DIECI x DIECI – Brehme si racconta: “Innamorato dell’Italia. Quell’Inter fantastica”

Prima puntata della nostra nuova rubrica, dedicata alle testimonianze dei protagonisti stranieri della Serie A. Abbiamo l’onore di aprire nientemeno che con un campione del mondo, Andreas Brehme: il terzino tedesco, per anni colonna dell’Inter, fu il match-winner della finale di Italia ’90.

Andreas Brehme, nato a Amburgo (allora Germania Ovest) nel 1960, è stato uno dei più grandi terzini nella storia del calcio tedesco. Un difensore perfettamente a suo agio con entrambi i piedi, ricordato per un mancino educato e la pericolosità sui calci piazzati. Dopo Saarbrücken, Kaiserslautern e Bayern Monaco, l’arrivo all’Inter nel 1988. Subito lo scudetto dei record poi la Coppa Uefa 1991, inframmezzata dalla gloria mondiale con la Nazionale a Italia ’90. Tre reti per lui in quella rassegna, compresa quella su rigore che ha deciso la finalissima contro l’Argentina (exploit che gli fruttò il 3° posto nel Pallone d’Oro di quell’anno). Presente anche ai Mondiali 1986 e 1994, a tre edizioni degli Europei (1984, 1988 e 1992) e all’Olimpiade di Los Angeles, 86 presenze e 8 reti con la Nationalmannschaft nell’arco di un decennio. Nel 1992 l’addio all’Italia, un’annata al Real Saragozza e il ritorno in patria al Kaiserslautern. Chiusura in bellezza per lui, con il clamoroso Schale 1998. Ha allenato fino al 2006, affiancando il mentore Trapattoni da vice sulla panchina dello Stoccarda.

Quali sono stati i risvolti del suo arrivo in Italia all’Inter, nel 1988?

Lothar Matthäus si era appena trasferito dal Bayern Monaco all’Inter. Il mio compagno di squadra e di Nazionale, nonché capitano, convinse in breve tempo la dirigenza nerazzurra affinché ingaggiassero anche me“.

Quanto sono stati importanti i pareri dei tuoi connazionali che militavano già in Serie A (oltre al citato Matthäus, nel 1988 militavano in Italia anche Völler e Berthold, mentre Briegel aveva appena lasciato la Sampdoria, ndr) affinché ti convincessi a fare altrettanto?

Dal momento in cui avevo sentito esclusivamente commenti positivi sulla bontà della scelta di trasferirmi in Italia, bastò una telefonata di Lothar e mi misi subito dopo a preparare la mia valigia“.

Descrivici la principale differenza che trovasti tra il calcio a cui eri abituato e il campionato italiano. Quali “segreti” dietro la storica vittoria dello scudetto 1988-89 dell’Inter allenata da Giovanni Trapattoni?

In quell’epoca, la Serie A rappresentava il miglior campionato del mondo. Militavano di fatto tutti i più grandi campioni in circolazione. Un po’ come attualmente può essere inquadrata la Premier League inglese. Quell’Inter era una squadra fantastica, guidata da una personalità altrettanto fantastica quale il Mister Trapattoni“.

Ci sono degli aspetti che hai apprezzato maggiormente dell’Italia fuori dal calcio, durante la tua permanenza in questo Paese?

Naturalmente, amo Milano e i suoi dintorni. Dalla mia militanza nell’Inter mi sono innamorato dell’Italia, la mia località preferita è Bardolino ed è come se mi sentissi italiano!“.

Dici Italia e menzioni il momento più alto della carriera di Andreas Brehme: la vittoria della Coppa del Mondo 1990, grazie alla finale contro l’Argentina decisa da un tuo gol su rigore. Quali sono le emozioni ancora vive in te, a distanza di trent’anni?

Rappresenta ancora oggi, dentro di me, il momento più bello della mia carriera da calciatore. All’inizio di luglio abbiamo organizzato un paio di eventi celebrativi in Germania, per ricordare insieme quel trionfo. Uno di questi, si è tenuto sulla terrazza della mia casa dove abbiamo allestito un barbecue con alcuni dei compagni di quell’avventura“.

Guardandoti indietro, sei soddisfatto della tua carriera in Italia? Puoi dirci come mai scegliesti di ritornare in Germania?

Dopo aver concluso la mia parentesi all’Inter ho giocato per un anno in Spagna, nel Real Saragozza, prima di rimpatriare al Kaiserslautern. Desideravo solamente giocare un’ultima stagione, inizialmente. Invece ne ho disputato cinque, con la soddisfazione di vincere la Bundesliga nel 1998 nell’ultimo giorno della mia carriera da calciatore“.

Quale giocatore e avversario, negli anni di militanza in Serie A, ti sono rimasti maggiormente impressi?

La rivalità con il Milan e i suoi assi olandesi Rijkaard, Gullit e van Basten è stata fantastica. Ancora oggi considero Ruud Gullit il più grande avversario mai affrontato da calciatore“.

Del periodo milanese, a parte i connazionali Matthäus e Klinsmann, sei rimasto legato a qualche altro compagno di squadra?

Quell’Inter rappresentava un gruppo veramente unito, avvolto da un grande spirito di squadra. Mantengo tuttora contatti frequenti con diversi compagni di squadra di allora. Ad esempio, ho recentemente pranzato con Giuseppe Bergomi, il capitano della mia Inter“.

Raccontami i ricordi più belli con la maglia dell’Inter addosso.

Chiaramente, la vittoria dello scudetto per la gioia dei nostri tifosi. L’atmosfera allo stadio, quel giorno, suscita ancora in me la pelle d’oca“.

Cosa pensi del calcio odierno e della Serie A?

Sono convinto che la Serie A sia sulla buona strada per riconquistare un ruolo da leader tra le leghe europee. Attraverso la realizzazione di nuovi stadi, prevedo un futuro radioso per il calcio italiano“.

Thanks to: @andibrehme

 

 

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Cagliaritano, classe '81. Pazzo per Brera, Guerin Sportivo e Panini. Da anni membro di MP: principalmente ed inevitabilmente, per scrivere sulla storia del calcio. Italiano ed internazionale.