Doppietta dello Young Boys: col Basilea in finale di Coppa finisce 2-1

La finale di Coppa svizzera, ieri, allo Stade de Suisse, ha chiuso questa tormentata stagione 2019/20. Lo Young Boys, finalista come due anni fa dopo la vittoria del campionato, cercava la storica vittoria, 33 anni dopo l’ultima affermazione nel torneo nazionale. La doppietta, invece, da questa parti mancava da qualcosa come 62 primavere.

Tra i bernesi e la doppietta campionato/coppa, si frapponeva però il Basilea, con lo zurighese Koller per l’ultima volta in panchina (alla ripresa della stagione i renani saranno guidati da Ciriaco Sforza, come vi abbiamo scritto il giorno dell’accordo via Twitter).

E proprio i rossoblù, nel deserto del Wankdorf chiuso al pubblico per la crisi sanitaria, sono partiti di buona lena, tenendo i ritmi elevati, per mettere in difficoltà gli avversari. Al 29′ Stocker, per i renani, ha insaccato, ma la rete è stata annullata dopo il controllo da parte del VAR al 29′. Al 42′, invece, il colpo di testa di Alderete ha portato in vantaggio il Basilea, che ha quindi concluso la prima frazione avanti di un gol.

Nella ripresa, i bernesi sono scesi in campo molto più decisi, facendo valere la loro fisicità. Al 50′, infatti, il capocannoniere del campionato (e titolare del nuovo record di reti segnate) Nsame, servito da Aebischer, ha trovato il pareggio. Quando la sfida sembrava essere destinata ai supplementari, hanno deciso i cambi. Seoane, all’82’, ha inserito, tra gli altri, Spielmann, in questa stagione un po’ deludente. E invece è stato proprio l’ex Thun a scoccare, dal limite, il tiro decisivo, all’88’, con la complicità del portiere di coppa Nikolić, che si è visto passare la sfera tra i guanti.

A fine partita, scaramuccia tra il renano Van Wolfswinkel (all’ultima partita in rossoblù) e il bernese Nsame, separati dai rispettivi compagni di squadra prima che la situazione degenerasse. I giocatori del Basilea sono poi andati sotto la doccia senza aspettare la premiazione, mentre i gialloneri Hoarau e Wölfi, entrambi all’ultima partita in giallonero, hanno alzato per primi la coppa.

Lo Young Boys, dunque, dopo la vittoria in Champions League con i faroensi del Klaksvik, ha così trovato la forza, fisica e mentale, per venire a capo degli avversari, in una partita non facile, contraddistinta, in alcuni momenti, dal gioco duro (7 gli ammoniti complessivi). Ma, del resto, ci poteva stare, viste l’importanza della posta in palio, la rivalità tra le compagini e la forza fisica di entrambe le contendenti.

In definitiva, è uno Young Boys ormai cresciuto, e libaratosi dalla sindrome del braccino tennistico. Sono passati gli anni nei quali il Winterthur si poteva presentare a Berna, rimontare due reti di svantaggio e arrivare ai calci di rigore, con il tecnico zurighese a urlare ai suoi “Guardateli negli occhi prima di calciare dagli undici metri, perché capiscano per quale motivo non vincono più niente da trent’anni” prima di superarli, passando il turno, e condannando Hoarau e soci a vedere un’altra finale in televisione.

Quest’anno era più dura ripetersi, visti i tanti nuovi arrivi. Invece, nonostante un terzo incomodo (il San Gallo di Zeidler, che ha fatto vedere davvero del gran bel calcio: la scuola è quella di Rangnick), i bernesi hanno fatto valere la propria maggiore esperienza, riprendendosi nei momenti difficili, come dopo la sconfitta a Thun.

Poi, certo: Nsame ha segnato 32 gol in 32 partite giocate, che sono un’enormità, anche in un campionato dove si segna tanto come quello svizzero. Tuttavia, tanti meriti sono da dare allo staff tecnico, e a quel Gerardo Seoane che, da quando è arrivato, dopo l’esperienza nel Lucerna del dopo Babbel, non ha sbagliato un colpo.

Gentile, educato, mai sopra le righe, disponibile con la stampa, è il tecnico con il quale ogni cronista vorrebbe avere sempre a che fare. Ma non solo: è stato capace di vincere con una squadra nettamente più forte come lo scorso anno, dove ha battuto tutti i record, e in questa stagione, con tanti nuovi da inserire, con il Coronavirus, e chi ne ha più ne metta. Non arrivi a questi risultati per caso, almeno a nostro parere.

In definitiva, secondo noi è pronto per una panchina in qualche campionato di spessore elevato. Bundesliga, Liga Serie A: non ha problemi di lingua (padroneggia, oltre al tedesco, lo spagnolo e l’italiano), ha anche esperienza internazionale (allo Stade de Suisse cadde anche la Juventus di Allegri in Champions), sa lavorare coi giovani. Cari presidenti, fatevi una passeggiata a Berna nei prossimi mesi (virus permettendo): la città è bella, si mangia bene nei ristoranti del centro, e si vede giocare a calcio discretamente. E, a volte, proprio bene.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.