Frosinone, l’applausometro non basta: il Lecce strappa un punto prezioso allo Stirpe

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Di Francesco si augurava di trovarsi a commentare, per una volta, un Frosinone brutto e vincente ma è costretto a rimanere deluso; lo spareggio-salvezza con il Lecce infatti termina con un pari che, forse, non premia a sufficienza gli sforzi dei locali. I padroni di casa non hanno lesinato alcun tipo di risorsa alla ricerca di un successo che da queste parti manca da oltre un mese, e come al solito il pubblico dello Stirpe non ha mancato di notarlo: al 90’ la solita pioggia di incoraggiamenti e meritati applausi hanno accompagnato l’uscita dei calciatori del campo ma, come da titolo, purtroppo per Di Francesco e i suoi ragazzi l’applausometro non basta per centrare la salvezza.

Impegno, intensità, voglia di vincere: tutti elementi di cui i ragazzi di Di Francesco dispongono in abbondanza. Cosa c’è, quindi, da rimproverare ai Ciociari? Un primo elemento, noto anche al tecnico dei gialloblù, lo ha sottolineato proprio Di Francesco nella conferenza della vigilia parlando di “cura dei particolari”. Un elemento, questo, che spesso è costato punti preziosi ai laziali e anche contro i salentini ha contribuito nel negare il successo al Frosinone.

Dopo un primo tempo reso faticoso anche dall’atteggiamento di un Lecce granitico, salito in Ciociara con il chiaro intento di portar via un punticino (che, comunque, oltre a muovere la classifica avrebbe posto i salentini in vantaggio con il Frosinone negli scontri diretti) i locali trovano il preziosissimo gol in mischia di Cheddira a chiusura di prima frazione. Tanto faticato, quanto fugace il vantaggio griffato dal marocchino: pronti via e nella ripresa Zortea sbaglia una facile lettura con un retropassaggio-harakiri che spalanca la via verso alla porta a Krstović, steso da Cerofolini nell’occasione che porterà al pari salentino su rigore.

L’intento di chi scrive non è chiaramente quello di gettare la croce addosso al malcapitato Zortea, quanto quello di sottolineare un tema evidenziato anche da Di Francesco; quei black-out e piccoli cali di concentrazione che in una lotta salvezza così serrata rischiano di fare la differenza.

Se la continuità nei 90 minuti è uno dei grandi limiti del Frosinone di Di Francesco, l’altro sono le polveri troppo spesso bagnate dei propri attaccanti. Per un Cheddira al 2/o gol consecutivo, infatti, c’è un Kaio Jorge davvero troppo poco cattivo sotto porta; proprio il brasiliano, che sul finire di partita si attarda nel controllare un pallone a pochi metri dalla porta di Falcone, è poi protagonista “involontario” dell’occasione più grottesca della gara quando a ridosso del 90′ Seck anziché andare alla conclusione da pochi passi serve proprio Kaio Jorge che non riesce a indirizzare verso la porta. Se alle difficoltà dei centravanti ciociari si aggiunge il fisiologico lieve calo di Soule’ (che per l’intero Campionato ha trascinato i gialloblù), si ha un’idea più chiara delle difficoltà attuali dei ragazzi di Di Francesco.

A quanto sopra esposto si aggiunge che se per lunghi tratti del Campionato il Frosinone si era potuto esprimere con un pizzico di spensieratezza, lo status sempre più serrato della lotta-salvezza rischia di condizionare i Ciociari, oggi forti di un misero punticino su Cagliari ed Hellas Verona terz’ultime (ed entrambe vincenti). Come già sottolineato in passato, sarà fondamentale per Di Francesco rivelarsi un “bravo psicologo”: di essere un bravo allenatore in Ciociara l’ex-tecnico della Roma ha già dato più di una dimostrazione, plasmando una squadra dall’identità ben precisa e dalle spiccate velleità offensive.

La sfida con il Sassuolo di sabato prossimo si preannuncia davvero cruciale nei bassifondi della graduatoria, nonostante con una classifica così corta è difficile pensare che la matassa “salvezza” non venga dipanata solo a fine Campionato. Per Di Francesco e i suoi ragazzi, il focus, è comunque molto chiaro: qualche applauso in meno, qualche punto in più.

Michael Anthony D'Costa
Michael Anthony D'Costa
Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.

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