Pallone in Soffitta – Il Marocco e il Mondiale mai organizzato

Per organizzare l’edizione del Mondiale 1994, il Marocco fu battuto dagli Stati Uniti. Ci riprovò per la Coppa seguente: tuttavia non andò bene…

USA

Il Marocco si presentò la prima volta alla corsa per l’organizzazione di un Mondiale di calcio per l’edizione 1994. I nordafricani furono battuti dagli Stati Uniti, tuttavia si ripresentarono in vista del 1998. Una candidatura apparentemente solida, così come lo stesso presidente FIFA Havelange fece intendere nel 1989. Allora in lista c’erano pure Brasile, Francia e Svizzera. I sudamericani parvero subito l’opzione da scartare già in prima battuta, per difficoltà finanziarie. Dal canto loro francesi ed elvetici portarono i loro pezzi forti: l’organizzazione perfetta dell’Europeo ’84 da una parte, garanzie organizzative e patrocinio silente della FIFA (con sede proprio in Svizzera) dall’altra.

Il Marocco preme

Proprio Havelange sembrava rappresentare un possibile alleato del Marocco per l’assegnazione definitiva della Coppa del Mondo. In odore di nuove elezioni e con l’appoggio delle federazioni africane e asiatiche, il dirigente brasiliano avrebbe potuto giocare come carta vincente l’intenzione di portare finalmente il Mondiale nei continenti che non lo avevano ancora ospitato. Per quanto riguarda l’edizione 1994, Havelange affermò che la mancata assegnazione marocchina dipese da un programma ritenuto non sufficientemente valido. Motori della nuova candidatura il presidente della Federcalcio Driss Bamous, capitano del Marocco alla Rimet di Messico ’70, e il ministro della Gioventù e dello Sport Abdellatif Semlali, come riportò il Guerin Sportivo nell’ottobre ’89. 

La base di partenza

Proprio il dossier bocciato dalla FIFA per il Mondiale ’94 fu preso come base da cui ripartire: “Il tentativo effettuato per ottenere i Mondiali del ’94, pur se fallito, ci ha spinto a ritentare, prendendo come punto di partenza proprio gli studi effettuati in quell’occasione e che, nel frattempo, abbiamo migliorato e aggiornato“, affermò Bamous. In realtà, il Paese marocchino è abbastanza povero, con un reddito pro capite migliore solo dell’Egitto tra le nazioni africane che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Quattro aeroporti internazionali presenti. Ma anche le nuove tecnologie tutte da verificare, elementi imprescindibili per organizzare un evento di portata simile. Tuttavia, il tempo necessario per apportare certe migliorie c’era. Con il beneplacito di re Hassan II.

Follia

Tutti noi sappiamo benissimo che riproporre la nostra candidatura dopo la bocciatura rimediata la prima volta può sembrare una vera e propria follia. Quali siano i problemi che il nostro Paese sta attraversando lo sanno tutti: però in noi esiste la volontà di portare per primi in Africa una manifestazione che il nostro continente merita. Il Marocco possiede i mezzi per fare tutto da solo, senza chiedere appoggi o aiuti a Paesi arabi più ricchi“, aggiunse Semlali. Nonostante la bontà degli impianti sportivi esistenti a Rabat e Casablanca soprattutto, le buone intenzioni non sarebbero bastate.

Nuova sconfitta

La data fatidica è il 2 luglio 1992. Il comitato generale della FIFA sancisce la vittoria della Francia sul Marocco per 12 voti a 7, con la Svizzera che nel frattempo si era tirata indietro dalla corsa per mancanza dei requisiti richiesti. Solo tanti anni dopo, nel 2015, un’inchiesta portò a luce la corruzione – oltretutto inutile – attuata dal Marocco nei confronti dei dirigenti FIFA Chuck Blazer e Jack Warner, per un totale di un milione di dollari, allo scopo di ottenerne il voto per aggiudicarsi il torneo. Solamente nel 2010, in Sudafrica, la Coppa del Mondo di calcio sarebbe stata disputata nel continente africano.