A Thun col brivido, ma il Lugano è in semifinale: finisce 3-4 alla Stockhorn Arena

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Alla fine, è andata come da pronostico: il Lugano a Thun soffre, lotta, rischia, ma passa il turno. Ora, in semifinale, troverà il Lucerna (passato senza troppi patemi sul campo del Bienne), detentore del trofeo, in Ticino: come lo scorso anno (ma erano i quarti di finale) o, meglio ancora, come nel 2016, nell’anno di Zeman, anche se si giocava, quella volta, in Svizzera interna.

Sorteggio magnanimo, tutto sommato: vero, poteva capitare la sorpresa Yverdon, squadra di Challenge League neopromossa tra i cadetti, sulla carta più debole. Tuttavia, c’erano alternative peggiori: su tutte la temibilissima trasferta al kibunpark di San Gallo, davanti ad almeno 15.000 tifosi avversari scatenati. L’undici di Zeidler, invece, finalista lo scorso anno, passato alle semifinali battendo in trasferta i ginevrini dell’Étoile Carouge, in casa andrà a far visita proprio ai lanciatissimi romandi i quali, nei quarti, hanno infilzato il Losanna.

Ieri sera, nel Berner Oberland, il Lugano era partito benissimo. I ticinesi, infatti, dopo un primo momento di adattamento al terreno sintetico, hanno affondato con due stoccate di Haile-Selassie (12′) e Yuri (14′). Da quel momento, i bianconeri hanno controllato, mentre i biancorossi, sotto la guida della vecchia volpe Bernegger, hanno macinato gioco con calma, cercando di rientrare in partita sfruttando la loro arma migliore: le palle ferme.

Prima del riposo, Sutter, di testa dopo un cross da punizione sulla trequarti, ha così accorciato le distanze mentre, a inizio ripresa, Dorn ha riequilibrato la sfida trasformando un traversone di Gerndt, ma con la complicità della difesa luganese, disattenta in questo frangente.

A quel punto, per i sottocenerini, la situazione si è fatta difficile: tutto previsto alla vigilia, si capisce. Però, a quel punto, bisognava trovare una soluzione, e scrollarsi di dosso paure e fantasmi tipici di questa competizione. Ancora una volta, è stata fondamentale la mano di Croci-Torti, che ha riportato Custodio a centrocampo (inizialmente in difesa, al posto di Hajrizi, squalificato) inserendo Rüegg e l’ex Facchinetti, cambiando anche la disposizione in campo dei suoi che, da quel momento, si sono schierati con un 4-4-2 solido e battagliero.

Proprio dall’ex Thun nasce così l’azione del vantaggio bianconero, ispirata da Bottani e conclusa da capitan Sabbatini, con un tocco sottomisura, al 73′. 8′ più tardi è stato invece Lovrić a trovare la via della rete, dopo un’altra bella percussione del Figlio della città. Finita? Macché: questa è la coppa svizzera. E così, dopo un fallo di Daprelà, l’arbitro concede un rigore ai padroni di casa, che l’ex Gerndt trasforma. Finale all’arma bianca, coi bernesi a cercare il pari che varrebbe i supplementari: Osigwe però c’è, e quando sembra superato ci pensa Lovrić a salvare, prima del triplice fischio.

In definitiva, una buonissima prova, pur con qualche sbavatura (l’ingenuità commessa in occasione del gol del pareggio del Thun è stata da matita blu, e anche il rigore nel finale era evitabile). Tuttavia, è altrettanto vero che in campo c’erano anche gli avversari, che hanno fatto il loro sino al termine. A decidere, è stata la qualità: quando è stato il momento di cambiare qualcosa, i ticinesi ne hanno messa in campo più dei bernesi.

Il Crus ha parlato di fortuna: noi ci vediamo anche una giusta dose sagacia tattica, come abbiamo già scritto, che ha meno a che vedere con la buona sorte. La squadra è ancora in fase di costruzione: probabilmente servirebbe ancora un attaccante di spessore, nonché un centrale di difesa bravo sulle palle alte, che possa sostituire Marić quando, come ieri sera, non può scendere in campo. Vero però che la punta forte la cercano tutti, con ciò che ne consegue. Per ora, si rimane in attesa di Aliseda che, ieri sera, ha mostrato qualche buona cosa, nonostante una condizione fisica ancora approssimativa: di certo c’è che Celar ha bisogno di un compagno di reparto.

A fine partita, Mattia Croci Torti non ha nascosto la propria soddisfazione (RSI)Sapevamo che sarebbe stata una partita difficile, ma oggi sono un allenatore felice. Sono partite che vinci col cuore, e stasera lo abbiamo dimostrato. Sono stato fortunato coi cambi, ma sono stati bravi tutti a voler arrivare in fondo. Stasera ci portiamo a casa questo risultato, e domenica andremo al Letzigrund a giocarcela.” 

La Coppa svizzera, quindi, dà appuntamento a tutti per il mese di aprile, a Cornaredo, per una serata che ci auguriamo sia di festa e con gli spalti gremiti. In campionato, invece, il Lugano sarà di scena domenica a Zurigo contro la capolista: sfida difficile, coi tigurini che, quest’anno, hanno vinto entrambe le sfide dell’andata.

I bianconeri vorrebbero, a questo giro, provare a dimostrare di potersela giocare anche con le grandi. Sinora, infatti, il bilancio delle sfide con le tre che precedono è di un solo punto in 7 partite. E la crescita passa anche dall’ottenere risultati anche in queste gare: difficile, senza dubbio, ma stimolante, per un gruppo che sta dimostrando di essere in salute e di avere consapevolezza. Insomma, ci aspetta un futuro prossimo divertente.

 

Silvano Pulga
Silvano Pulga
Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.

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