Pallone in Soffitta – Per Bredesen (1930-2022), dalla Norvegia allo Stivale

Si è spento nella mattina di lunedì 3 ottobre, a 91 anni, l’ex calciatore norvegese Per Bredesen. Un frequentatore assiduo della Serie A, che lo vide vestire varie maglie in particolare negli anni ’50. Riviviamo la sua parabola.

Il suo è stato un percorso simile in tutto e per tutto a molti calciatori scandinavi che, dopo l’exploit olimpico della Svezia nel 1948, arrivarono a frotte nel campionato italiano. Per Bredesen, in mezzo a decine di svedesi e danesi, rappresentava l’eccezione insieme alle meteore Knut Andersen (Padova 1951-52) e Finn Gundersen (Verona 1957-58), più Ragnar Larsen (Lazio e Genoa dal ’51 al ’56): sarebbero stati gli unici norvegesi di quell’epoca. Nato a Horten il 22 dicembre 1930, giocava come mezzala dalle ottime doti offensive e nel frattempo lavorava come apprendista tecnico aeronautico. In patria aveva iniziato con la maglia dell’Ørn Horten (foto in basso, nel 1951), in cui aveva debuttato sedicenne, facendo parlare di sé per le prestazioni in giro per l’Europa grazie alla Nazionale maggiore: 18 presenze e 7 reti tra il 1949 e il 1951, disseminando ovunque prove di spessore.

Il primo club italiano che lo avvicina è la Fiorentina, ma le nuove normative sui calciatori stranieri fecero sfumare il trasferimento: i viola non possono acquistare altri giocatori da oltre confine. Nel 1951 lo chiama la Lazio. Senza dubbio gustose le modalità con cui convinse i capitolini a ingaggiarlo: fu schierato nelle riserve che affrontarono la prima squadra in un’amichevole “in famiglia”. Risultato? 8-3 per le riserve con cinquina del nostro Per, che a quel punto sgombrò il campo da qualsiasi dubbio. Contratto firmato e arrivo previsto nella Capitale l’anno seguente, perché nel frattempo c’era il servizio militare da concludere nell’Esercito. Poi, Per e la moglie Ruth partirono per l’Italia. Il nuovo status di professionista, come da norme vigenti all’epoca, negò a Bredesen di vestire ancora la maglia della Nazionale.

Di sicuro, il trattamento economico non aveva paragoni rispetto alla realtà da cui proveniva il nostro protagonista. In patria, nella fabbrica di aerei a Horten, percepiva 9.000 corone norvegesi all’anno: per un biennio, la Lazio gliene versò 150.000! Davvero un gran bel calciatore, Bredesen. Calciava con entrambi i piedi, si muoveva con rapidità e intelligenza, sapeva come colpire la difesa avversaria. Tre stagioni condite da 19 gol in 93 partite, prima di venire sacrificato per l’arrivo dello svedese Selmosson, il celeberrimo Raggio di Luna.

Si ritrovò in cadetteria nell’Udinese 1955-56, retrocessa d’ufficio per illecito, accettando il declassamento per la presenza del tecnico Bigogno che lo aveva allenatore per primo in Italia. Il suo soggiorno in B durò solo un anno, dopo la promozione con i friulani: ecco il Milan (foto in basso), che lo affiancò a Liedholm e Schiaffino nella sua batteria straniera. Il suo trasferimento, da 1,2 milioni di corone norvegesi, è stato per lungo tempo il più costoso nei confronti di un calciatore del suo Paese. Rimane tuttora l’unico giocatore norvegese capace di vincere lo Scudetto in Italia. E, con quel passaggio milanese, si portò a casa un ingaggio di 260.000 corone: una cifra inimmaginabile per un norvegese comune, visto che lo stipendio medio annuo si aggirava sulle 10.000 corone. Tuttavia, nell’estate 1957 il giocatore decide che ne ha abbastanza dell’Italia, nonostante abbia un contratto già firmato per la stagione successiva. Esibisce un certificato medico al Milan e manifesta il desiderio di ritirarsi dall’attività, per colpa di un “grave esaurimento nervoso” e nel frattempo ha già provveduto a spedire tutti i suoi oggetti in Norvegia. Non trova l’accordo con i rossoneri, che peraltro gli hanno già versato l’ingaggio anche per la seconda stagione, e si imbarca per il suo Paese. Una vera e propria fuga, che alla società rossonera prendono tutt’altro che bene.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rientrò dopo l’inverno a Milano, dopo le (giuste) insistenze del club e poi firmò per il Bari, chiudendo infine con un biennio in B al Messina chiamato dal nuovo allenatore Bruno Arcari, che era stato vice al Milan. Nel 1961, dopo nove stagioni nel Belpaese, il ritorno alle origini. 214 presenze e 50 reti in Italia per lui, di sicuro uno degli arrivi più azzeccati del massiccio contingente scandinavo: di tutti i tempi. Rimase affezionato al soprannome Tocco Magico che gli venne affibbiato nel nostro campionato. Gli chiesero di restare per fare l’allenatore, ma rifiutò per tornare definitivamente a Horten. In Italia sarebbe tornato tante volte, ma in vacanza. In panchina alla fine c’è andato, per guidare il Falk rivale cittadino! E ha continuato a giocare a calcio per diletto fino ai 60 anni. Il pallone nostrano non lo aveva dimenticato, e veniva contattato ogni tanto per un parere sul talento di turno in ottica mercato: in particolare da Giovanni Trapattoni, conosciuto nell’esperienza rossonera quando il Trap era ancora giovanissimo e agli esordi in prima squadra. Per l’ex storico segretario generale della Federcalcio norvegese Nicolai Johansen, Per Bredesen è stato il miglior calciatore mai prodotto dal Paese.

Bredesen incontra Paolo Maldini, figlio dell’amico ed ex compagno Cesare, in occasione di Norvegia-Italia nel 1991

Rievocò così la parentesi italiana: “Abbiamo giocato una partita internazionale contro l’Olanda ad Amsterdam nel giugno 1951. I talent scout erano lì per guardare il promettente giocatore olandese Abe Lenstra. Ma con noi giocava Thorleif Olsen, che ha fatto in modo che l’olandese non facesse nulla in quella partita. Invece, sono stato notato io. Ero molto determinato nel volermi affermare come professionista. All’Udinese giocai forse la mia miglior stagione in Italia, a Milano vinsi il campionato. Ma poi, a un certo punto, diventai nervoso e irrequieto. Desiderai così, fortemente, di tornare in Norvegia. Nonostante avessi già l’accordo con il Milan per un’altra annata. La nostalgia di casa divenne più forte della ragione. Rientrai, mi costruii una casa, nel frattempo il Milan mi chiedeva di rientrare. Alla fine dell’inverno tornai in Italia, ma giocai solo in Europa, tra cui la semifinale di Coppa dei Campioni contro il Manchester United. Mi infortunai alla caviglia quel giorno e dissi addio alla finalissima contro il Real Madrid“.

Il figlio Per Gunnar è diventato calciatore (difensore classe 1957), vincendo il massimo campionato norvegese con il Vålerenga negli anni ’80. Nel 2004, l’Ørn aveva premiato Per Bredesen come il più grande giocatore nel suo primo secolo di attività. A maggio 2022 Horten gli aveva conferito la cittadinanza onoraria (foto sopra), da alcuni anni è stata istituita la Bredesen Cup: torneo giovanile indoor, disputato in inverno. Il suo decesso, all’età di 91 anni, è avvenuto nella mattina del 3 ottobre. L’ex calciatore norvegese si è spento serenamente nel sonno. A darne la notizia, su Facebook, il nipote Morten Bredesen Føske. Un post in cui non sono ovviamente mancate alcune istantanee del lungo soggiorno da calciatore in Italia. Era amato, ricordato e ben voluto. Buon viaggio, campione.

(Fonti: Josimar, 3 aprile 2012 / www.nrk.no, 3 ottobre 2022 / Il Corriere della Sera, 22-23 luglio 1957)