativa di un consorzio di imprenditori appassionati di rugby league e iscritta ai campionati inglesi. Dopo la trionfale promozione dalla League One alla Championship nel 2017, i canadesi – invero molto poco autoctoni del roster, composto quasi interamente da giocatori inglesi e australiani – si sono misurati nell’anno che va chiudendosi con squadre di livello, specialmente nei Qualifiers, con gli incroci tra le 4 peggiori squadre di Super League e le migliori della serie cadetta. Nonostante i favori del pronostico, i Wolfpack si sono arresi ai London Broncos nel Million Pound Game, spareggio-playoff per la massima serie, con punteggio di 4-2 in un incontro dominato dalle difese e dal nervosismo.

Fonte Profilo FB @TorontoWolfpack

In Francia, il titolo è andato all’SO Avignon, 30–28 sul Limoux Grizzlies ad Albi. All’ AS Carcassonne il Trophée Lord Derby, la Coppa di Francia, mentre l’Ille XIII si è aggiudicato la Coupe Falcou. Nel quarto livello della piramide del rugby league francese, hanno maturato nuova esperienza i Saluzzo North West Roosters, società italiana con sede in Piemonte vicino al confine con la Francia, attualmente iscritta  nei campionati della Provence-Alpes-Côte d’Azur (PACA), National Division 2.

PROSEGUE…

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Sardo classe 1987, ama il rugby, il calcio e i supplementari punto a punto. Già redattore di Isolabasket.it e della rivista cagliaritana Vulcano, si è laureato in Lettere con una tesi su Woody Allen.