Camillo Milli (1929-2022): presidente della Longobarda e… di tutti noi

Nel mondo del calcio, soprattutto quello degli appassionati, è così: quando viene a mancare un protagonista riconosciuto, ci si sente tutti più poveri, quasi come fosse scomparsa una persona di famiglia. Per Camillo Milli, attore del film cult “L’allenatore nel pallone” nei panni del presidente Borlotti, è la stessa cosa. Ieri la scomparsa a Genova all’età di 92 anni.

Prendete un attore apprezzato, conosciuto, che nella sua carriera ha svariato dal cinema alla televisione. Ha lavorato con registi del valore di Mario Monicelli, Francesco Rosi, Nanni Moretti, interpretando tanti personaggi all’interno di celebri serie tv e Carosello rigorosamente targati RAI. Eppure, la sua fama più ampia è dovuta a un ruolo se vogliamo minore ma ugualmente dignitoso: tanto da renderlo sempreverde. Camillo Milli, nome d’arte di Camillo Migliori, per l’Italia dei calciofili resterà per sempre il presidente Borlotti de “L’allenatore nel pallone“. 

Un film del 1984 che ha travalicato le generazioni, dalla trama tanto semplice quanto divertente, che narra le difficoltà della sconosciuta neopromossa Longobarda nell’affrontare la Serie A per la prima volta. Camillo Milli/Borlotti interpreta il referente principale della società, con fare umano ma deciso, ingaggiando il folcloristico Oronzo Canà (Lino Banfi) come allenatore. Inutile ricordare quante battute e gag di quella pellicola siano rimaste nell’immaginario collettivo. A cui il nostro ha contribuito in maniera determinante.

Epica la sequenza di Borlotti e Canà al calciomercato, in cui vengono accostati alla Longobarda fuoriclasse impossibili e l’allenatore che sviene quando il presidente gli dice di aver ingaggiato Maradona. Una bufala, ovviamente, con i campioncini di casa Falchetti e Mengoni perle pregiate da infilare in qualsiasi trattativa. E poi Aristoteles, reclutato in Brasile: a Milli capita nel film di pronunciare per errore “Aristotiles”, bomber malinconico che il patron non vuole giochi la partita decisiva…

Borlotti dice a Canà: “Perdere. E perderemo!“, a uno sbigottito allenatore che intendeva salvare la squadra dalla retrocessione e non assistere a una sconfitta pilotata. Ma Borlotti si aggrappa a costi di gestione eccessivi, dicendo a Canà di essere stato ingaggiato proprio per retrocedere e che sarebbe stato necessario perdere all’ultima giornata, promettendo in cambio il rinnovo del contratto per la stagione successiva “con ingaggio raddoppiato, già firmato da me“. Aggiungendo: “La vedo strano, Canà. Come si sente?”. Risposta epica: “Come uno che ha mangiato una tonnellata e mezza di merda. Difficile da digerire, sa?“.

Fino alla vittoria maturata contro l’Atalanta, ottenuta da Canà perché fa entrare Aristoteles contro il volere del presidente: il brasiliano firma la doppietta-salvezza e conquista il cuore della figlia del Mister, Michelina. E la scena finale che nessuno può dimenticare. Camillo Milli e Lino Banfi in mezzo alla festa, il presidente gli fa: “Lei è un disoccupato, lo sa?“, ottenendo come risposta “Lei è un cornuto, lo sa?“. Ovvi riferimenti alla liaison tra la sexy presidentessa (Licinia Lentini) e il calciatore Speroni.

Riposi in pace, “presidente”.