La maturazione dell’Inter in Champions League

L’apparenza del 3-5-2 ha ingannato tutti coloro che pensavano che Simone Inzaghi sarebbe stato un Antonio Conte 2.0, sia negli aspetti positivi sia in quelli negativi. Lo avevamo anticipato, schierare su una lavagna tattica le pedine più o meno allo stesso modo non significa ottenere lo stesso risultato. L’Inter di oggi è diversa e per certi aspetti migliore di quella della scorsa stagione. Sosteniamo questa tesi proprio perché è approdata la qualificazione agli ottavi di Champions League per la prima volta dopo un intero decennio.

Senza parlare troppo di tecnicismi tattici, ci sono altri fattori che hanno portato i nerazzurri a questo risultato, mai raggiunto né ai tempi di Spalletti né a quelli dell’attuale allenatore del Tottenham. Non per forza per colpa loro, ma proprio perché ora c’è un contesto diverso, costruito da parte di tutti i componenti della società. Proprietà, dirigenza, allenatore, calciatori, tutti sono compresi.

Bisogna partire dal fatto che l’Inter attuale ha uno Scudetto in più. Gli atleti dopo un trofeo alzato, qualunque sia, acquisiscono nuova linfa. Con l’esperienza e la fiducia aumentate, giocare in Europa è diventato più naturale.

Per capire bene il ragionamento, basta confrontare Barcellona-Inter del 2018 con Inter-Real Madrid giocatasi nell’edizione in corso di Champions. La differenza principale sta proprio nell’approccio avuto alla gara. Nella prima i nerazzurri sono scesi in campo puntando a limitare i danni, strappando magari un pareggio, per il quale le speranze si sono spente dopo il raddoppio di Jordi Alba a fine ripresa. Nella seconda non hanno lasciato respirare i ragazzi di Ancelotti, che hanno vinto con un gol in extremis di Rodrygo. Il risultato però è stato poco importante, perché da San Siro l’Inter è uscita con la consapevolezza di potersi giocare questi incontri alla pari, senza paura.

Molti dei giocatori che ancora oggi si allenano alla Pinetina erano già in campo contro quel Barcellona di Valverde. C’erano Handanovič, Škriniar, Lautaro, giusto per citarne alcuni. C’era pure Brozović, che di quella partita porta ricordo del suo primo coccodrillo, la scivolata dietro la barriera per bloccare il tiro rasoterra di Suárez. Anche Vidal era al Camp Nou, solo che con la maglia blaugrana addosso.

Oggi il croato e il cileno sono compagni di squadre e compongono un centrocampo forte, malgrado il secondo non sia più così in forma. Tuttavia la sua esperienza si fa sentire nello spogliatoio. È un giocatore che ha vinto tanto e che può trasmettere tanto, non solo a Epic Brozo, ma anche ai giovani come Barella, per esempio. Tre stagioni fa ciò non avveniva, perché un po’ tutti erano inesperti.

Vidal non è comunque l’unico, perché in rosa c’è Džeko, trascinatore con una doppietta nella vittoria sullo Shakhtar nella quinta giornata del girone. Nel momento del bisogno il grande campione ha colpito, mandando in estasi Inzaghi. Uno come lui mancava all’attacco dell’Inter, che ha affiancato a Lautaro prima Icardi, con cui il rapporto calcistico è stato molto scarso, e poi Lukaku, il quale si intendeva perfettamente con l’argentino, ma faticava nelle grandi occasioni. I gol del belga in campionato hanno aiutato nella conquista dello Scudetto, questo è vero. In Champions invece ha perfino ostacolato la sua squadra, fermando un colpo di testa di Sánchez, che sarebbe potuto essere decisivo, sempre contro gli ucraini.

Ovviamente per comparare Lukaku e Džeko bisogna anche prendere in considerazione le funzioni dei due. L’attaccante del Chelsea era un titolare inamovibile, il bosniaco invece non sempre riesce a reggere i 90 minuti. Però il primo è andato via per 115 milioni di euro, mentre le cifre per acquistare il secondo, in confronto, sembrano i due euro per prendere il biglietto dell’autobus.

Queste operazioni di mercato hanno però consentito di avere una rosa di poco più lunga. Conte si lamentava dell’assenza di alternative e in parte aveva ragione. Non che oggi l’Inter abbia 50 giocatori disponibili, ma Inzaghi può comunque contare su un ballottaggio continuo tra Correa e Džeko, mentre prima in attacco come rincalzo c’era Sánchez, non sempre al meglio. Lo stesso vale sulla fascia, dove Perišić si è riscoperto un tuttofare impeccabile.

In queste ultime tre stagioni quindi l’Inter è riuscita a maturare fino ad accedere finalmente agli ottavi di Champions League, perfino con una giornata d’anticipo. Non ci sorprenderebbe, qualora dovesse prendere la testa del girone vincendo contro il Real Madrid nello scontro diretto conclusivo. La squadra di Inzaghi ha fiducia nei propri mezzi e non teme nessuno.