Brasile 2014, il personaggio: Ángel Di María

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Un personaggio al giorno, dentro o fuori dal rettangolo di gioco, fino al 14 luglio: durante tutti i Mondiali vi regaleremo quotidianamente la biografia compressa di giocatori e non solo. Oggi è il turno di Ángel Di María, mezzala dell’Argentina.

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Ángel Di María è fuorigioco. No, non è un problema di posizione sul campo, anche perché l’arbitro Rodríguez Moreno è impegnato per l’altra semifinale; è un problema di fatto. Il giocatore argentino, decisivo nel regolare la Svizzera prima della lotteria dei rigori, si sarebbe effettivamente procurato uno strappo muscolare. Quando manca una settimana alla finale, facile prevedere la sua assenza nella partita conclusiva (sia la finale di consolazione o quella vera).

È stato bravo Sabella a imbrigliare il Belgio malgrado l’infortunio della sua seconda stella (la prima rimane l’erede designato: Messi, ovviamente), mascherando la mancanza del giocatore con le geometrie di Biglia e la solidità di Demichelis dietro. Le mosse tattiche anti-Belgio hanno funzionato non solo per il piano partita, ma anche per nascondere la mancanza di foga e idee che l’infortunio del versatile Di María ha comportato.

Alla fin fine, in un certo senso, gli infortuni si pareggiano: il Brasile perde Neymar, l’Argentina perde Di María. Anzi no, forse lo recupera: l’infortunio starebbe venendo curato con un trattamento di staminali, nella speranza di poter schierare El Fideo nell’ultima partita. E tutto questo mentre anche Agüero va verso il recupero.

Per adesso, la certezza è che Pérez dovrebbe essere confermato contro l’Olanda. Partita insidiosa: solo otto precedenti, e una volta sola ha prevalso l’Albiceleste. Ostacolo che potrebbe essere complesso, decisamente. E poi, a fine settimana, sarà Germania o Brasile: precedenti in parità con i verdeoro (36 a 35 le vittorie per Messi & co., con 24 pareggi), favorevoli con i tedeschi (9 a 6, 5 nulle). Un ostacolo alla volta, la numerologia dice che il primo è il più difficile.

Neymar ha sicuramente concluso la sua esperienza a questi Mondiali, ed è un peccato (anche perché correre il rischio di giocarsi un Mondiale in casa, chiaramente, è una di quelle occasioni che càpitano una sola volta nella vita). Ma per Di María, beh… lui aveva solo due anni l’ultima volta che l’Argentina si è giocata la vittoria finale. Correre il rischio di vincere il Mondiale in casa del Brasile è una soddisfazione da togliersi, dopo avere vinto la Décima. Perché a scrivere la storia non sono solo gli eredi di Maradona, ma anche quelli di Burruchaga.

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Puntate precedenti

13 giugno – Stipe Pletikosa
14 giugno – Stefano Bizzotto
15 giugno – Gary Lewin
16 giugno – il sorteggio
17 giugno – Pepe
18 giugno – Guillermo Ochoa
19 giugno – Iker Casillas
20 giugno – Roy Hodgson
21 giugno – Giorgio Chiellini
22 giugno – Miroslav Klose
23 giugno – Fabio Capello
24 giugno – il parrucchiere (di Neymar)
25 giugno – Cesare… Maldini
26 giugno – l’esprit de l’escalier
27 giugno – Claudio Sulser
28 giugno – lo psicologo dimissionario
29 giugno – Mauricio Pinilla
30 giugno – Arjen Robben
1° luglio – Thomas Müller
2 luglio – Mario Ferri
3 luglio – Jürgen Klinsmann
4 luglio – Dunga
5 luglio – Neymar
6 luglio – Tim Krul

Pietro Luigi Borgia
Pietro Luigi Borgia
Cofondatore e vicedirettore, editorialista, nozionista, italianista, esperantista, europeista, relativista, intimista, illuminista, neolaburista, antirazzista, salutista – e, se volete, allungate voi la lista.

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