Il paradosso del calcio italiano

Parlare e scrivere di calcio non è facile di questi tempi: l’emergenza Coronavirus ci sta mettendo con le spalle al muro e le priorità nella vita sono altre. Eppure il business del pallone non si ferma mai e sta già studiando come ripartire per poter concludere la stagione.

La Serie A è stato il primo campionato a fermarsi seguito poi a ruota da tutti gli altri, ma solo la federazione belga ha già annunciato lo stop definitivo della stagione con il titolo assegnato a tavolino al Bruges. Questa decisione ha mandato su tutte le furie il presidente UEFA Aleksander Čeferin che non ha tardato a tuonare che chi sospende i tornei potrebbe venire escluso dalle competizioni europee.

La preoccupazione più grande del massimo esponente del calcio europeo è probabilmente la mancanza di una linea comune. Tutte le federazioni stanno decidendo di proprio conto in base all’evolversi dell’emergenza Coronavirus, ma è francamente ancora impossibile ipotizzare date in cui ripartire. Ma ha veramente senso riprendere? In Italia la situazione è tragica, eppure da molte posizioni viene confermata la voce che si farà di tutto per concludere il campionato.

Fino al 13 aprile gli allenamenti non riprenderanno e quando lo faranno si dovranno evitare assembramenti per parecchio tempo: nella migliore delle ipotesi con le partite probabilmente si potrebbe riprendere a inizio giugno per finire a metà luglio, quando poi si dovrebbero finire anche le coppe europee. Parlare di giocare è veramente surreale e nemmeno in Lega si trova un punto d’accordo. E’ caos totale in una situazione in cui l’unità d’intenti dovrebbe essere alla base di tutto.

Tra le squadre che vorrebbero concludere la stagione ci sono la Lazio di Lotito, che ha già avvertito la squadra di farsi trovare pronta per riprendere appena possibile gli allenamenti a Formello, insieme a Bologna, Cagliari ed Hellas Verona. I contrari più convinti sono Cellino, che ha già dichiarato che se il campionato riprenderà lui non schiererà il suo Brescia perdendo a tavolino, Cairo e Ferrero. Damiano Tommasi e Gabriele Gravina sono settimane che cercano una strada da proporre a Spadafora aprendo alla possibilità di giocare d’estate se FIFA e UEFA venissero incontro con degli aiuti economici; per il Ministro dello Sport però è ancora utopistico sbilanciarsi.

Ma ricapitolando: Wimbledon a luglio è stato cancellato e sicuramente il tennis è uno tra gli sport meno di contatto, Formula1 e MotoGP rinviano continuamente i loro Mondiali e l’Olimpiade di Tokyo in programma ad agosto è stata posticipata di un anno. Il Coronavirus è una brutta bestia, a qualcuno in Italia non è forse chiaro?

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".