Ciclismo e cadute: alla Roubaix arriva la chicane

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Nel ciclismo, le cadute iniziano a essere un problema. Dopo l’ultimo rovinoso groviglio al Giro dei Paesi baschi, il bilancio, a stagione appena iniziata, è francamente pesante: 38 i corridori professionisti infortunati. Le lesioni vanno dalle semplici abrasioni al pneumotorace. Ma non mancano le commozioni cerebrali, le fratture, i tagli con necessità di punti di sutura.

La risposta degli organizzatori della Parigi-Roubaix è stata istituire una chicane all’ingresso della mitica Foresta di Arenberg, allo scopo di aumentare la sicurezza in gara. Il corridore è un’atleta complesso: se si ferma, magari per 20/30 giorni, dal punto di vista della preparazione torna a zero. A un mese dal via del Giro d’Italia, per qualcuno (per esempio Van Aert, che salterà la Roubaix e il Giro delle Fiandre) potrebbe essere un problema arrivare alla Corsa Rosa nelle migliori condizioni.

Le colpe? Qualcuno ha ipotizzato, nei giorni scorsi, che il miglioramento tecnologico dei mezzi abbia un peso, in questa situazione. I nuovi sistemi di frenata, per esempio, rispetto a quelli tradizionali a pattino, danno ai corridori una sensazione di maggiore sicurezza, facendo sì che vengano ridotte le distanze di sicurezza e aumentate le velocità anche in situazioni dove, in passato, c’era maggiore prudenza da parte di tutti.

Ma non solo: i freni a disco, in caso di caduta, possono essere pericolosi, secondo alcuni protagonisti, e causare ferite e tagli ai corridori coinvolti. Insomma, i mezzi, costruiti in materiali pregiati (anche se è stato posto un limite di peso di 6,8 Kg al di sotto del quale non si può andare, per regolamento) sono stati messi, da qualcuno, sul banco degli imputati.

Qualcuno, però, non ci sta. Cristiano De Rosa, patron della De Rosa, l’azienda leader nel settore da decenni, così si è espresso sul tema dopo l’ultima rovinosa caduta, avvenuta giovedì scorso nel Giro dei Paesi Baschi, sopra citato, rilasciando alcune dichiarazioni all’ANSA, che sintetizziamo.

“Premesso che nella vita di un ciclista le cadute ci sono sempre state, è impensabile che non ce ne siano più. È un po’ come auspicare che, nel tennis, non si rompano più le corde delle racchette: è impossibile. Oggi i mezzi uniscono sicurezza all’essere più performanti.” Ha poi aggiunto: Magari, la disattenzione di un paio di corridori, come accaduto in questa occasione, può causare questi incidenti. L’importanza mettere in sicurezza gli atleti è fondamentale, e questo discorso vale anche per i percorsi. Guardiamo quello a quanto fatto negli sport motoristici per evitarli, dove l’evoluzione dei mezzi è andata di pari passo con quella dei circuiti.”

Lo stato delle strade è un altro fattore, anche se, tradizionalmente, tutte le comunità hanno sempre salutato con gioia l’arrivo delle competizioni ciclistiche, proprio perché significavano una risistemazione della rete viaria dove transitavano i corridori. La risposta degli organizzatori della Roubaix è stata rallentare artificialmente i corridori, prima di una zona del percorso a rischio, introducendo una chicane, sull’esempio proprio di ciò che accade negli sport motoristici.

Fattore umano, quindi, sia da parte di chi corre, sia da quella di chi organizza. Sicuramente, si sta lavorando molto sulla sicurezza passiva, con protezioni sugli ostacoli fissi. Dopodiché, esistono situazioni e percorsi che fanno parte della storia di questo sport, che fonda gran parte del suo successo sulla tradizione. Diventa difficile pensare di limitare la velocità degli atleti, e la situazione appare analoga a quella dello sci, della quale ci siamo occupati nelle scorse settimane.

Di sicuro, al di là dell’evoluzione tecnica dei materiali, l’incolumità personale di chi corre va preservata. È interesse di tutti, del resto. E, diciamo anche che, forse, anche i calendari potrebbero essere rivisti, fermo restando che, già da tempo, i protagonisti fanno scelte chiare, già a inizio stagione, su quando e dove essere presenti. Ma quello del numero di gare è un problema che vale in tanti ambiti sportivi, dominati dalle televisioni e dal denaro che possono iniettare nel sistema. Forse, però, qua come altrove, si è arrivati vicini al limite. E, per qualcuno, saremmo già oltre.

 

 

 

Silvano Pulga
Silvano Pulga
Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.

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