Klopp e il rifiuto di giocare in FA Cup: ecco cosa ha detto davvero (senza arroganza)

Nelle ultime ore, numerosi giornalisti e tifosi hanno cominciato a dibattere, anche animatamente, su una scelta che, sin dal suo annuncio, ha fatto piuttosto discutere per la sua presunta correttezza e sportività. Al centro di questo polverone è finito direttamente l’allenatore del Liverpool Jürgen Klopp che, al termine della sfida di FA Cup contro lo Shrewsbury (terminata 2-2 e con conseguente condanna al replay per i Reds), ha dovuto affrontare una questione sollevata dagli stessi giornalisti: come si sarebbe comportato il Liverpool davanti al fatto che il replay di FA Cup  sarebbe stato previsto proprio nel mezzo della pausa invernale stabilita, per la prima volta, dalla Premier League?

Klopp, senza troppi giri di parole, è uscito allo scoperto: in quella gara non scenderà in campo nessun giocatore della prima squadra, bensì ancora una volta la formazione Under 23. Esattamente come accadde a dicembre per i quarti di finale di League Cup mentre la squadra era impegnata in Qatar per il Mondiale per Club.

Ma se la scelta di circa un mese fa fu totalmente condivisa e, anzi, strenuamente difesa, in contrasto a una Federazione che non sembrava essersi interessata a tutelare gli interessi di un proprio club, questa volta le critiche verso l’allenatore tedesco sono state numerose. Il Liverpool e il suo manager sono stati accusati di “arroganza”, di falsare la competizione e persino sbeffeggiati, perché è sembrato da subito difficile da accettare che una squadra che ha praticamente in mano la vittoria del campionato potesse far storie per una gara da giocare con un’avversaria di terza serie.

Eppure, bisognerebbe leggere attentamente le parole pronunciate da Klopp per rendersi conto che forse le cose non stanno proprio così. Nella conferenza stampa, il tedesco ex Borussia Dortmund si è così espresso sulla scelta di non giocare quella gara:

”Nell’aprile 2019, abbiamo ricevuto una lettera dalla Premier League che ci chiedeva di rispettare la sosta invernale, senza organizzare amichevoli internazionali o gare di competizioni ufficiali. Due settimane fa, ho detto ai ragazzi che avremmo avuto una pausa invernale. Quindi non giocheremo quella gara, ma ci saranno i ragazzi dell’Under 23, perché non possono trattarci come se non gli importasse nulla di noi. So che è una scelta non molto popolare, ma io la vedo così, è la Premier League che ci ha chiesto di rispettare la pausa: nella lettera si spiegava che bisognava rispettare il benessere fisico e mentale dei giocatori. Se là Football Association non rispetta ció, noi non possiamo cambiare.”

Il discorso di Klopp, insomma, non sembra poggiare su una pretesa del singolo Liverpool, ma di una richiesta arrivata direttamente dalla Premier League, ritrovatasi in contrasto con una decisione della Football Association. D’altro canto, questa pausa invernale è stato il risultato di anni di battaglie e richieste da parte delle stesse società di potersi permettere una piccola pausa invernale e poter trovare un minimo stacco come accade anche in altri campionati, soprattutto considerando l’impegnativo e folle ritmo del periodo natalizio. Un andamento che finiva per sfiancare i giocatori della massima serie inglese, con delle ripercussioni evidenti anche nelle competizioni internazionali, sia a livello di club che di Nazionale.

Farà forse specie che tale rifiuto sia arrivato dal Liverpool, una delle più attrezzate dell’intero campionato per gestire più competizioni in contemporanea, e non dalle altre squadre di Premier League come Newcastle, Tottenham o Southampton, tutte condannate a ripetere le proprie fare in quei giorni. Ma quello che è sfuggito a molti che hanno commentato la scelta di Klopp, è che molti tecnici hanno condiviso le difficoltà del tedesco: è stato così per Mourinho e per Hassenhuttl.

Ma persino per gli allenatori delle piccole squadre, che avrebbero preferito arrivare ai supplementari ed eventualmente ai rigori, evitando un nuovo impegno in un mese infernale come quello di febbraio. Lo ha ricordato anche Karl Robinson dell’Oxford, contento di essere riuscito a fermare sullo 0-0 il Newcastle, ma preoccupato per le difficoltà anche economiche di riuscire a gestire nove impegni in un solo mese con una rosa di appena 20 giocatori.

Insomma, più che di Klopp si sarebbe dovuto parlare della clamorosa e incomprensibile scelta della FA di non rispettare una scelta arrivata direttamente dalla Premier League mesi fa e considerata da tutti come legittima. Così come fa ormai discutere sull’utilità di prevedere dei replay, tanto affascinanti quanto ormai difficili da gestire in un calcio sempre più veloce, intenso e ricco di impegni. E, purtroppo, questo errore di focus della discussione ha impedito di trattare in maniera adeguata un problema che Klopp, giustamente, ha sollevato, decidendo di fare un gesto destinato a fare clamore.

Condividi
Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.