Lugano coraggioso ma sterile: 0-0 con la Dynamo Kiev

Il Lugano, questa volta, ha resistito. In quella che, forse, è stata la miglior prestazione di questo difficile inizio di stagione, ai ragazzi di Celestini è mancato solo il gol.

Pareggio giusto (gli ucraini hanno creato anch’essi qualche situazione pericolosa) e peccato per le due traverse che hanno negato ai ticinesi la gioia del gol. La retroguardia (disposta questa volta a 4, per un inedito 4-3-3) ha tenuto testa alla forza degli avversari, che forse si aspettavano una diversa consistenza da parte degli elvetici. Alla fine, lo 0-0, unito al pareggio di Copenhagen, tiene quindi ancora aperto ogni discorso in questo girone.

Dicevamo del Lugano che, partito a ritmi elevati, ha sorpreso inizialmente la Dynamo. Al 10′ Gerndt (positivo rientro il suo), dopo un’efficace percussione, ha calciato verso la porta. Bushchan ha parato, ma sulla ribattuta è arrivato Junior di testa, colpendo però l’asta.

Un Aratore finalmente a un livello sufficiente ha poi sfiorato la rete con una bella conclusione, fuori di un soffio, mentre Baumann, nel finale, ha mantenuto la rete inviolata con un volo plastico per deviare una conclusione di Sydorchuk, destinata al fondo della rete, dopo aver commesso un’ingenuità, poco prima, che avrebbe potuto costare caro ai suoi.

Ripresa a ritmi più blandi, con un Sabbatini (grande partita la sua) a dirigere il centrocampo in modo da amministrare l’incontro, contro una compagine molto più attrezzata tecnicamente e fisicamente. Tuttavia gli ucraini, pur facendo possesso, non sono mai riusciti a far davvero paura ai ticinesi. L’occasione migliore per passare in vantaggio l’hanno invece avuta gli svizzeri quando, all’87’, Marić, di testa, ha colpito la traversa.

A fine partita, un Celestini soddisfatto ha risposto alle domande dei cronisti (Ti-Press): “Ottima prestazione, sotto tutti gli aspetti: sono orgoglioso dei miei giocatori. Meritavamo di più, ma purtroppo abbiamo preso due pali. Differenze con il campionato? Credo che se avessimo quei 4 punti in più, che avremmo meritato, oggi sarebbe tutto diverso, e non si metterebbe in discussione un lavoro di 10 mesi. Certo, facciamo fatica a segnare, però cerchiamo di giocare e, qualche volta, lo abbiamo fatto bene.”

“I gol che non arrivano? Mi preoccupo quando la squadra non arriva nei 16 metri avversari. Contro il Servette avevamo creato occasioni, oggi nei primi 25′ siamo arrivati alla conclusione tre o quattro volte, com’è accaduto diverse volte in altre partite. Non entra, però, ormai da troppo tempo. Ma dobbiamo avere fiducia e non demoralizzarci: anche oggi si è visto che i giocatori ci credono, cercano il gol continuamente e, prima o poi, sono certo che arriverà.”

Una buona prova, dunque: come accadde nel 2017, l’ambiente si augura che possa esserci la svolta. Celestini ci ha messo del suo, schierando un’inedita difesa a 4, con Lavanchy e Yao esterni difensivi e, soprattutto, col tridente d’attacco. Aratore è apparso in lieve ripresa, ma il migliore in attacco è stato Gerndt il quale, pur non essendo ancora al top, ha dato un importante contributo ai suoi. Il suo recupero appare fondamentale per questa squadra.

Il resto della squadra ha dimostrato solidità, nonostante qualche sbavatura. Grandissima la prova di capitan Sabbatini, che si sta davvero spendendo moltissimo per tenere a galla la compagine sottocenerina. Crediamo che Celestini, coraggioso ieri ad affrontare gli ucraini con un modulo offensivo, gli debba molto.

Ora, però, servirà dare continuità in campionato a queste prove. E, soprattutto, sono necessarie le reti. Qualche elemento non è apparso ancora in grado d’incidere in tutto l’arco dei 90′. La sfida sarà riportare tutto il gruppo a un livello atletico accettabile: come diceva ieri il tecnico bianconero, a fine partita, nel torneo elvetico è un aspetto fondamentale.

Finora, il Lugano è mancato sotto quest’aspetto, come ha dimostrato la partita di domenica e un’infermeria con tanti elementi fermati da infortuni muscolari. A Sion, domenica, contro un avversario incattivito da due sconfitte consecutive, bisognerà quindi correre. E fare gol.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.