Ricordando Sabella: da avvocato alla finale mondiale

A 66 anni ha lasciato questo mondo Alejandro Sabellaa Buenos Aires, sua città natale. Città del River Plate, proprio dove cominciò la propria carriera da centrocampista. Nonostante fosse un giocatore modesto, entrò nella storia figurando tra i primi argentini a giocare in Inghilterra. Vestì le maglie di Sheffield United e Leeds, da cui scappò poco prima dello scoppio della Guerra delle Malvine. I biancorossi nel 2000 lo inserirono tra i giocatori più rappresentativi della storia del club.

Decisamente più famose sono le sue esperienze da allenatore. Nel 2009 salì sul trono del Sudamerica con la Copa Libertadores vinta con l’Estudiantes di Verón contro il Cruzeiro. Invece, per un pelo, sfiorò l’impresa ai Mondiali brasiliani con la Selección di Lionel Messi. In un pieno Maracanã se la giocò alla pari contro una Germania forte ed euforica proveniente dall’1-7 rifilato ai padroni di casa.

Prima di diventare il secondo tecnico migliore del mondo, passò per una lunga gavetta. Laureato in giurisprudenza, affiancò Passarella come secondo nel Parma, nel Monterrey e nel Corinthians. Dopo aver giocato con il Grêmio nel biennio ’85-’86, tornò in Brasile in panchina nel 2005. Peccato che al Timão l’incarico sia durato appena due mesi. In quella stagione un suo conterraneo, Carlitos Tevez, trascinò i bianconeri ad uno storico Brasileirão.

Con l’Albiceleste in campo collezionò 8 presenze convocato da Bilardo. Invece nei panni da C.T. subentrò nell’agosto 2011 dopo le disfatte di Diego Maradona e Sergio Batista. Alle qualificazioni per la Coppa del Mondo arrivò primo, propiziando il resto del torneo. Dopo la finale persa 1-0 lasciò il comando della nazionale, terminando di fatto il rapporto con il mondo del calcio.

”Sono una persona equilibrata, mi piacciono le squadre equilibrate” dichiarava sempre Sabella. Mai una parola fuori posto, mai un’emozione esagerata in panchina. Anche se ai quarti della Coppa del Mondo perse letteralmente l’equilibrio. La traversa di Higuaín contro il Belgio, sconfitto per 1-0, fece traballare il tecnico che cadde all’indietro. Segno della sua sensibilità verso il proprio Paese.