Lezioni di NFL: Cincinnati Bengals – Denver Broncos

Quest’oggi ci concentriamo su un aspetto fondamentale del football, che spiega molto di ciò che accade in un campo NFL e che rende ogni giocata pregna di significato. Vi spieghiamo quello che gli americani chiamano Play Selection.

Più volte durante la partita di ieri tra Broncos e Bengals, la regia statunitense mostravala sovraimpressione recitante “Play Selection: run X – pass Y”. Perché? Per spiegarlo dobbiamo tornare alle basi del regolamente NFL.

Ogni volta che il possesso della palla passa da una squadra all’altra, alla stessa vengono dati 4 tentativi (down) per coprire 10 yard. Una volta fatto ciò (in uno, due, tre, o quattro tentativi), un nuovo set di 4 tentativi e 10 yarde viene assegnato. Se una squadra non riesce a raccimolare quella 10 yard deve ridare la palla agli avversari. E questa è la regola base del football. Il passaggio mentale da fare per capire l’andamento di una partita è però quello di notare come questo avviene, come quelle 10 yard vengono cercate.

Fino a qualche anno fa, in NFL si sceglieva innanzitutto di correre (run play). I runningback erano i giocatori più richiesti e meglio pagati. Il loro compito era quello di rendere, soprattutto, sui primi tentativi (primo down), per dare alla loro squadra una condizione agevole sul secondo tentativo (secondo down). Era l’NFL di Eric Dickerson, di Emmith Smith, di Walter Payton. I “primo e 10” diventavano un “secondo e 3” con questi fenomeni, oppure direttamente un nuovo primo down.

nflLa lega è però cambiata negli ultimi anni: con l’avvento di regole palesemente dalla parte dei ricevitori (la pass interference che spiegammo nella nostra prima puntata) e lo sviluppo della protezione per il quarterback, ora le squadre si concentrano maggiormente sul gioco aereo. E’ così che la famosa Play Selection di cui parlavamo prima è passata dal rapporto 70%-30% a favore delle corse al completo opposto.
Ieri pomeriggio: i Bengals non raggiungono il primo down, non coprono le famose 10 yard; ridanno la palla ai Denver Broncos del pluridecorato quarterback Peyton Manning (4 volte miglior giocatore nella “nuova” NFL). Prima giocata lancio, seconda corsa, terza lancio. Primo down. E via così. Alla fine i Broncos finiranno con 35 lanci e 26 corse, Cincinnati con 42 lanci e 25 corse, in una partita prototipo del meccanismo che vi abbiamo appena descritto.

Sulla Play Selection incide molto anche l’andamento della partita. Se insegui ed hai poco tempo è meglio che lanci, non consumi tempo sul cronometro e hai guadagni maggiori. Se sei davanti, devi correre in modo da consumarlo il tempo, a costo di essere costretto a convertire molti terzi tentativi. Nonostante la NFL sia in questi anni una lega molto standardizzata e china al lancio (chiamata ormai una “pass-heavy league”), ci sono squadre, come gli Steelers in questo 2012, che si affidano ancora alle corse. In tali squadre servirebbero runningback come quelli citati in precedenza, con una resistenza agli infortuni straordinaria ed un fisico imponente.
Il problema è che il sistema di reclutamento dei giovani giocatori di football è influenzato dai canoni NFL, e quindi il grosso runningback da 30 corse a partita è passato di moda ed è sempre più difficile da trovare. I ragazzini americani sognano di essere i nuovi Cam Newton, i nuovi Robert Griffin, i nuovi Andrew Luck (immenso ieri l’erede di Manning). A pochi interessa riportare in auge il ruolo del runningback grande e veloce che una volta terrorizzava le difese.

Lezioni precedenti:
Il quarterback ed i passaggi
Il controllo del cronometro
Squadre speciali
Safety, overtime e division
International Series