Destini incrociati: la lunga notte di Reus e Bellingham

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La data del 1 giugno 2024 presenta, per gli appassionati di calcio, un cerchio rosso sul calendario impresso in tempi non sospetti: è il giorno della Finale di Champions League, che di fatto chiude la stagione calcistica di club e apre la breve sosta che ci separa dall’avvio degli Europei di Germania.

La Finale di Champions, dicevamo. La notte che tutti gli appassionati di calcio sognano da bambini una volta nella vita: l’ingresso in campo sulle celeberrime note di Tony Britten, una partita che per importanza è superata solo dalle Finali di Europei e Mondiali e il sogno di sollevare al cielo la Coppa dalle Grandi Orecchie.

A Wembley, questa sera, a caccia di gloria andranno Real Madrid e Borussia Dortmund. Da una parte i Galacticos di Carlo Ancelotti assoluti habitué di questo palcoscenico (14 le Champions/Coppe dei Campioni in bacheca per gli spagnoli), all’angolo opposto del ring un assoluto under-dog: il Borussia Dortmund di Terzić, che molti davano già eliminato in un “girone della morte” (Paris Saint-Germain, Newcastle e Milan) vinto dai gialloneri, che hanno poi superato PSV Eindhoven, Atlético Madrid e Paris Saint-Germain  guadagnandosi il pass per la Finale.

Che si riveli la 15/esima Champions del Real o la 2/a del Borussia Dortmund, la notte londinese sarà per una delle due compagini il culmine di una serata e di una stagione speciale. Oltre a tutte le emozioni che una sera del genere è in grado di garantire a chi le vive, ci piace immaginare che per due ragazzi possa essere una nottata oltremodo speciale. Parliamo di Jude Bellingham e Marco Reus.

Partiamo, per motivi di “anzianità”, dal 35enne Marco Reus vera e propria bandiera del Borussia Dortmund. Nato e cresciuto calcisticamente a Dortmund, di cui tra i 7 e i 17 anni ha completato la trafila nelle giovanili, Reus ha una storia da figliol prodigo con le esperienze al Rot Weiss Ahlen e al Borussia Mönchengladbach che ne hanno condito la maturazione prima del ritorno “a casa” nell’estate del 2012.

E’ il Borussia Dortmund di Jürgen Klopp quello, capace di stupire l’Europa esattamente come oggi ha fatto quello di Terzić: 1/o in un altro girone “di ferro” (Real Madrid, Manchester City, Ajax) i gialloneri superarono Shakthar Donetsk e Malaga (con una rimonta rimasta nella storia) prima di demolire il Real Madrid in semifinale: un Lewandowski in serata di grazie infila un poker nel 4-1 ai madrileni, che al ritorno regalano un bello spavento ai tedeschi imponendosi 2-0. L’atto finale va in scena (ironia della sorte) a Wembley contro il Bayern di Heynckes: Reus è ispirato come al solito, e si guadagna il penalty trasformato da Gündoğan per il momentaneo 1-1. A festeggiare, però, sono bavaresi vittoriosi 2-1 grazie a un gol di Robben al fotofinish (e sulla notte dell’olandese si potrebbe scrivere un approfondimento a parte).

Da quel 25 maggio 2013 non sono solamente passati 11 anni. Sono passate anche 428 partite, 170 reti e 5 trofei (2 Coppe di Germania e 3 Supercoppe) fatti  registrare da Marco Reus in maglia Borussia; oltre a questi numeri, purtroppo, i troppi infortuni che hanno falcidiato la carriera di un talento puro come quello del ragazzo di Dortmund.

Stasera, probabilmente dalla panchina, Marco Reus veste per l’ultima volta la maglia del Borussia Dortmund; nello stadio nel quale, 11 anni fa, un gol di Robben privava i gialloneri della possibilità di alzare al cielo la 2/a Champions League della propria storia. Una combinazione di eventi da far venire la pelle d’oca, ne siamo certi; ma anche, l’enorme volontà di Reus di chiudere nel migliore dei modi un cerchio lungo 35 anni.

Il 25 maggio 2013, mentre Reus contendeva la Champions League al Bayern di Heynckes, Jude Bellingham aveva 10 anni e probabilmente assisteva al match dalla sua Birmingham. All’epoca il talento cristallino dell’inglese era noto a pochi, ma si rivelerà una questione di tempo affinché il mondo si accorda di questo “wonder-kid”: a 15 anni entra sotto età nell’under-23 del Birmingham, a 16 anni è titolare in Championship chiudendo con 44 presenze e 4 reti la sua prima stagione da “pro”. Il Birmingham è a un passo dal fallimento, il Borussia fiuta l’affare e non si fa alcun problema a versare 25 milioni di euro agli inglesi per un 16enne con una stagione di Championship alle spalle. Gli inglesi evitano il fallimento e, in segno di gratitudine, ritirano la maglia numero 22; il Borussia porta in Germania un diamante grezzo.

Il resto è storia nota davvero a tutti. Le tre stagioni al Borussia, in continuo crescendo, e l’acquisto da parte del Real per oltre 100 milioni. A Madrid Bellingham, avvicinato da Ancelotti alla porta avversaria, registra numeri da capogiro: 23 marcature alla sua prima stagione in camiseta Blanca, uomo immagine e leader tecnico del club più titolato al mondo assieme a Vinícius.

Stasera, per Bellingham, la partita che può definitivamente (ce ne è bisogno?) consacrarne il valore sulla scena internazionale regalandogli la prima Champions League in carriera. Ironia della sorte, contro quel Borussia Dortmund che un ruolo “discretamente importante” nella sua crescita calcistica lo ha sicuramente avuto. Come per Reus, insomma, un incrocio del genere immaginiamo susciti un misto di emozioni diffili da raccontare.

Insomma, per Bellingham e Reus si prospetta una notte niente male. La Coppa però la alzerà al cielo solamente uno dei due, e pur se con retrogusti molto diversi sarebbe per entrambi la prima Champions League della propria carriera. Destini beffardamente incrociati dalla sorte quelli di Marco e Jude, due ragazzi che questa notte realizzeranno il sogno di tutti gli appassionati di calcio: vivere una Finale di Champions League. Con un carico di emozioni extra, quelle ora descritte, davvero niente male.

 

 

Michael Anthony D'Costa
Michael Anthony D'Costa
Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.

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