Tempus fugit, omnia dederit

Lavori tanto, lo fai a lungo, aspetti che maturino i tempi, dimostri negli anni e sul campo le tue qualità, di soddisfazioni ne raccogli ma non ne vivi, poi tutt’a un tratto ecco che si palesa la grandissima occasione, quella che ti consente di tornare alla ribalta, di sognare in grande, e magari di chiudere la tua lunga carriera di condottiero nella maniera più bella possibile.

Roma: la capitale ti chiama, anzi, ti richiama. Tornare dopo tredici anni nell’Urbe ti affascina, farlo – come al solito – in punta di piedi è stile puro; in punta di piedi, sì, ma forte di una lunga stagione conclusa in maniera esaltante, passata a maturare cadetti sui quali hai saputo importi, e di una faticosa risalita da quei bassifondi in cui eri, negli anni, clamorosamente piombato per colpa di una lingua tagliente come una spada, e sincera tanto, evidentemente troppo per i canoni del tempo.

La tua è una filosofia di vita, i fatti pretendi che si sostituiscano alle parole, sei un uomo che se ne infischia dello scudo perché ha la spada e l’ascia, vuoi che l’obiettivo sia offendere perché quello importa; strategia e spettacolo, uomini scelti e testa dura. L’Urbe però è l’Urbe, è il cuore dell’Italia e lì le voci sono tante, troppe, le pressioni pure. Difeso dal popolo quando rischiavi di essere esiliato, hai avuto un’altra occasione in cui però anche il Fato ti è stato avverso. Peccato.

Peccato per com’è andata, peccato perché la battaglia era da vincere stavolta, per zittire i rumors e rispettare la voluntas populi. Peccato non per il colpo incassato all’inizio, tutti sapevano che la contesa sarebbe durata e che non sarebbe affatto finita lì. C’ha pensato il tuo capitano, con una stilettata delle sue, a risollevare la situazione, a ridare vigore e fiducia al gruppo, ma… purtroppo sei stato tradito.

Sei stato tradito da una delle tue scelte primarie. Quel ragazzo lì, quello messo di guardia allo schieramento, sembra proprio non avere la stoffa giusta; quell’altro lì invece, quello emarginato, forse l’avrebbe, ma non ti piace. Risultato: disastro, beffa totale, psiche che vola via, confusione, strategia bruciata, sconfitta che pesa.

L’impressione, però, è che stavolta tu non abbia perso solo una guerra, ma tutta la battaglia. Scrivo queste poche righe nel cuore della notte, non sapendo cosa accadrà quando sorgerà il sole; si dice che il Caesar abbia proferito parola, e in mattinata emanerà sentenza. La speranza, per gli amanti della tua filosofia, è che nessuna testa venga tagliata, ma l’impressione non è questa. Perché stavolta anche il popolo ha iniziato a borbottare, e il popolo è, come sai, sovrano. Il pollice in su della scorsa settimana sta diventando, purtroppo per te, verso. Certo, di passione ne hai sempre messa tanta, sed tempus fugit et omnia dederit, e tu, caro Zdenek, lo stai sentendo forte, sulla tua pelle. Il tempo corre, e rivela sia le cose belle, sia le cose brutte. Che sono di più in questo momento, e pesano. Caro Zdenek, la tua saggezza è una virtù, la tua tenacia un merito e un pregio. Non molli, non mollerai mai, e sai che… Spes ultima dea, certo: però stavolta, dal vaso di Pandora sembra volata via anche lei.

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Appassionato di sport – calcio, NFL e tennis su tutti. Direttore di MondoPallone.it, giornalista e telecronista di Sportitalia. Ottimista e molto (troppo) frenetico. Email: amilone@mondosportivo.it