Cuore e sfortuna, il gigante buono appende gli infortuni al chiodo

Tutti sapevamo che prima o poi sarebbe successo, ma ora Juan Martin Del Potro ha davvero messo la parola fine alla sua carriera. Il gigante di Tandil appende la racchetta al chiodo a 33 anni: precoce per un tennista normale, ma non per lui che non scendeva in campo da oltre due stagioni e che ha subito interventi chirurgici praticamente in ogni parte del corpo.

Contro l’amico Delbonis, davanti al suo pubblico di Buenos Aires, ovviamente non c’è stata partita. Al momento dell’ultimo turno di servizio, Delpo non è riuscito a trattenere le lacrime finendo poi per appoggiare la sua bandana al nastro della rete. Un gesto simbolico, ricco di emozione.

Del Potro rappresenta infatti il classico esempio della sfortuna che si accanisce: talento cristallino, animo da gentiluomo e un cuore grande così. Poteva diventare tranquillamente il numero uno del mondo visto anche il suo diritto micidiale, ma l’essere nato nell’era sbagliata (non capiterà più un altro periodo con gente del calibro di Nadal, Federer e Djokovic contemporaneamente in campo) e una miriade di infortuni lo hanno costretto ad una carriera al di sotto delle sue potenzialità.

L’argentino vanta infatti probabilmente più acciacchi che tornei vinti. Il suo palmares recita uno US Open, altri 21 titoli ATP, due medaglie olimpiche e una Coppa Davis. Del Potro riuscì a battere più volte anche gli alieni sopra citati, cosa non da tutti: sette vittorie contro Federer, sei contro Nadal e quattro contro Djokovic. E gli infortuni? Facendo un rapido calcolo, dovrebbero essere più o meno diciotto.

Un’infinità. Eppure il gigante buono ha sempre gettato il cuore oltre l’ostacolo rimboccandosi le maniche e tornando sempre in campo. La sua ultima partita giocata è emblematica: fresco di ritorno all’attività agonistica, sconfigge Shapovalov sull’erba, ma poco dopo scopre di essersi rotto la rotula. Solita operazione chirurgica e rientro in pochi mesi? Così sembrava, e invece sono passati 969 giorni, fino a ieri, quando Delbonis ha messo fine alla sua carriera.

Peccato, poco altro da dire. Perché non puoi non amare un giocatore come Juan Martín del Potro, il gigante buono che lotta con il cuore contro un fisico troppo fragile. E soprattutto grazie, perché ha insegnato al mondo intero come si reagisce alle difficoltà che ogni giorno la vita ti pone davanti.