Trentalange segna una nuova svolta: istituito il doppio tesseramento arbitro-giocatore fino a 17 anni

Un’altra, grande novità firmata Trentalange sta per cambiare la storia dell’Associazione Italiana Arbitri. Nel solco di un progetto che punta ad aprire il mondo degli arbitri, favorendone la trasparenza e la vicinanza con quello delle società calcistiche, il presidente da poco eletto ha voluto fare un passo ulteriore: permettere ai ragazzi di essere tesserati sia per l’AIA che per società calcistiche purché Under 17.

Il Consiglio della FIGC ha approvato, con l’astensione dei consiglieri della LND, la modifica dell’articolo 40 comma 1 delle Noif, a far data dal primo luglio 2021. La novità permette appunto di istituire il doppio tesseramento calciatore-arbitro, purché si tratti di un calciatore under 17 tesserato per società di Lnd o di Settore giovanile e scolastico che da arbitro non venga designato per le gare dei gironi nei quali è presente la società per cui è tesserato. Trentalange ha spiegato alla perfezione il ragionamento dietro questa scelta: “In questo modo l’arbitro non sarà più visto come l’uomo nero, ma come un compagno di giochi: ne beneficeranno sia i direttori di gara che i calciatori. Credo che questa novità sia un bene per il calcio italiano, la federazione è stata lungimirante”.

Un’idea, insomma, che nasce dalla voglia di far sentire gli arbitri più vicini a quel mondo che si ritrovano poi ad arbitrare, riprendendo quanto già viene fatto in altri sport. Negli anni, più di un giovane direttore di gara aveva lamentato la mancanza del calcio giocato, in anni in cui lo sport diventa parte importante della propria crescita umana: a 15-16 anni, si rischia di ritrovarsi buttati in mezzo al campo, ma con la divisa diversa dalle due squadre, a dirigere giovani poco più giovani fino ad arrivare al difficile, primo approccio con il calcio dei “grandi” in Terza o Seconda categoria. Arbitrare, insomma, diventava per i ragazzi e le ragazze una scelta di vita: cominciare questa nuova carriera in età giovane, opzione ideale per sperare di fare un buon percorso nel mondo arbitrale; oppure proseguire proseguire il proprio percorso calcistico, privandosi della possibilità di sperimentare un nuovo ruolo.

Dalla prossima stagione, chi vorrà potrà dunque sia arbitrare che giocare a calcio, compatibilmente con gli impegni. Servirà per sviluppare ancora meglio quella sensibilità così necessaria per diventare un bravo direttore di gara, per continuare a “odorare il profumo dell’erba” e per rendere meno traumatico e obbligato lo stacco dallo sport giocato. A sottolineare, stavolta con ancora più forza, un concetto importante: gli arbitri, nel proprio modo di essere e anche negli eventuali errori, sono esattamente come i calciatori, coetanei o meno. E il punto di vista dell’arbitro, così poco accettato esternamente, può diventare molto più facile da capire per tutti.