De Rossi, Tudor e…un derby all’improvviso

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Corre il 12 novembre dello scorso anno e all’Olimpico termina a reti invìolate un derby nel complesso scialbo, acceso solamente sul versante dell’agonismo e della tensione sportiva. José Mourinho e Maurizio Sarri stanno vivendo una stagione in chiaroscuro presso le due sponde del Tevere di cui dal 2021 guidano le rappresentanze calcistiche. Un paio di mesi più tardi Lazio e Roma si incrociano di nuovo, in Coppa Italia: è un altro derby brutto, nervoso, deciso però da un rigore di Zaccagni che premia una Lazio non bella ma efficace e più solida di una Roma davvero poco convincente.

Sarri, che pure si gode l’ennesimo successo sul portoghese nel derby, e José Mourinho non sanno che quello di inizio 2024 sarà (per ora) il loro ultimo derby della Capitale. Si perché il portoghese il derby perso è la goccia che fa traboccare il vaso, qualche giorno dopo l’1-3 patito in casa del Milan Mourinho viene esonerato. Sarri si gode il derby e qualche altro sorriso, ma la Lazio è sempre più abulica e spenta sicché all’indomani del k.o. casalingo con l’Udinese anche l’ex-tecnico di Napoli, Chelsea e Juventus viene congedato da Lotito.

A distanza di tre mesi, Roma e Lazio tornano ad affrontarsi oggi (tra un paio d’ore) all’Olimpico, con due volti freschissimi in panchina: quello di Daniele De Rossi sulla panchina della Roma, sponda Lazio ha invece trovato posto da una manciata di settimane Igor Tudor. Era dal 1997 che tra derby di andata e di ritorno cambiassero entrambi gli allenatori: all’epoca furono Bianchi (Roma) e Zeman (Lazio) a centrare (ironia della sorte) uno 0-0, al ritorno Liedholm e Zoff centrarono un’altro pari (stavolta per 1-1).

Completato l’amarcord, risulta affascinante l’incrocio tra due allenatori così diversi per profilo personale, storia calcistica e credo tattico e collegati da un comune destino insospettabile fino a qualche settimana fa.

Insediatosi sulla panchina attuale da più tempo rispetto al collega, Daniele De Rossi ha di converso esperienza quasi nulla in panchina: una parentesi, non molto felice, alla guida della SPAL nella scorsa stagione. La sensazione di molti, addetti ai lavori e non, è che il profilo del fu “Capitan Futuro” l’abbia (comprensibilmente per certi versi, a parere di chi scrive) spuntata sulla concorrenza in virtù della propria indiscussa conoscenza di squadra e ambiente, oltre che ovviamente per la stima nelle capacità tecniche riposte dalla proprietà. Il bisogno, in casa Roma, era però quello di “salvare il salvabile” in una stagione che con Mourinho stava assumendo pieghe assai cupe. Non sempre brillante sul profilo tecnico/tattico, la sua Roma però ha ritrovato entusiasmo ed energie (alimentando vagonate di sospetti relativi a un rapporto ormai logoro tra lo spogliatoio e Mourinho) centrando 7 successi, 2 pari e 1 solo ko in 10 partite; merito a De Rossi, però, va dato per aver ridisegnato la squadra a quattro in difesa e per averle ridato un assetto più propositivo, entrambe cose che con Mourinho risultavano praticamente assenti. La qualità ai giallorossi non manca, soprattutto se gente come Dybala, Aouar, El-Shaarawy dovesse trovar continuità, o Lukaku dovesse ritrovare freschezza o serenità. Intanto per De Rossi un esame di maturità di quelli che, soprattutto da romano e romanista, forse arrivano a non farti dormire la notte prima.

Passando alla sponda biancoceleste del Tevere, Igor Tudor è sicuramente più navigato come allenatore ma vanta una più breve esperienza da allenatore nella Capitale considerata l’ufficialità del neo-tecnico laziale arrivata solo a metà marzo. Dopo aver girovagato per i Balcani e l’est-Europa alle prime esperienze da allenatore, e aver vissuto anche una stagione da 2/o di Pirlo alla Juventus, è a Verona e Marsiglia che il croato ha fatto vedere le cose migliori. Vicinissimo al Napoli dopo l’esonero di Garcia, oggi Tudor veste l’azzuro laziale e l’esordio è stato davvero da urlo: piegata 1-0 la “sua” Juventus con un gol a tempo scaduto di Marušić. Roba davvero incredibile, se si pensa che uno dei gol juventini di Tudor più ricordati dal pubblico sabaudo è quello in Champions League contro il Deportivo de La Coruña giunto proprio a tempo scaduto.

Difficile giudicare il lavoro del croato da due risultati, ma quello che risulta lampante (come per De Rossi) è la scossa che Tudor è riuscito a imprimere a uno spogliatoio che analogamente a quanto successo a Trigoria sembrava essere arrivata al capolinea con Sarri risultando davvero sterile e spenta nelle ultime settimane. Diverso da De Rossi per anzianità lavorativa e per storia sportiva, Tudor porterà in dote alla Lazio anche un approccio tattico diverso da quello del collega giallorosso, affidandosi presumibilmente alla difesa a tre. In una stagione resa complicata dall’addio di Milinković-Savić e il declino fisiologico di Ciro Immobile, anche per l’ex-juventino la sfida nella Capitale non è affatto banale.

Intanto, per entrambi, tra mille emozioni si avvicina un esordio che nel bene o nel male sarà veramente difficile da dimenticare.

Michael Anthony D'Costa
Michael Anthony D'Costa
Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.

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