In cosa differirà l’Inter di Inzaghi da quella di Conte?

Simone Inzaghi è il nuovo allenatore dell’Inter che rimpiazza così Antonio Conte dopo una stagione conclusasi con lo Scudetto. Tante sono le analogie tra i due tecnici, a partire dalla difesa a 3, la somiglianza che più balza all’occhio. Tuttavia persistono alcune differenze che potrebbero plasmare la squadra in modo positivo o negativo, a seconda di come queste differenze verranno sfruttate.

STIPENDIO

La prima differenza sta nel portafogli del presidente Steven Zhang, il quale sta riformulando la società. Le spese dovranno essere più intelligenti e meno dispendiose. L’ingaggio di Inzaghi sicuramente sarà meno pesante per le casse dell’Inter rispetto a quello di Conte, ma se sarà più oculato solo il tempo e i risultati lo diranno.

Infatti il nuovo comandante nerazzurro fino al 2023 percepirà 4,5 milioni di euro all’anno, circa il 60% in meno dello stipendio da 12 milioni annui del suo predecessore. Perciò non avendo altri profili su cui tuffarsi per motivi economici, Simone Inzaghi è il miglior acquisto che il club milanese potesse fare per preservare anche una coerenza tattica.

COERENZA DEL MODULO

Entrambi gli allenatori adottano il 3-5-2 come modulo di base, perciò i giocatori dell’Inter la prossima stagione non dovranno riabituarsi a uno stile di gioco totalmente diverso. Avendo già una rosa composta da interpreti che possono essere inseriti nella difesa a 3 e degli ottimi quinti di centrocampo, come Perišić e Hakimi, non ci sarà bisogno di un mercato troppo consistente, salvo partenze.

Tuttavia non bisogna generalizzare, perché avere un trio difensivo dietro non significa necessariamente giocare come Antonio Conte. Ogni allenatore dà una propria impronta a quelli che sono solo dei freddi numeri su una lavagna. Il nuovo arrivato apporterà sicuramente qualche novità al gioco interista, soprattutto nel funzionamento del centrocampo, reparto fondamentale per fluidificare il gioco.

LA VERTICALIZZAZIONE

Basandosi su ciò che si è visto alla Lazio, Simone Inzaghi cercava di limitare le responsabilità della difesa per quanto riguardava la fase di possesso. Acerbi o Reina appoggiavano subito a Luis Alberto che faceva salire la squadra con la palla al piede. Non si vedeva mai una trama intricata tra difensori e portiere, come succedeva con Handanovič, Škriniar, de Vrij e Bastoni, per sfruttare la pressione degli avversari e lasciare così più campo libero per gli attaccanti.

Tuttavia la verticalizzazione è un punto in comune tra Conte e Inzaghi, visto che entrambi prediligono un lancio lungo e netto a scavalcare. Il primo, come già detto, usava la tecnica e soprattutto la velocità dei suoi uomini per far salire gli attaccanti avversari e quindi, una volta che riceveva palla, Brozović aveva meno pressione per poter lanciare Romelu Lukaku in avanti.

Il secondo invece sfruttava direttamente i centrocampisti, senza doversi complicare con la costruzione dal basso. Non avendo i giusti interpreti, si preferiva lasciare palla a Luis Alberto, principalmente per progredire con i suoi dribbling, oppure Lucas Leiva si abbassava per fare il difensore da impostazione. Sarà interessante vedere se Inzaghi attribuirà questi compiti di impostazione a Brozović e soprattutto a Eriksen, oggetto di grande discussione lo scorso anno.

L’INCOGNITA ERIKSEN

Non differiscono invece quasi per nulla i tre a centrocampo di Lazio e Inter, perciò il nuovo tecnico si sentirà a casa. C’è il mediano che effettua lanci lunghi, solo che Brozović è leggermente migliore rispetto a Leiva, leggendo le statistiche di SofaScore. Il croato a partita forniva 1,4 passaggi chiave, mentre il brasiliano ha finito la stagione con la media bassissima di 0,2. Ovviamente sono giocatori diversi, poiché Leiva è più attivo nella fase di non possesso, simile sia per Conte sia per Inzaghi. Entrambi si abbassano, impedendo di sfruttare la profondità. Tuttavia Epic Brozo sarà una grande arma per la stagione prossima, come già lo è stato finora. Anzi, avrà ancora più occasioni di apparire.

Ai suoi lati ci sono le due mezzali, il più fisico Barella, somigliante a Milinović-Savić, e il più tecnico Eriksen, con molte caratteristiche comuni a Luis Alberto. Proprio il danese dovrà riscattarsi dopo il periodo di Conte che non lo valorizzava al massimo. Ora non ci saranno più scuse, perché a Inzaghi giocatori così tecnici nel dribbling e nei passaggi piacciono. Se fallirà anche nella nuova gestione, la colpa ricadrà inevitabilmente sullo stesso giocatore.

IL QUINTO CHE AVANZA

Christian Erinksen non dovrà più rimanere ancorato a una zona di campo, ma dovrà spaziare anche sulle corsie, un po’ come Barella nell’ultimo campionato. Il motivo di quest’affermazione è Brozović che si abbasserà a fare quasi il centrale, affinché i difensori centrali esterni possano avere un raggio d’azione paragonabile a quello di un terzino.

Spesso nella Lazio si vedeva Radu o Marušić, coperto da Leiva, diventare quasi dei terzini e facendo di conseguenza salire il quinto di centrocampo. In questo caso Hakimi e Perišić, a turno, risulterebbero molto più alti e aiuterebbero quindi la coppia formata da Lautaro e Lukaku, che ha assicurato Inzaghi della sua permanenza.

I contropiedi così prevedrebbero ben 4 attaccanti, al posto di due soli isolati come normalmente succedeva con Conte. Davanti ci sarebbe uno tra Perišić e Hakimi, assieme a Eriksen libero che cercherebbe di riorganizzare il tutto qualora l’azione perdesse di velocità e imprevedibilità. Se gli avversari recuperano, il trequartista danese riceverebbe palla per trovare soluzioni nuove con la sua visione di gioco. Anche magari sfruttando il proprio dribbling, suo cavallo di battaglia poco apprezzato dal sistematico Conte.

IL LIMITE DI INZAGHI

Nonostante la sua sistematicità, Antonio Conte sapeva essere molto mobile nei cambi, mentre Inzaghi ha sempre mostrato una certa rigidità nello stravolgere le partite. L’ex allenatore dell’Inter nell’ultima Serie A è stato il secondo allenatore con i cambi più redditizi, a quanto riporta Transfermarkt, con 23 partecipazioni a rete provenienti dalla panchina. Meglio di lui solo Gasperini a quota 34, anche grazie a un Muriel in formissima.

Invece Inzaghi si è ritrovato primo per cambi effettuati, ben 184, mentre solo 13esimo per cambi vincenti, appena 11. E non è stato nemmeno un problema di grandezza della rosa, visto che la Lazio ha potuto contare su 28 componenti, mentre l’Inter solo 25. Forse è stato un problema di qualità? Può essere, ma a sentire le lamentele di Conte su questo discorso durante tutta l’avventura nerazzurra non sarebbe stato nemmeno questo il problema.

IL GIOCO VALE LA CANDELA?

L’Inter si ritrova in una complicata situazione e Inzaghi è un grandissimo acquisto “low cost”. Inoltre si darà una continuità al gioco, come già detto, e forse saprà puntellare quei giocatori come Eriksen per dare una marcia in più rispetto al passato. La responsabilità del nuovo allenatore è molto alta, la posta in gioco per Zhang altrettanto, ma le premesse per fare bene ci sono. Ora bisognerà aspettare il responso del campo.