I ‘demoni’ di Simon Biles. Nello sport, molto più frequenti di quanto sembri

La ginnasta 24enne Simone Biles si è ritirata dalle competizioni a squadre e individuali delle Olimpiadi di Tokyo 2020. Nonostante fosse tra le sportive più attese di questo avvenimento, dopo le 5 medaglie a Rio 2016 (4 ori e 1 bronzo), ha dovuto dare forfait per curare la propria salute mentale.

Per quanto sia poco usuale nello sport parlare di infortuni non fisici, molti atleti soffrono di disturbi mentali di ogni genere, specialmente di depressione, come pare sia il caso di Biles. Possiamo ricordare che solo qualche mese fa il calciatore Santiago Garcia si è suicidato, sparandosi, all’età di 30 anni dopo un lungo calvario con i demoni nel proprio inconscio.

Dopo la prestazione che ho fatto al volteggio, ho pensato di fare un passo indietro”, ha detto alla Simone Biles alla CNN. “Sentivo che le mie compagne avevano bisogno di fare un passo avanti senza di me e hanno fatto proprio questo. Mi sono sentita abbastanza a mio agio quando sono arrivata ai Giochi Olimpici e non so davvero cosa sia successo. È stato un lungo viaggio olimpico, è stato un lungo anno.

Fortunatamente Simone Biles oggi può raccontare tutto questo, diversamente da Santiago Garcia. Chiunque si augura che questo periodo passi, anche grazie all’aiuto della terapia che sta portando avanti, e che torni ai tempi in cui incantava il mondo della ginnastica artistica.

UNA CARRIERA GRANDIOSA

Non bisogna dimenticare che dietro a Simone Biles c’è una carriera di successo, nonostante la giovane età. Di record ne ha macinati tanti, diventando la prima ginnasta a vincere 5 campionati mondiali, e la prima a trionfare per 3 volte consecutive. Nel 2017 è entrata a far parte nella classifica delle 100 celebrità più influenti al mondo secondo TIME e solo due anni più tardi, con 25 medaglie totali, ha superato il bielorusso Vitaly Sherbo nella classifica dei ginnasti più titolati della storia.

Questa fama probabilmente ha portato a una pressione esagerata da parte dei tifosi nordamericani, che pensano a lei come una condottiera della nazione. Lei stessa ha dichiarato, in passato: “Ogni volta che un americano vince le Olimpiadi, diventa il ragazzo o la ragazza dell’America.

GLI ABUSI SESSUALI

La frase è estrapolata da un discorso più ampio, riguardante un altro periodo difficile di Simone Biles, quello seguente a un abuso sessuale subìto da parte del medico Larry Nassar. L’uomo, già denunciato per possesso di materiale pedopornografico in passato, dal 1996 al 2017 avrebbe abusato di circa 260 persone, tra donne e ragazzine, ed è stato condannato a 150 anni complessivi di carcere. Come se la punizione risolvesse il problema che persiste ancora.

Già il fatto che Biles non abbia denunciato sin da subito lo stupro la dice lunga sulla nostra (‘noi’ come società) percezione degli abusi. Siamo sempre in prima linea per imprigionare (giustamente) chi abusa di qualcuno, specie se si tratta di ragazze che a volte non hanno raggiunto nemmeno l’età del consenso. Tuttavia siamo meno inclini ad ascoltare e ad aiutare la vittima, come se portare in cella la persona condannata risolvesse i problemi della persona abusata e di tutte le altre in futuro.

Non volevo ammetterlo a me stessa che era successo, perché pensavo non che dovevo essere perfetta, ma era quello che l’America voleva che fossi: perfetta” ha poi riferito Biles alla rivista Vogue. La ginnasta ha rivelato solo a gennaio 2018 – con un tweet – di aver subìto abusi, dopo le varie denunce arrivate da altre atlete contro Nassar, tra cui quella della sua ex compagna di squadra Maggie Nichols, che è stata la prima a sostenerla psicologicamente.

SCAVANDO NELLA NOSTRA COSCIENZA…

Le principali notizie in rete su Larry Nassar sono datate tre anni fa, visto che la vicenda è caduta nell’oblìo, come spesso accade in questi casi. Quando si legge o si sente di persone che hanno subìto abusi di ogni genere – sessuali, psicologici, fisici – ci si indigna, invocando ergastoli, castrazioni chimiche o perfino pene di morte, e infine si torna a vivere la propria vita. Questo perché il crimine commesso non ci riguarda da vicino.

Cosa ha fatto Simone Biles in questo periodo di crisi totale per rimuginare e accettare un fatto così grave? Ha dormito. Non è strano, perché ognuno reagisce a proprio modo alle disgrazie, e dormire – o non aver voglia di fare nulla – non è pigrizia, solo una comune reazione di una mente sotto shock.

Ero depressa. Ho dormito molto perché, per me, era la cosa più vicina alla morte senza farmi del male. Era una via di fuga da tutti i miei pensieri, dal mondo, da ciò che stava accadendo.

LE CRITICHE

Il ritiro di Simone Biles da Tokyo 2020 potrebbe sembrare un atteggiamento pigro di una ragazza viziata, se la notizia venisse trasportata fuori dal contesto. Qualcuno di famoso come Charlie Kirk, un giovane attivista conservatore, l’ha definita “egoista, immatura e vergogna per la nazione”.

In questo caso però non c’è patriottismo che tenga, perché la depressione va curata in tempo affinché non si ripresenti più, o comunque non in una forma così aggressiva. Inoltre, durante le gare c’è il rischio che l’atleta si faccia male sul serio anche a livello fisico, poiché non parliamo di uno sport come – esempio – gli scacchi, disciplina atleticamente statica. Nella ginnastica si compiono capriole, giravolte e salti della morte; e Biles, distratta in questo periodo come lei stessa ha dichiarato, potrebbe correre il rischio di farsi male.

Se però a Charlie Kirk non interessa la salute della 24enne, come ha fatto intendere, dovrebbe comunque ringraziarla perché ha avuto la franchezza di evitare figuracce agli Stati Uniti. Se Biles non è in forma, o è poco motivata, potrebbe raccogliere risultati imbarazzanti e mettere in ridicolo la propria nazione. È come chiedere ai brasiliani di fare una scelta: essere eliminati con la Colombia durante i mondiali di Brasile 2014 per evitare l’1-7, o andare comunque in semifinale e subire il Mineiraço. Tutti opterebbero per la prima opzione, a posteriori.

LA GARA PIÙ DIFFICILE

Ovviamente, sono discorsi e paragoni quasi ridicoli, visto che si parla di salute mentale in questa vicenda. È un dolore che da fuori non si può capire, perché la malattia mentale è invisibile, mentre una banalissima – altro esempio – rottura della gamba porta con sé una prova tangibile, esteriormente. Tuttavia bisogna – anzi urge – sensibilizzare su questo tipo di argomenti, per agire nel migliore dei modi e capire meglio le persone con questo problema. Perché semra banale ma è vero: potrebbe capitare a chiunque.

La depressione non incombe da un momento all’altro casualmente, ma ha uno sviluppo molto lento. Probabilmente il ritiro di Biles dalle Olimpiadi è solo la punta dell’iceberg di un processo molto lungo e doloroso. Che sarà mai l’assenza a una competizione, seppur importante, di fronte a tutto il resto?

Abbiamo visto che la sua carriera e la sua vita sono state caratterizzate da una crescita frettolosa. A nemmeno 18 anni subiva abusi sessuali. A soli 19 anni guadagnava l’oro a Rio de Janeiro. Ora invece, a 24 anni, deve disputare la gara più difficile di tutte. Con la sua velocità e la sua leggiadria può sicuramente farcela, come è riuscita a guadagnare le sue meravigliose 25 medaglie, finora. Ha però bisogno del sostegno dei tifosi come fosse in palestra. Non di essere contestata.