Fiorentina a lezione di Inglese dal Parma. Vitor Hugo disastroso nel naufragio viola

L’ultima partita casalinga dell’anno solare è disastrosa per la Fiorentina di Stefano Pioli. La compagine gigliata cade di misura con il Parma, punita poco prima dell’intervallo da un clamoroso errore di Vitor Hugo e dalla zampata vincente di Roberto Inglese.

Tutto ciò che era accaduto sabato a Milano si è ripetuto quest’oggi a Firenze, ma stavolta a parti invertite. A San Siro infatti la Fiorentina era riuscita a raccogliere tre punti preziosissimi con un solo tiro in porta, quello di Chiesa, e una prova di totale resistenza in difesa contro un Milan, che ha faticato a trovare la porta di Gerson. Oggi il Parma ha colto lo stesso risultato all’Artemio Franchi producendo poco e sfruttando principalmente le sviste difensive degli avversari e in particolare di Vitor Hugo, il peggiore in campo. Il difensore centrale, protagonista di una stagione in crescendo con continue prestazioni da 6,5/7 in pagella, si è congedato dal 2018 nel peggiore dei modi con una partita da incubo: due distrazioni pesanti, una di queste ha permesso a Inglese di trovarsi libero di colpire e segnare il gol partita, poi il cartellino rosso che ha reso più arduo il tentativo di recupero dei toscani.

Il bilancio dei viola al termine dei 90’ è di tanto possesso palla nella prima frazione, tante conclusioni, ma solo quantità e poca qualità nei tiri al punto da rendere accademici gli interventi del portiere emiliano. Pioli ha dovuto riproporre obbligatoriamente Pjaca nell’undici titolare, vista l’assenza per influenza di Mirallas. Il croato si è messo in luce per un paio di recuperi ma nulla più; l’ennesima opportunità gettata alle ortiche per lo juventino per far ricredere allenatore e tifoseria sul suo potenziale. Quella della Fiorentina però è stata anche una gara in stile Titanic; in pochi infatti si salvano e quei pochi raggiungono una risicata sufficienza. Una squadra capace di trasformarsi in peggio in prossimità dell’area di rigore avversaria; deficitaria nei cross incisivi con i suoi esterni, Biraghi su tutti, poco profonda ed è un peccato perché Simeone potrebbe giocare un ruolo importante come sponda. Infine c’è la gara di Chiesa che spicca per egoismo e poca lucidità; su di lui pende forse da una parte la stanchezza viste le poche possibilità di riposo avute a disposizione, dall’altra la pressione di chi inizia rivalutare il suo talento. Manca una sola partita al giro di boa, sabato pomeriggio si va a far visita a Genoa; in Liguria i viola si presenteranno senza Vitor Hugo e Gerson e molto probabilmente senza Milenkovic. Un reparto difensivo da ricostruire e un gruppo che si presenterà provato dopo la sconfitta di oggi. Poi sarà solo mercato con tante voci in entrata, ma anche rumors in uscita che iniziano a spaventare la piazza.

Condividi
Nasce a Roma il 30 maggio 1979 mentre il Nottingham Forest di Brian Clough vinceva la sua prima Coppa Campioni. Radiocronista sui campi dell’Eccellenza laziale, adora il calcio minore ed il futsal.